Lottare per KyjivSolo la vittoria dell’Ucraina potrà garantire una pace sostenibile (anche in Europa)

In un incontro all'Istituto polacco di Roma, diversi esperti ucraini hanno analizzato la prospettiva al fronte, chiedendo aiuti militari, maggiori sanzioni contro il Cremlino e la confisca dei beni russi in Occidente

LaPresse

Solo una vittoria netta dell’Ucraina potrà garantire una pace sostenibile in Europa. Cedere il Donbas e la Crimea alla Russia in cambio di un cessate il fuoco come immaginato da Donald Trump nel suo surreale piano non più così segreto, non è una soluzione praticabile perché sarebbe il peggiore dei messaggi geopolitici.

Nella migliore delle ipotesi, Vladimir Putin sfrutterebbe il cessate il fuoco per radunare ancora più soldati e armi e riprovare dopo qualche mese una offensiva finale per controllare direttamente o indirettamente Kyjiv. Nella peggiore delle ipotesi, la Russia continuerebbe indisturbata la sua politica espansionistica attaccando altri paesi europei: Moldova, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia. La lista è lunga quasi quanto le ambizioni imperialiste di Putin che non ha mani nascosto di voler richiudere quella cortina di ferro distrutta dalla caduta del muro di Berlino nel 1989.

Qualunque sia questa pace sostenibile dovrà essere orientata verso tre obiettivi: l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione europea, la garanzia di sicurezza a lungo termine all’interno della Nato e la confisca dei beni russi per aiutare il riarmamento e la ricostruzione dell’Ucraina devastata da due anni di guerra. È questo il messaggio più forte che proviene dall’incontro a porte chiuse organizzato dall’Ambasciata polacca e quella ucraina a Roma, in collaborazione con la Federazione Italiana dei Diritti Umani e lo European Council on foreign relations. In questa tavola rotonda a cui ha assistito Linkiesta si sono alternati diversi esperti ucraini per capire qual è al momento la situazione sul fronte e quale prospettiva di pace potrà essere davvero sostenibile nel lungo periodo.

«L’invasione russa è un tema divisivo in Europa, come lo sono stati la crisi economica, migratoria e pandemica negli ultimi anni. Svedesi e polacchi hanno una opinione diversa da quella di italiani e greci. Solo il dieci per cento degli europei pensa che l’Ucraina possa vincere. Solo il ventinove per cento pensa che l’Ue abbia un ruolo positivo nella guerra. Il ventisette per cento pensa addirittura che abbia un ruolo negativo. L’aspetto più preoccupante è che al quarantaquattro degli europei tutto questo non interessa. Noi europei siamo abituati a parlare molto del nostro punto di vista, ma poco a immedesimarci nella resistenza degli ucraini», spiega Teresa Coratella dello European Council on foreign relations.

«Nel 2014 quando è iniziata la prima fase della guerra, il nemico degli ucraini era solo la Russia. Ma in questi anni il Cremlino ha consolidato una rete di relazioni con le autocrazie del mondo da cui riceve armamenti, eludendo le sanzioni occidentali: dai i droni kamikaze iraniani ai missili della Corea del Nord. Per questo è importante consolidare e aumentare le sanzioni occidentali per bloccare i rifornimenti alla Russia, anche attraverso paesi terzi. Senza quei chip e componentistiche non potrebbe continuare ad attaccare le infrastrutture cruciali ucraine. La foga russa la vediamo nell’attacco continuo alla città di Kharkiv per renderla invivibile. La spesa militare russa nel 2024 è del settanta per cento maggiore del 2023, questo dato non può essere sottovalutato. I paesi del G7 e Nato devono dare all’Ucraina almeno la stessa quantità di armamenti che Mosca ricevere per attaccarci. O la battaglia sarà impari. In particolare sono due gli elementi necessari al momento: il dominio dello spazio aereo che può essere garantito solo da velivoli occidentali e l’intelligence per prevedere gli attacchi aerei russi», spiega Hanna Hopko, membro del Consiglio di amministrazione e cofondatrice del Centro internazionale per la vittoria ucraina, presidente della Rete di difesa degli interessi nazionali “Ants”, esperta di advocacy sull’espansionismo russo e la guerra ibrida. 

Ph. Ambasciata della Repubblica di Polonia

Viaggiando in diverse città del mondo in questi mesi per scuotere l’opinione pubblica internazionale, Hopko ha spiegato di aver notato due visioni differenti nel mondo su una possibile fine dell’invasione russa. Molti paesi spingono per un veloce negoziato con Mosca perché secondo loro non ha senso lottare per l’Ucraina e ci sono già tante guerre a cui pensare. L’altra visione è capire che senza la vittoria ucraina non ci sarà una pace sostenibile. L’unico modo per contrastare l’imperialismo russo, garantendo allo stesso tempo la sicurezza europea è che l’Ucraina faccia parte al più presto della Nato. Hopko ha annunciato che entro un mese l’Ucraina invierà a Parigi la documentazione raccolta sui crimini di guerra russi per far dichiarare genocidio la deportazione di migliaia di minori ucraini in Russia. 

