Cento colpi al portafogli“Storia dei miei soldi” è un congegno irresistibile sui debiti e crediti di un’intera esistenza

Il romanzo di Melissa Panarello, edito da Bompiani e candidato al Premio Strega da Nadia Terranova, mette al centro un elemento essenziale delle nostre vite, ma così poco indagato nella letteratura, per restituirci la cifra di un dolore intimo e palpitante

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Sotto lo pseudonimo di Melissa P., Melissa Panarello esordisce a soli diciassette anni con Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire (Fazi Editore 2003), che subito diventa un caso letterario, un libro in forma diaristica dove la giovane autrice narra, infrangendo i muri di un solido tabù, il desiderio femminile, la scoperta del desiderio, il tramutarsi del corpo di un’adolescente e il tumultuoso accesso alla sfera del sesso. Seguono romanzi, saggi, podcast, rubriche su settimanali e partecipazioni in tivvù. 

Da alcuni anni, Panarello è anche un’agente letteraria. Il suo ultimo romanzo, Il primo dolore (La Nave di Teseo 2019), tesse la storia di due donne, molto distanti fra loro, che oltrepassano entrambe la soglia di chi è figlio e accoglie la vita per rinascere madre. Con Storia dei miei soldi (Bompiani), candidato al Premio Strega da Nadia Terranova, al centro c’è ancora una volta un sentimento istintivo e primordiale, oltre a un nucleo emotivo più che teorico, quello del possesso: delle cose, di un ruolo sociale o delle persone attraverso i soldi. 

A raccontarci la vicenda di Clara T., l’attrice che ha interpretato Melissa nel film tratto dal suo primo scandaloso romanzo, è l’autrice stessa. Lei la voce narrante, lei il termometro della vicenda, con la sua abilità nel dispensare al momento giusto alcune informazioni e censurarne altre, con la misura di chi è dentro la storia e al contempo ne resta al margine, lungo un piano extradiegetico in cui le riflessioni avvolgono sia la vita di Clara sia quella della scrittrice, l’attrito che la prima, alter ego e specchio deformante, produce sulla seconda. Non solo l’impianto narrativo costruito in modo da farci scivolare a piccoli passi dentro l’abisso di Clara, e a non poter fare a meno di parteciparvi in attesa della chiusura del cerchio, ma anche la grazia con cui Panarello si avvicina, nelle pagine come personaggio e nella scrittura come autrice, al soggetto della propria indagine fanno di questo romanzo un congegno irresistibile. 

Storia dei miei soldi ricorda a tratti Da una storia vera di Delphine de Vigan, fra le voci più belle della letteratura contemporanea, in cui l’autrice dopo un libro di successo in cui aveva messo a nudo i segreti della propria famiglia, incontra casualmente L., che da amica si trasforma in un incubo. Chi era, in quel caso, L.? Una sopravvissuta. Come tutti gli scrittori, in fondo. Stessa dinamica messa in scena da Panarello, dove al piano della vicenda si somma nel libro una lettura, forse volutamente parossistica, della così detta: autofiction. Quale sia il confine fra vita vera e invenzione non è mai interessante e non lo è neppure in questo romanzo che, tuttavia, centra l’obiettivo di smontare gli stilemi del genere e di rimontarli con il vezzo di chi ha sapienza artigianale, oltre che talento. 

C’è la vita di Melissa. Il successo, anche economico, che l’ha colta da appena maggiorenne e l’incedere degli anni, la costruzione di un’altra sé, che non smentisce per questo la ragazzina di allora, l’assemblarsi di una famiglia e il diventare madre, l’attesa di un secondo figlio. Soprattutto c’è lo sguardo che questa donna, ormai appacificata con la propria esistenza, getta su Clara in un perpetuo oscillare fra curiosità, indulgenza e il terrore di restare impigliata fra le maglie di una strana malia. 

Se le disgrazie degli altri possano influenzare la nostra serenità, costruita come sempre a caro prezzo, è la domanda che serpeggia sotto al tema principale: i soldi. Clara T., l’attrice che quindici anni prima è stata il doppio di Melissa P. nel film tratto dal suo esordio letterario, è una donna ancora bella, eppure come avvizzita. Dalla stanchezza e dalla vergogna. C’entrano i soldi che in passato ha posseduto: tanti, così costanti da sembrare certi e inesauribili. Poi invece il rovesciamento del caso. C’entra il bisogno di consegnare a un altro la propria storia. 

Melissa P. fu l’artefice dell’ingresso di Clara T. nel mondo del cinema, e adesso con quella ragazza ormai cresciuta, Clara intende condividere gli abusi che ha subito, i raggiri, tutti i tradimenti. È in questo binario che vanno a inserirsi i soldi, strumento di sopravvivenza per alcuni o per i più fortunati e capaci di autodeterminazione, e ora espediente letterario per permettersi un punto di vista. Il prisma attraverso cui inquadriamo il susseguirsi delle cadute che Clara sconta una volta arrivata al vertice – le prime incrinature, fino alla tragica caduta –, è quello del denaro posseduto, prestato, preteso, donato, dissipato. La mappa della sua esistenza si chiarisce tramite quest’unica visuale: facendole i conti in tasca. 

È qui che si svela la bravura di Panarello, nell’aver scelto un elemento essenziale delle nostre vite, ma così poco indagato nella letteratura, per restituirci la cifra di un dolore intimo e palpitante. L’angoscia dell’abbandono, l’incubo di non sentirsi amata, la mancanza dell’affetto materno e infine la rinuncia più penosa, quella del proprio figlio, s’incanalano per Clara in una successione dettata dalla presenza o dall’assenza dei soldi. Strumento d’analisi, dunque, fra le fila di un’osservazione che intende essere sempre schietta, cruda seppure tenera, dove non c’è spazio per la retorica né per gli orpelli.  «Essere investiti dall’urgenza di scrivere è come innamorarsi quando ormai si sono perse speranze e desideri, quando dopo tante delusioni vuoi solo startene a casa a ingrassare guardando serie tv e incontrare ogni tanto una buona amica». 

Non appena Clara punta i suoi occhi larghi su Melissa, torna ad accendersi nell’autrice una scintilla, il bisogno di sapere e di organizzare il racconto, quando si è riusciti a capire, in una forma. Le persone le conosci solo se conosci la storia dei loro soldi, ed «è innegabile che quella storia parli a tutti, perché sono i soldi a chiarire quanto siamo miserabili o regali e non per la quantità accumulata, ma per come li abbiamo spesi o persi e per come li abbiamo pretesi o sperperati».

Studiando gli estratti conto di una donna ormai in rovina, un fantasma che avrebbe potuto benissimo essere chi scrive di lei, l’autrice svela i debiti e i crediti di un’intera esistenza, con un tatto finora sconosciuto alla protagonista. Cresciuta in una famiglia dove non si sapeva amare e dove l’unica cosa che regolava i rapporti fra le persone erano i soldi, Clara dovrà attendere che si posi su di sé lo sguardo di una scrittrice pronta a usare qualsiasi stratagemma pur di inabissarsi nelle ferite della persona che intende raccontare. Lei, Clara. Noi. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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