In the eye of the storm La mostra sul modernismo in Ucraina che racconta il suo carattere paneuropeo

Le sessantacinque opere dell’esibizione inaugurata a fine giugno alla Royal Academy of Arts di Londra esplorano il movimento artistico che si è sviluppato sullo sfondo del crollo degli imperi, della Prima Guerra Mondiale, della lotta per l’indipendenza

David Burliuk, Carosello, 1921, Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina

«“In the eye of the storm è anticonformista, ribelle, è un progetto educativo più che diplomatico che si oppone alla narrazione del Cremlino. È l’occhio del ciclone del modernismo europeo. È un’anti-propaganda a tinte arancio e viola», dice a Linkiesta Katia Denysova, storica dell’arte specializzata in modernismo ucraino, studi decoloniali e postcoloniali, arte e identità nazionale e co-curatrice della mostra inaugurata sabato scorso alla Royal Academy of Arts di Londra.

“In the eye of the storm. Modernism in Ukraine (1900-1930)”, a oggi la mostra più completa sull’arte moderna in Ucraina, riunisce 65 opere, molte delle quali in prestito dal National Art Museum of Ukraine e dal Museum of Theatre, Music and Cinema of Ukraine. Tra gli artisti ci sono Alexander Archipenko, Sonia Delaunay, Alexandra Exter e Kazymyr Malevych, ognuno dei quali ha lasciato un segno indelebile sul modernismo in Ucraina e sullo sviluppo della scena artistica europea all’inizio del ventesimo secolo.

 

Alexandra Exter, Tre figure femminili, 1909-10, Museo nazionale d’arte dell’Ucraina

Divisa in sei sezioni tematiche, la mostra racconta il tentativo degli artisti ucraini di produrre uno stile nazionale riconoscibile e ottenere l’indipendenza e l’autonomia culturale ucraina. 

«L’idea di organizzare questa mostra c’era già da tempo, ma dopo l’invasione russa non abbiamo avuto alcuna esitazione», aggiunge Denysova, che parla dell’intero progetto artistico come di una missione diplomatica ed educativa. «Nel febbraio 2022 abbiamo iniziato subito a contattare vari musei in Europa e ora eccoci qui. Sono ormai due anni che la mostra viaggia per il Continente. La nostra è una missione diplomatica ed educativa. Non basta proteggere le opere d’arte e portarle fuori dal territorio ucraino. Bisogna contrastare la narrazione del Cremlino, creare un’anti-propaganda, mostrare che abbiamo una nostra storia, una nostra arte, una nostra cultura, e “In the eye of the storm” non è altro che una dichiarazione politica di tutto ciò».

 

Oleksandr Bohomazov, Affilando le seghe, 1927 (Museo Nazionale d’Arte dell’Ucraina)

Il movimento modernista in Ucraina si è sviluppato sullo sfondo del complicato contesto socio-politico della Prima Guerra Mondiale, del crollo degli imperi, delle rivoluzioni del 1917 con la conseguente breve indipendenza della Repubblica Popolare Ucraina (1917-20) e l’eventuale fondazione dell’Ucraina sovietica nel 1922. Nonostante questi tumulti politici, il ventesimo secolo fu un periodo di audaci sperimentazioni artistiche e letterarie e di una vera fioritura nell’arte, nella letteratura, nel teatro e nel cinema ucraini. Quell’humus sociale, politico e culturale ha contribuito a un vivace amalgama di incontri, una fusione di elementi ucraini, polacchi, russi ed ebrei che hanno creato un profilo culturale distinto .

 

Alexandra Exter, Composizione, 1912 (Museo Nazionale d’Arte dell’Ucraina)

«A cavallo del ventesimo secolo, quando le terre ucraine erano divise tra l’impero russo e quello austro-ungarico, a nessuna città ucraina era consentito avere una propria accademia d’arte. Ciò costrinse gli aspiranti artisti a trasferirsi altrove per completare i loro studi. Quelli provenienti dall’Ucraina controllata dalla Russia inizialmente si laurearono principalmente all’Accademia imperiale di San Pietroburgo, ma la loro attenzione si spostò sempre più verso le capitali europee, come Monaco e Parigi», aggiunge Denysova, evidenziando l’unicità e la particolarità del contesto ucraino. 

