Propagandisti da corteoIl Sudafrica dimostra di non voler salvare i palestinesi, ma solo punire Israele

Le accuse nella nuova richiesta processuale all’Aia sono scollegate dalla realtà, a dimostrazione che l’unico obiettivo è far scomparire lo Stato ebraico dalle cartine

AP/Lapresse

Se il Sudafrica, nella sua nuova richiesta processuale all’Aia, pur senza rinunciare neppure a un pizzico di aggressività accusatoria avesse speso anche solo una parola per riconoscere il diritto di Israele di difendersi, probabilmente avrebbe trovato un credito non confinato alle curve filoterroriste che ne sostengono ciecamente l’azione.

Se il Sudafrica, nello snocciolare i dati del “genocidio” forniti dagli autori del 7 ottobre, avesse anche solo menzionato gli ostaggi israeliani, dedicando loro trenta secondi nell’arco di due ore di requisitorie, avrebbe forse perduto qualche consenso presso il pacifismo “dal fiume al mare”, ma non avrebbe rappresentato la versione togata delle platee che assistono allo spettacolo dei volantini degli ostaggi “rimossi e deposti nel cestino” da Amnesty International.

Il Sudafrica avrebbe potuto denunciare tutti, dal primo all’ultimo, i presunti crimini israeliani e avrebbe potuto insistere per l’emissione, dalla prima all’ultima, delle misure cautelari richieste contro Israele, senza rinunciare a riconoscere, come invece ha fatto, che Israele aveva e ha il diritto di neutralizzare chi vuole distruggerlo non a suon di carte bollate, ma prendendo gli israeliani dai sei mesi ai novant’anni e sgozzandoli uno a uno.

Avrebbe potuto chiarire, il Sudafrica, ciò che si chiede di chiarire agli avversari di Israele dal pomeriggio del 7 ottobre: e cioè se pretendono che Israele non combatta chi vuole distruggerlo perché c’è un alto rischio di coinvolgere troppi civili innocenti o se, al contrario, sostengono che Israele non abbia il diritto di difendersi in nessun modo perché gli eccidi del Sabato Nero dopotutto «non vengono dal nulla», come dice il segretario generale dell’Onu.

Avrebbe potuto dare almeno la sensazione, il Sudafrica, di tenere più alla salvezza dei civili palestinesi che alla condanna del carnefice israeliano, ma ha fatto esattamente il contrario delegando i propri officianti a ripetere le rimasticature dei comunicati a firma “Dismantle Israel” e a rammostrare i frullati di dati falsi confezionati nell’interesse di chi riceve denaro per ogni fanciullo martire.

Avrebbe potuto fare la figura, il Sudafrica, di un ricorrente in un’aula di giustizia, mentre ha fatto quella del propagandista in corteo.

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