Tragedia grecaIl tramonto politico di Syriza

La coalizione di sinistra radicale guidata in passato dall’ex premier Tsipras è stata ormai largamente superata nei sondaggi dal partito socialista Pasok. La causa del crollo è dovuta al nuovo leader Kessalakis, ancora più divisivo dei suoi predecessori

LaPresse

Un recente sondaggio, realizzato alla fine di agosto da Interview/Politic, ha evidenziato come il Partito Socialista Ellenico (Pasok) abbia nettamente superato Syriza, la coalizione di sinistra radicale in passato al potere con l’ex premier Alexis Tsipras. Il centrosinistra moderato si attesta, infatti, al quattordici per cento dei voti mentre Syriza è al 9.9 per cento dei consensi. Si tratta del maggior distacco tra i due movimenti dalle elezioni legislative del giugno 2023 a oggi e, anche se tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2024 alcuni sondaggi  avevano visto il Pasok primeggiare su Syriza, si tratta di un dato sostanziale. I Socialisti  sono stati, per decenni, il partito egemone della sinistra greca ma la disastrosa crisi economica iniziata nel 2009 e ricaduta in buona parte sulle loro spalle sembrava averne decretato la morte politica. 

La parabola ascendente di Syriza, in buona parte dovuta al carisma dell’ex premier Tsipras, sembra però giunta al termine e una parte del bacino di voti progressista è tornato dai moderati. La responsabilità è, almeno in parte, del nuovo leader di Syriza Stefanos Kessalakis, una figura divisiva eletta alla guida del partito nel settembre 2023.

L’ex uomo d’affari è stato contestato sin dal primo giorno e le divergenze interne hanno portato al grande divorzio a sinistra nel novembre 2023 con la scissione di una fazione di estrema sinistra guidata dall’ex ministro dell’Economia Euclid Tsakalotos. Kasselakis, che non aveva legami con Syriza prima della sua candidatura alle elezioni del 2023, è stato criticato, come ricordato da Ekathimerini, per il suo stile comunicativo “post-politico” e mediatico volto ad attrarre nuovi elettori.

Negli ultimi giorni sono emersi nuovi problemi quando Pavlos Pollakis, un politico influente di Creta che aveva caldeggiato l’elezione di Kasselakis, ne ha messo in discussione l’autorità. Il leader di Syriza ha reagito con la sostituzione del capo gruppo della fazione parlamentare del movimento.  La scelta di Kasselakis si è rivelata divisiva ed è stata approvata solamente da 17 legislatori di Syriza su 35, una vittoria di strettissima misura.

Secondo alcuni dietro gli oppositori di Kasselakis ci sarebbe l’ex premier Tsipras, che aveva chiesto nuove elezioni per la leadership di Syriza lo scorso febbraio. Una fonte vicina a Kasselakis, riportata fa Euractiv, ha affermato ch quest’ultimo viene messo in discussione come parte di uno sforzo più ampio per unire il centrosinistra. «Da dopo le elezioni europee, alcuni stanno spingendo per un fronte di centro-sinistra più ampio e per avvicinarsi al [socialista] Pasok o ad altri […] senza alcuna condizione [relativa all’agenda politica] o a Kasselakis come leader di Syriza», ha osservato la fonte. In un’intervista rilasciata a Euractiv lo scorso dicembre Kasselakis ha dichiarato che «la nuova Syriza» rappresenta un partito di «sinistra moderna» che copre «comodamente» l’intero spazio del centrosinistra. I Socialisti hanno dichiarato di essere aperti a una collaborazione ma puntano a superare Syriza per tornare a essere il partito egemone della sinistra greca e le divisioni interne ai progressisti vanno a vantaggio del centrodestra del primo ministro Kyriakos Mitsotakis.

La sinistra può contare sulla presenza di diversi partiti politici ma questo fattore può rivelarsi penalizzante per le aspirazioni di governo progressiste. Il Partito Comunista Greco (Kke), che gode del dieci per cento dei consensi nel sondaggio di fine agosto di Interview/Politic e che nelle ultime elezioni ha ottenuto tra il 5.5 e il 7.7 per cento dei voti, è arroccato su posizioni massimaliste e vetero-marxiste che ne hanno inibito da decenni la possibilità di allearsi con gli altri progressisti. 

La Nuova Sinistra, nata dalla scissione di Syriza, veleggia ben sotto la soglia di sbarramento e i suoi voti potrebbero essere dispersi alle prossime elezioni mentre Rotta di Libertà,  formazione populista ed euroscettica guidata dall’ex presidente del Parlamento greco Zoe Konstantopoulou, è stimata al 4.6 per cento dei consensi ma ha ben poco in comune con la sinistra moderata. All’appello manca, poi, MeRA 25 dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. 

Il calderone progressista, che potenzialmente ha molti più voti di Nuova Democrazia del premier Mitsotakis, rischia di rivelarsi un’alternativa di governo impraticabile a causa della forte divergenza ideologica tra le sue componenti che può inibire la stesura di un programma efficace. La nuova legge elettorale, voluta dal centrodestra e implementata per la prima volta nel maggio 2023, ha sostituito il sistema puramente proporzionale con uno che attribuisce un premio di maggioranza al primo partito, posto che abbia ottenuto almeno il venticinque per cento dei voti. In questo caso il partito riceve venti seggi in più, con un ulteriore seggio per ogni mezzo punto percentuale ottenuto e fino al quaranta per cento dei voti totali. Questo sistema penalizza la frammentazione politica e dovrebbe favorire gli schieramenti più coesi.

In questo scenario la sinistra greca rischia di essere penalizzata alle prossime consultazioni legislative almeno che qualcosa non cambi nelle sue dinamiche interne. Le credenziali europeiste di Mitsotakis e la sua maggiore esposizione in ambito comunitario sono ulteriori elementi che giocano a favore del fronte conservatore senza dimenticare che la Grecia ricopre una posizione strategica sul fronte sud-orientale dell’Alleanza Atlantica e sulle rotte migratorie provenienti dalla Turchia. Questi elementi possono portare la comunità internazionale a valutare positivamente una prosecuzione dello status quo rispetto a un salto nel buio che può rivelarsi poco chiaro.

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