Ripercorrendo il movimento cubo-futurista, quando i giovani artisti ucraini combinarono elementi di diverse tendenze radicali che avevano incontrato nelle capitali dell’Europa occidentale, e la Kultur Lige, organizzazione culturale fondata a Kyjiv nel 1918 per promuovere una sintesi della tradizione artistica ebraica e dell’avanguardia europea, la mostra evidenzia il carattere paneuropeo e multiculturale del Paese. Secondo la curatrice, la disposizione dell’esposizione non fa altro che riflettere questa volontà di mettere in luce le interazioni tra l’Ucraina e il resto dell’Europa. 

«Il movimento modernista ucraino non è altro che l’espressione del carattere paneuropeo che il Paese ha da sempre avuto. La maggior parte degli artisti modernisti, da Alexandra Exter a Sonia Delaunay, che prende il cognome proprio dal marito e pittore francese Robert Delaunay, si è formata nell’Europa occidentale, ha studiato in Spagna, in Italia, è stata influenzata dal futurismo di Boccioni, di Carrà», dice Denysova. «Non volevamo concentrarci solamente sull’Ucraina, ma mostrare la globalità del movimento modernista ucraino che sì, si è originato qui, ma si è formato, ampliato, ingrandito nel resto dell’Europa. Per questo la mostra si chiama “Modernismo in Ucraina” e non “Modernismo ucraino”».

 

Tymofii Boichuk, Donne sotto l’albero di mele, 1920 (Museo Nazionale d’Arte dell’Ucraina)

Questo momento di paneuropeismo si interrompe nel 1921. Dopo quasi cinque anni di sanguinosa guerra d’indipendenza ucraina: l’Armata Rossa bolscevica sconfisse le forze nazionali ucraine e venne fondata la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina con Kharkiv come capitale. Nel 1923, le autorità sovietiche introdussero la politica nota come ukrainizatsiia (ucrainizzazione), una concessione ideologica per placare il sentimento nazionale locale. Questa politica consentì un certo livello di autonomia culturale nella Repubblica, facilitando lo sviluppo della lingua e della cultura ucraina. Per il decennio successivo, l’intellighenzia ucraina partecipò all’ambizioso progetto di creare una nuova identità culturale che fosse sia ucraina sia sovietica. La politica dell’ukrainizatsiia ebbe però vita breve, e fu ridimensionata negli anni ’30, quando i temi sovietici arrivarono a dominare tutte le sfere della produzione artistica e il realismo socialista fu introdotto come unico stile ufficiale da praticare nell’Unione Sovietica, ponendo di fatto fine alla sperimentazione modernista.

«Durante le purghe dell’intellighenzia ucraina, centinaia di scrittori, registi teatrali e artisti, tra cui Mykhailo Boichuk, Mykola Kasperovych, e Vasyl Sediar, furono etichettati come “nazionalisti borghesi” e giustiziati. Negli anni ’60 e ’70, i paesi occidentali riscoprirono l’arte rivoluzionaria del tardo Impero russo e del primo periodo sovietico. Da allora, gli artisti nati o residenti in Ucraina sono stati considerati sotto il termine monoetnico generico di “avanguardia russa”, eppure la loro sperimentazione artistica è stata parte integrante dello sviluppo della cultura ucraina. La mostra si propone di contribuire all’evoluzione degli studi attorno a questa svista storica, vuole riconoscere le complesse identità degli artisti nel contesto della storia dell’arte ucraina. Ed è per questo che abbiamo privilegiato la grafia ucraina dei nomi degli artisti esposti», conclude Denysova. 

 

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