«Purtroppo non abbiamo il lusso di aspettare il risultato delle elezioni americane e sperare nel miglior candidato possibile per il nostro destino perché il momento cruciale sarà nei prossimi due mesi e riguarda la nostra sopravvivenza. Nonostante le difficoltà il morale è alto: l’ottantotto per cento degli ucraini crede che il paese possa vincere la guerra. Una opinione opposta a quella di molti europei. Questa fiducia non è figlia dell’ingenuità o dell’incapacità di guardare la realtà, ma frutto della fiducia guadagnata dalle forze armate in questi anni. Gli ucraini pensano di poter vincere perché finora hanno dimostrato di sapere resistere all’esercito russo che all’inizio sembrava inarrestabile, addirittura recuperando territori, andando ben oltre le aspettative occidentali», spiega Alyona Getmanchuk, fondatrice e direttrice del Centro Nuova Europa che ha lanciato un appello al governo italiano affinché negli incontri del G7 spinga per garantire una adeguata difesa aerea all’ucraina nel minor tempo possibile. «Se continueremo a posporre la vittoria dell’Ucraina per mancanza di aiuti occidentali, si allungheranno anche i tempi della ricostruzione e degli accordi già presi dalle imprese italiane per investire nel nostro paese». 

I bisogni del 2022 sono diversi da quelli del 2024 perché anche la natura dei combattimenti è cambiata. L’Ue sta migliorando la sua produzione industria bellica ma non in tempo per le esigenze ucraine. «Per questo confiscare gli asset russi in occidente è fondamentale: il Canada si è mostrato più proattivo in questo senso e secondo diversi legali giapponesi la confisca può essere fatta, ma deve essere condotta congiuntamente dai paesi del G7 in modo da essere efficace. L’Ucraina ha bisogno il prima possibile di quel denaro per rifornire la propria difesa, bisogna chiaramente collegare il meccanismo di sblocco dei fondi alle casse ucraine ed evitare che il paese sia ancora più indebitato con l’emissione di bond che rallenterebbero solo il processo», spiega Olena Halushka, capo del Consiglio di amministrazione e cofondatrice del Centro internazionale per la vittoria ucraina e membro del Cda dell’ONG ucraina “Centro d’azione anticorruzione”. 

«Le sanzioni per la violazione del price cap da parte della Russia sono positive, ma devono essere aumentate perché Mosca ricava ancora miliardi di rubli dalla vendita del petrolio, finanziando i suoi attacchi. Il modo più efficace per colpire il Cremlino è aumentare progressivamente le sanzioni collegandole al danneggiamento delle nostre infrastrutture energetiche. La Russia non attaccherebbe più le nostre centrali elettriche o dighe se capisse che a ogni attacco aumenterebbe esponenzialmente la tassazione verso le sue esportazioni. Quanto fatto dalla Russia nella centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia è inaudito e deve essere sanzionato. Bisogna mandare un messaggio ai dittatori di tutti il mondo che il diritto internazionale non può essere violato». 

La demografia non è un elemento a favore dell’Ucraina perché milioni di cittadini hanno abbandonato il paese e città strategiche come Kharkiv, Dnipro e Odessa, luoghi non occupati dalle truppe del Cremlino, ma dove non è più semplice, vivere, lavorare, spostarsi a causa dei continui attacchi. Ancora peggiore la situazione dei territori occupati, un’altra forma di guerra che non si combatte tra soldati, ma tra occupanti e cittadini che quando non vengono torturati o uccisi devono subire un vero lavaggio del cervello, specialmente a scuola dove i bambini devono studiare in libri di testo in cui l’identità e la storia ucraina è stata stravolta in una narrazione russofila. Questo è un aspetto da non sottovalutare per capire davvero la mentalità ucraina verso la guerra: cedere i territori occupati vorrebbe dire condannare i propri connazionali a un futuro simile a quello sotto l’Unione sovietica.

E a chi propone di cedere Donbas e la Crimea in cambio del cessate il fuoco, Hopka risponde: «Alla vigilia della seconda guerra mondiale si diceva “Chi morirà per Danzica” come se la guerra riguardasse solo Germania e Polonia. Poi quella invasione ha portato la guerra per tutti gli altri europei. Per l’Ucraina è lo stesso. Ditemi voi quale paese europeo sarebbe preparato a un cyberattacco alle proprie infrastrutture energetiche o alle tattiche terroristiche russe? Il piano di Trump o la proposta simile del Papa sembrano un deja vù: Minsk 1 e 2 quando il mondo chiedeva una tregua con la Russia. Come possiamo fare pace con un paese che ha commesso un genocidio, che da dieci anni occupa la nostra terra e con un dittatore come Putin che al momento ha subito un mandato di cattura dalla corte europea dei diritti umani», chiarisce Hopka. Inoltre gli ucraini hanno tenuto oltre duecento incontri diplomatici con la Russia per cercare un accordo, tutti falliti per volontà del Cremlino.

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