RitornelloMelodie che danno gioia e calici che danno gusto

Possiamo affezionarci all’armonia di un motivo musicale, anche senza conoscere appieno il significato delle parole che lo accompagnano. Lo stesso vale per tutte le informazioni tecniche, territoriali e organolettiche che caratterizzano un vino

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Tra i numerosi canti corali appartenenti all’ampio repertorio del compositore vicentino Bepi De Marzi, quello che mi piace di più si intitola “Balla Marietta” e si regge su una fitta tessitura vocale. Mentre una parte del coro ritma senza sosta «Balla Marietta, balla, che quando balli tutti i belli ballano la bà», un’altra esegue con voce squillante il ritornello «Ballerai Marietta, ballerai sul tabià».

A dire il vero, a lungo non ho saputo che cosa sia il tabià, ma non avvertivo l’esigenza di approfondire, perché mi bastava il ricordo festoso della musica. Aver successivamente appreso che, sulle Dolomiti, il tabià è il fienile di legno delle case contadine, non ha spostato di una sola virgola il mio originario apprezzamento per la melodia.

Vorrei proporti di tenere il medesimo atteggiamento quando ti trovassi a bere un vino che ti piace per la lieta armonia che trasmette, ma te ne sfuggisse qualche minuzia enologica o qualche dettaglio aromatico.

Non credo che la carenza o il possesso di simili informazioni possa modificare il tuo piacere. Infatti, è assai raro che la tensione ossessiva a voler spiegare ogni singola sfaccettatura della vita – come alcuni si ostinano a fare – conduca alla felicità. Lascia che la vita scorra, bevila a piccoli sorsi gioiosi.

Vino consigliato

Vino Bianco Frizzante “Pedevendo”, Firmino Miotti

Bevvi golosamente un bicchiere di questo vino frizzante per accompagnare il panino con il salame, che mi ero preparato per merenda. Si trattò di una pausa felice di una giornata estiva. Finito il vino e il pane, seppi che Pedevendo è il nome di un’uva rarissima, di cui restano poche vigne in un angolo della provincia di Vicenza. Anche se non l’avessi saputo, me ne sarei comunque versato un secondo calice.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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