Agenda 2029L’Unione europea deve ridurre i gas a effetto serra in modo più efficace ed economico

Secondo uno studio del Centro per le politiche europee la soluzione al problema della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio deve essere una priorità assoluta per l’Ue

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Affinché la protezione del clima abbia successo, il Centro per le politiche europee (Cep) ritiene che l’Unione europea debba ridurre i gas a effetto serra in modo più efficace ed economico in futuro. La minaccia di spostare la produzione e le emissioni in Paesi terzi a causa della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio danneggia sia l’economia europea che il clima globale. Il Cep individua strumenti efficaci che dovrebbero essere in cima all’agenda dell’UE per il periodo 2024-2029.

È importante conciliare gli obiettivi climatici a lungo termine dell’Unione europea di decarbonizzazione e neutralità climatica con la garanzia di forniture energetiche a prezzi accessibili per i cittadini e le imprese. «Questo è l’unico modo per proteggere la competitività internazionale dell’industria europea», afferma l’esperto di clima del Cep Götz Reichert, autore dello studio insieme a Martin Menner e Svenja Schwind.

I ricercatori chiedono che la soluzione al problema della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio diventi una priorità assoluta per l’UE, soprattutto per l’industria delle esportazioni. La rilocalizzazione delle emissioni di carbonio minaccia la creazione di valore e di posti di lavoro, la prosperità e la pace sociale nell’UE. Inoltre, «mina la politica climatica dell’UE aumentando le emissioni globali di gas serra», sostiene Menner.

Secondo Menner, «la tariffazione del carbonio attraverso lo scambio di emissioni è ecologicamente più efficace ed economicamente più efficiente rispetto ai requisiti dirigisti e ai costosi sussidi. Lo scambio di quote di emissioni nell’UE deve quindi essere esteso ad altri settori, alleggerendo allo stesso tempo l’onere delle imprese e dei cittadini con le sue entrate. A livello internazionale, può essere un punto di partenza per la cooperazione urgentemente necessaria con i Paesi terzi», sottolinea l’esperto del Cep.

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