Europa, RussiaIl riallineamento della destra non promette nulla di buono

La richiesta del filorusso Viktor Orbàn di far entrare il suo partito (Fidesz) nel gruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr) di Meloni mostra una certa ambiguità e contraddizione interna nei gruppi sovranisti che non fa ben sperare, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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A pochi giorni dalle elezioni, tutta Europa continua a interrogarsi sulla vera identità, e dunque sulle future scelte, di Giorgia Meloni. La domanda è sempre la stessa: all’indomani del voto farà parte della maggioranza socialisti-popolari-liberali a sostegno della riconferma di Ursula von der Leyen, dividendo il fronte della destra radicale, o preferirà al contrario la strada del gruppo unico con Marine Le Pen e Matteo Salvini? La posizione di Von der Leyen, favorevole all’accordo, è nota, e ovviamente non disinteressata, ma anche autorevoli testate internazionali hanno invitato le forze europeiste a non fare tanto le schizzinose e ad approfittare dell’occasione per dividere il fronte populista.

Per chi fosse interessato ad approfondire queste argomentazioni, ne ho già parlato qui. Ci torno oggi perché un articolo del Financial Times segnala un fenomeno che mi pare degno di nota, sia perché consente di allargare un po’ il quadro all’interno del quale si svolgono le manovre di cui sopra, sia perché, in quel quadro, mi pare si capiscano meglio anche certe recenti prese di posizione del governo italiano sull’uso delle armi occidentali in Ucraina. Posto che la campagna elettorale europea e la possibile vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane di novembre spiegano già quasi tutto.

Scrive il Financial Times che i partiti nazionalisti europei cominciano a sorvolare sulle (passate?) divergenze attorno alla Russia. Il riferimento è alla richiesta avanzata da Viktor Orbán di entrare con il suo partito (Fidesz) nel gruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr). Come è noto, pur avendo formalmente condannato l’invasione russa dell’Ucraina, Orbán è di fatto un cavallo di Troia di Putin in Europa. Si è detto contrario agli aiuti militari e finanziari a Kyjiv, alle sanzioni contro la Russia, all’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato, all’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. E ovviamente ha fatto ben poco per ridurre la dipendenza energetica del suo paese da Mosca.

Il punto che mi pare più interessante però è quanto il Financial Times scrive a proposito dei sovranisti polacchi, autorevoli membri del gruppo Ecr, da tempo indicati da Meloni come modello di una destra sovranista ma al tempo stesso fermamente atlantista (a differenza di Salvini, Le Pen e gli altri populisti-putiniani del gruppo di Identità e democrazia): «Finché il Pis era al potere a Varsavia, fino alla fine dell’anno scorso, ha aumentato le spese per la difesa e si è posizionato come uno dei più forti sostenitori dell’Ucraina. Ora all’opposizione, gli ultraconservatori polacchi sono più aperti a un riavvicinamento con le colombe russe, a cominciare da Fidesz».

In proposito, la dichiarazione di Nicola Procaccini, copresidente del gruppo dei Conservatori e riformisti (ed esponente di Fratelli d’Italia), è a metà tra la post verità e la pura e semplice spudoratezza: «Non possiamo avere amici di Putin nel nostro gruppo, ma non credo che Viktor Orbán sia amico di Putin». Soluzione che ricorda quella del prete che non voleva violare il precetto di mangiare magro di venerdì: ego te baptizo piscem.

Ma la parabola dell’atlantismo dei sovranisti polacchi, subito attenuatosi con il passaggio all’opposizione, ricorda molto da vicino quello dei populisti del Movimento 5 stelle (che in merito hanno fatto andata e ritorno, in perfetta coincidenza con il loro passare prima dall’opposizione al governo e poi dal governo all’opposizione). Ma se a novembre Trump dovesse tornare alla Casa Bianca, per i populisti di Fratelli d’Italia non credo che occorrerebbe aspettare il ritorno all’opposizione. Le forze europeiste farebbero bene a tenerne conto sin d’ora.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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