«La mia madeleine è il sanguinaccio, la crema fatta di cioccolato e sangue di maiale appena ammazzato in maniera cruenta». Lo ha raccontato Antonio Pascale, giornalista e scrittore, nel talk con Emanuele Menietti, giornalista del Post, nel talk “Siamo cosa mangiamo?”, tenutosi nell’ultimo giorno del Festival Disquisito al Mercato Centrale di Torino.
«Il cibo attiva i ricordi», ha detto Pascale, che è anche ispettore al ministero dell’Agricoltura. «Ma guardo anche sempre il dietro le quinte, com’è stato prodotto il cibo. Forse mi interessa più del cibo in sé».
In un mondo in cui conosciamo il cibo attraverso il filtro dei supermercati, nei mesi scorsi invece abbiamo avuto un maggiore contatto con il mondo agricolo per via della protesta dei trattori per strada. Ma resta, nel senso comune, quell’idea che il cibo di una volta «era meglio», dice Pascale. «Tutti parlano del pane di una volta. Ma il pane di una volta non esiste. Abbiamo questo bias: l’innovazione in agricoltura viene vista come qualcosa che corrompe un certo sapere atavico, quando invece è fondamentale».
Pascale ha fatto l’esempio della «spandiletame», inventata negli anni Quaranta del Novecento. «Mio nonno lavorava la terra e usava il letame per concimare», ha raccontato, «ma non riusciva ad avvicinare nessuna donna perché gli puzzavano le mani di letame. Mio nonno si è sposato quando ha comprato la spandiletame». E poi è arrivato il trattore: «Mio padre ha studiato perché è arrivato il trattore, che faceva il lavoro di mio padre nei campi. Questa meccanizzazione non la consideriamo perché diamo più valore al passato in agricoltura che al presente. Ma non sappiamo davvero cosa era l’agricoltura in passato».
Pascale fa l’esempio del grano. «La storia del mondo si muove con la storia dell’agricoltura. Si può raccontare attraverso la storia del grano», ha detto. È il grano che «divide la storia del mondo in due Paesi: il Paese di Pinocchio e il Paese di Masterchef. Pinocchio è la storia di un Paese affamato, con un’alta mortalità infantile, in cui tutti aspirano ad andare nel Paese dei Balocchi dove tutto sia a disposizione di tutti. Adesso siamo nel Paese di Masterchef, pieno di abbondanza». Ma «quel bendidio che noi vediamo e ci sembra normale è il risultato di una innovazione recente». Nel Paese di Pinocchio l’aspettativa di vita era 35 anni, con una mortalità infantile di uno su tre-cinque. «Tutto cambia dalla seconda metà del Novecento perché il grano comincia a crescere di più e mangiamo meglio perché arrivano la chimica e la meccanizzazione grazie alle quali proteggiamo le colture. Grazie a questo passaggio epocale, accade che i bambini non muoiono più».
Oggi la popolazione del mondo è raddoppiata. Siamo otto miliardi. Certo, all’inizio abbiamo abbondato con la chimica e con i pesticidi, oggi si cercano dei rimedi per migliorare la natura in maniera sostenibile. Ma sui rimedi c’è ancora scarsa conoscenza e tanta ideologia. «Oggi il dibattito pubblico è concentrato tutto sul naturale», ha detto Pascale. «Abbiamo sempre in mente che la natura è perfetta e che qualsiasi intervento che facciamo la peggiora. Dobbiamo cercare di stare insieme dieci miliardi di persone nel mondo, cercando dei rimedi senza fare casini. Purché il rimedio non sia il pane di una volta!».
