Prendi i soldi e scappaIl club di calcio europei sedotti e abbandonati dagli oligarchi russi

Vitesse e Schalke 04 retrocessi, Bournemouth ed Everton in crisi. La situazione dei club dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la cacciata degli investitori amici di Putin è disastrosa

AP/Lapresse

Sette anni fa vinceva incredibilmente la Coppa d’Olanda, il primo e finora unico trofeo della sua storia. Nel 2021 tornava in finale di coppa e chiudeva al quarto posto in campionato. Oggi, il Vitesse è aritmeticamente retrocesso in seconda divisione, dopo trentacinque anni ininterrotti nella massima serie Eredivisie. Un tracollo improvviso che ha ragioni economiche ed essenzialmente geopolitiche: il rapido declino del club di Arnhem è dovuto alla guerra in Ucraina e alle sanzioni dei governi dell’Europa occidentale contro gli oligarchi russi vicini a Vladimir Putin.

Nell’ultimo decennio, il Vitesse è diventato un caso esemplare dell’estensione del potere dei capitali russi nel calcio occidentale, facendo molto discutere per via dei legami mai ufficialmente chiariti (ma alquanto indiscutibili) tra la sua proprietà e Roman Abramovich, ormai ex proprietario del Chelsea e a lungo indicato con un uomo di fiducia del presidente russo.

Ma in realtà il club olandese rappresenta solo la punta di un iceberg: i rapporti tra il potere imprenditoriale russo e il mondo del pallone dell’Ovest sono stati molto più ampi, e le conseguenze della politica internazionale gravano oggi su non poche società europee.

L’epoca dei sogni ad Arnhem è iniziata nel 2010, quando la società venne acquistata da un ex-calciatore georgiano, Merab Jordania, divenuto poi imprenditore e, per sua stessa ammissione, amico stretto di Abramovich, che invece possedeva il Chelsea già da sette anni. Non ci volle molto per accorgersi che quell’amicizia comportava anche una collaborazione in ambito sportivo: da allora, il club inglese iniziò a inviare periodicamente alcuni suoi giovani giocatori in prestito in Olanda, trasformando di fatto il Vitesse in una sua succursale.

L’evoluzione della società olandese è stata piuttosto curiosa: nel 2013, Jordania cedeva il club al russo Alexander Chigirinsky, anche lui vicino ad Abramovich. Cinque anni dopo, un altro passaggio di proprietà, di nuovo a un imprenditore russo proveniente dagli stessi ambienti e già azionista del club dal 2016, Valery Oyf.

Con la guerra in Ucraina, tutto è cambiato: Abramovich è stato costretto a lasciare il Chelsea, e i legami tra gli oligarchi russi e i club di calcio hanno iniziato a far discutere e a sollevare domande anche in Olanda. Oyf ha messo la società sul mercato, ma finora nessuno si è ancora fatto avanti per acquistarla.

Non stupisce: il Vitesse dovrebbe avere almeno diciannove milioni di euro di debiti, che non sono pochi nel calcio olandese. La cifra, però, potrebbe essere anche più alta, dato che non si capisce l’effettivo apporto dei fondi russi alle finanze della società. Un’indagine condotta dal Guardian ha messo in evidenza come Abramovich abbia controllato, e probabilmente controlli ancora, il Vitesse, e questo ha innescato delle indagini anche in Olanda che, per il momento, hanno portato a diciotto punti di penalizzazione in classifica. Il club è ultimo nella Eredivisie, ma la verità è che sarebbe retrocesso anche senza la penalizzazione, e in generale è in caduta libera dal 2022: l’anno scorso aveva chiuso al decimo posto in campionato, il peggior risultato dal 2011.

L’impatto della guerra in Ucraina sulla stabilità delle squadre di calcio degli oligarchi dell’Est è stato drammatico. Il Vitesse rischia seriamente di non vedersi rinnovata la licenza per le competizioni nazionali, che significherebbe il fallimento di un club che esiste fin dal 1892. Il Chelsea, bene o male, può dormire invece sonni tranquilli: Abramovich lo ha ceduto allo statunitense Todd Boehly a fine maggio 2022, e di seri problemi economici oggi non c’è traccia (anche se a livello sportivo i tifosi dei Blues sorridono decisamente molto meno, visti i recenti risultati).

In Germania, lo Schalke 04, un tempo tra le società più importanti della Bundesliga e sponsorizzato da Gazprom fino all’invasione dell’Ucraina, è da poco retrocesso in seconda divisione per la seconda volta nell’arco di tre stagioni e ha debiti per centosessantacinque milioni di euro. Più simile a quella della Chelsea la situazione di un altro club della Premier League, il Bournemouth, che nel dicembre 2022 è stato venduto dal russo Maxim Demin all’americano Bill Foley: i debiti della società sono ancora cospicui, ma per ora sembra che la nuova proprietà sia in grado di gestire la situazione senza rischi. In Francia, poi, da gennaio è noto che Dmitry Rybolovlev sta cercando acquirenti a cui cedere la maggioranza delle quote del Monaco. Quest’ultima situazione è però particolare, dato che Rybolovlev non è attualmente sotto sanzioni da parte dell’Unione Europea, per cui la sua inclusione tra gli oligarchi russi è discutibile.

Di sicuro, la situazione peggiore è però quella dell’Everton. Il club di Liverpool sta facendo discutere in questi giorni per la complicata cessione al fondo statunitense 777 Partners, attualmente accusato di frode e New York, ma in realtà i problemi del club sono iniziati già nel 2022. La guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni contro gli oligarchi hanno colpito il principale sponsor della società, l’imprenditore russo-uzbeko Alisher Usmanov, uno degli uomini più vicini a Putin. Senza più il suo sostegno economico, il proprietario Farhad Moshiri si è ritrovato a dover gestire un buco da trecentocinquanta milioni di euro, che sta trascinando l’Everton verso la bancarotta o, in alternativa, tra le mani di un nuovo proprietario dalla dubbia affidabilità.

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