Processione di voltiL’intimità spudorata e autentica condivisa dai ritratti

«Quando guardo il soggetto so già che sarà altro quando scatterò e, per questo, mi preparo a conoscere qualcuno di diverso da chi ho vicino», racconta a Linkiesta Etc la fotografa e performer Lucrezia Testa Iannilli

Courtesy of Lucrezia Testa Iannilli

Che cos’è un ritratto? Il ritratto non è solamente la rappresentazione di un viso. Alcuni fotografi scelgono di accompagnare la persona passo dopo passo, clic dopo clic per cercare di rappresentare il più possibile la realtà. Altri preferiscono il confronto, il faccia a faccia, la contrapposizione tra l’immagine che colui che viene ritratto vuole dare di se stesso e l’immagine che il fotografo vuole creare di lui. 

«Il ritratto», racconta Lucrezia Testa Iannilli, «non racconta mai una verità, ma la dice lunga su tante, a volte troppe, cose. Quando guardo il soggetto so già che sarà altro quando scatterò e, per questo, mi preparo a conoscere qualcuno di diverso da quello che ho vicino. Il bello è che spesso è proprio il soggetto a non riconoscersi, a non essere pronto a se stesso». Il ritratto diventa un punto di vista, quello del fotografo.

Courtesy of Lucrezia Testa Iannilli

Il ritratto è sempre il risultato di una contesa tra due individui e lo spettatore non fa che cercare di immaginare l’identità di colui che viene rappresentato. I fotografi, per esempio, di cui riconosciamo lo stile al primo sguardo sono gli stessi che nel ritratto riportano loro stessi, e in questo modo ogni ritratto diventa un autoritratto.

«Il ritratto ci perseguita», scrive Italo Zannier. Quotidianamente assistiamo a una processione interminabile di volti, tutti tendenti a esprimere un ruolo secondo mode, costumi e stravaganze. Ogni individuo costruisce il ritratto di se stesso o di quello che vorrebbe sembrare. Nella realtà quotidiana il fotografo sceglie un ruolo per il soggetto, coerente con l’intenzione espressiva dell’autore, a volte fino ad esprimere una vera e propria ideologia. 

Courtesy of Lucrezia Testa Iannilli

Ogni immagine è il ritratto di una situazione che ha un passato e un futuro, espresso da uno sguardo o da un gesto. Qual è il senso del ritratto? Cosa indaga Lucrezia? «Desidero oltrepassare i confini del visibile attraverso la tensione del gesto. Mi piacerebbe S-velare», afferma la fotografa. Letteralmente entrare in contatto, condividere un’intimità spudorata e terribilmente autentica, vivere insieme e intrappolati dall’empatia. Contenuti acquisiti tanto dalla storia della fotografia e da autori quali Nan Goldin e Sally Mann, quanto da un pomeriggio trascorso al bar del paese in cui vive.

Courtesy of Lucrezia Testa Iannilli

Chi è Lucrezia Testa Iannilli 
Lucrezia Testa Iannilli è una fotografa e performer che lavora con strumenti interdisciplinari. Installazioni in spazi decontestualizzati utilizzando il corpo umano e animale per creare dissonanze cognitive. Attualmente sta lavorando a un progetto a lungo termine: “Una Pura Formalità”. Un’investigazione evocativa e trasversale delle debolezze e delle criticità del settore artistico soprattutto per quanto riguarda la sfera relazionale.

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