Mangia, prega, votaIl secolo indiano, le sfide geopolitiche e la grande opportunità per l’Occidente

La più grande democrazia del mondo può ritagliarsi un ruolo dal leader del Global South e di alternativa democratica nell’Indo-Pacifico all’espansionismo cinese

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Questo è un articolo dell’ultimo numero di Linkiesta Paper – La democrazia in India, in edicola a Milano e Roma e ordinabile qui.

L’India è la più grande democrazia del mondo, la «madre della democrazia» come dice il primo ministro Narendra Modi, e in questo numero speciale di Linkiesta Paper ne celebriamo l’incredibile processo elettorale, cominciato il 19 aprile e terminato il primo giugno, pubblicando contributi di esperti indiani, di un alto diplomatico italiano come Francesco Talò e dell’ex sottosegretario agli Esteri, nonché instancabile globetrotter della democrazia, Gianni Vernetti.

L’India però non è solo il più gigantesco esperimento democratico del pianeta, con quasi un miliardo di aventi diritto al voto, ma è anche uno degli attori geopolitici ed economici più interessanti di questo secolo e meno conosciuti nel nostro emisfero. Delhi è il leader del Global South assieme a Pechino, ed è un Paese certamente critico del Nord globale, per ragioni storiche, culturali e geopolitiche, ma è anche l’anello di collegamento democratico con il vecchio Occidente. L’ascesa politica ed economica dell’India rassicura il mondo libero che guarda con timore l’espansionismo cinese, ma allo stesso tempo preoccupa per un regresso democratico registrato negli ultimi anni, sebbene sia stato accompagnato da una maggiore efficienza amministrativa e di governo.

Un’altra questione da approfondire è la forte identità nazionale indiana che impatta sulla politica estera del Paese, al momento non ancora guidata dall’idea che promuovere la democrazia protegga sia l’interesse nazionale sia la comunità internazionale. Le credenziali democratiche dell’India, però, sono una garanzia da coltivare, così come il ruolo di Delhi nell’alleanza Quad con Australia, Giappone e Stati Uniti volta a mantenere un Indo-Pacifico libero, anche dalle minacce cinesi.

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