Ban nazionaleLa Camera degli Stati Uniti approva una legge che potrebbe vietare TikTok

I deputati americani hanno votato a larghissima maggioranza il provvedimento che chiede all’azienda di separarsi dalla casa madre cinese, accusata di inoltrare dati personali degli utenti al governo di Pechino. L’alternativa sarebbe la messa al band dell’app. E ora la palla passa al Senato

AP/Lapresse

La Camera degli Stati Uniti ha approvato una legge che potrebbe portare al divieto dell’uso di TikTok nel Paese. Passata con una larghissima maggioranza – trecentocinquantadue voti favorevoli, sessantacinque contrari e solo un astenuto –, la misura arriva ora in Senato e, se approvata definitivamente costringerebbe TikTok a separarsi dalla sua società madre, la cinese ByteDance. L’alternativa sarebbe, appunto, un ban su tutto il territorio nazionale. ByteDance avrebbe sei mesi per vendere la piattaforma.

Negli Stati Uniti l’app è usata da circa centosettanta milioni di persone, ma l’azienda è accusata di minacciare la sicurezza nazionale. Non a caso lo stesso presidente Joe Biden la settimana scorsa aveva avvisato i membri del Congresso, dicendo che avrebbe immediatamente firmato se il disegno di legge se fosse passato.

Come spiega il Washington Post, molti membri del Congresso mettono in dubbio la formulazione di questa legge, sostenendo che potrebbe rappresentare una violazione dei principi costituzionali, prendendo di mira una singola azienda. «Voterò no alla vendita forzata di TikTok, questa legge è stata affrettata in modo incredibile, dalla commissione al voto in quattro giorni, con pochissime spiegazioni», ha detto Alexandria Ocasio-Cortez, esponente della sinistra dem.

Invece la deputata repubblicana Cathy McMorris Rodgers, membro della commissione che ha presentato il disegno di legge, stamattina aveva presentato così i lavori della giornata: «Oggi inviamo un messaggio chiaro che non tollereremo che i nostri avversari utilizzino le nostre libertà come armi contro di noi».

Sebbene TikTok sia registrato negli Stati Uniti e abbia sede a Los Angeles, «i suoi legami con il colosso tecnologico ByteDance fanno temere che l’app possa essere utilizzata dai funzionari del governo cinese per spiare gli americani, a partire dalle loro opinioni politiche», scrive Cristiano Lima-Strong sul Washington Post. ByteDance dice di non aver mai condiviso i dati degli utenti statunitensi con il governo cinese e non lo farebbe neanche dietro esplicita richiesta, ma queste dichiarazioni non hanno mai convinto del tutto.

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