Enfant terribleL’incontrollabile estro creativo di Jean Cocteau, unico e multiforme

Dal 13 aprile al 16 settembre, a Venezia, una mostra getterà luce sulla versatilità di un personaggio poliedrico senza mezzi termini, capace di spaziare tra discipline apparentemente inconciliabili

Courtesy of Collezione Peggy Guggenheim

Il 13 aprile debutta, tra le mura della Collezione Peggy Guggenheim (Dorsoduro 701, Venezia), la prima grande retrospettiva italiana dedicata all’artista francese Jean Cocteau (1889-1963), una delle figure più influenti e creative del Novecento. L’esposizione terminerà il 16 settembre.

Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere getta luce sulla versatilità di un personaggio che fin dagli anni dell’adolescenza ha sentito il bisogno di esprimere il proprio estro creativo nei modi più disparati, spaziando tra poesia e fotografia, ma anche attraverso il disegno, la gioielleria e la filmografia. La mostra, curata dall’artista e storico d’arte Kenneth E. Silver, raccoglie un consistente numero di lavori di Cocteau – oltre centocinquanta –, che permettono di approfondire il linguaggio artistico di una personalità spesso criticata per il suo carattere eclettico e poliedrico. 

Nato il 5 luglio 1889 a Maisons-Lafitte, vicino a Parigi, a soli diciannove anni Jean Cocteau debutta con la sua prima raccolta di poesie La Lampe d’Aladin (La lampada di Aladino), facendosi conoscere tra i principali rappresentanti della Belle époque parigina. Negli anni successivi si avvicina alle avanguardie e ispirato dalla musica del compositore e direttore d’orchestra russo Igor Stravinsky, nel 1913 realizza Le Potomak, una pungente composizione di prosa misto disegno, che laconica alterna viaggi onirici a riflessioni lucide. Scoppia la guerra e Cocteau parte per il fronte. 

Nel dicembre 1915 il convoglio di ambulanze alle quale era stato assegnato si stanzia per tre mesi a Coxyde, sul fronte belga. Sulle ambulanze, l’artista scrive Note aride sulla guerra che – affiancate agli scatti della sua Kodak – daranno vita a Discours du grand sommeil (Discorsi del grande sonno). Dopo gli anni della guerra Cocteau conosce Erik Satie, Pablo Picasso e Guillame Apollinare, con cui instaura un rapporto di amicizia. Dal nuovo legame nasce l’idea di dar vita a una corrente artistica che potesse unire diverse forme di espressione. Nasce così Parade, un balletto in un unico atto, rappresentato per la prima volta nel maggio 1917 e attualmente considerato uno degli elementi fondamentali che contribuirono alla nascita del surrealismo, termine comparso per la prima volta sul programma di sala del balletto. 

Nel 1929 Cocteau scrive Les enfants terribles (I bambini terribili), un romanzo passato alla storia per il racconto di un universo perverso, promiscuo e ribelle, che si opponeva a quello adulto e borghese. Una storia di adolescenza, che tra i protagonisti vede anche Gérard, Paul e Dargelos, ragazzi legati da un grande amore. Nel 1930 l’artista debutta come regista con il film surrealista Le sang d’un poète (Il sangue di un poeta); nel 1943 scrive la sceneggiatura di L’éternel retour (L’eterno ritorno). Negli anni successivi approfondisce le tecniche pittoriche e decora due cappelle. 

Jean Cocteau è unico e multiforme al tempo stesso, per via della sua concezione paradossale della creazione artistica: ogni opera si basa sull’idea che un talento riesca a dimostrare la sua originalità nel momento in cui prova imitare gli altri, e pur riuscendoci, non somiglia a nessuno. Si definiva poeta, ma anche romanziere, drammaturgo, critico, artista visivo, designer di moda, di gioielli, tessuti e regista capace di approcci inediti. La figura tumultuosa di Cocteau venne molto criticata dai suoi contemporanei: apparteneva all’establishment francese, ma aveva un atteggiamento eversivo nei suoi confronti. L’artista venne collocato in una posizione precaria nel panorama avanguardistico contemporaneo anche per l’esposizione pubblica della sua omosessualità – esplorata attraverso i suoi disegni – e la dipendenza dall’oppio, di cui non fece mai mistero. Jean Cocteau è stato un uomo del Rinascimento dei tempi moderni, un giocoliere che attraverso la sua arte è riuscito – a distanza di anni – a prendersi la rivincita sulla morale del tempo. «Coltiva sempre ciò che il pubblico ti rimprovera, perché quello sei tu», scriveva. 

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