Democrazia di guerraAndrii Sybiha, nuovo ministro degli Esteri ucraino è il simbolo di una svolta

A Kyjiv c’è molto lavoro per Andriy Yermak, il capo dello staff politico presidenziale che sta acquisendo potere e portando nuove figure al governo di Zelensky

È Andrii Sybiha il nuovo ministro degli Esteri ucraino. Il rimpasto del governo di Volodymyr Zelensky ha prodotto la sostituzione di Dmytro Kuleba, Carriera diplomatica, per anni stretto collaboratore del presidente, Sybiha è uno degli otto nuovi ministri in fase di nomina.

Difficile comprendere come funziona una democrazia in guerra. Nonostante ciò questa decisione governativa, la più drastica dal giorno dell’invasione russa, ha scatenato alcuni analisti politici che hanno adombrato l’ipotesi che si tratti di un’operazione mirata al consolidamento del potere dell’ufficio presidenziale. Una sorta di cerchio magico che si è formato intorno a Zelensky e che, secondo i deputati Oleksii Honcharenko e Yaroslav Zhelezniak, (i pochi a esporsi sul rimpasto), partirebbe dalla crescente influenza di Andriy Yermak, il capo dello staff politico presidenziale.

Già ambasciatore in Turchia, Sybiha è stato in effetti anche vice di Yermak. Il quale starebbe facendo diversi colloqui per rimpinguare la pattuglia: Aleksandr Kamyshin, figura celebrata come l’eroe che ha garantito il funzionamento delle ferrovie ucraine durante la guerra, sarà uno dei primi a essere trasferito dal ministero delle industrie strategiche all’ufficio di Yermak.

Più velate le critiche sulla tempistica del rimpasto, concomitante con un aumento significativo degli attacchi missilistici russi sul paese. E con il prossimo viaggio di Zelensky negli Stati Uniti per presentare a fine mese il piano per la vittoria di Kyjiv al presidente americano e alleato più importante, Joe Biden.

Zelensky in questi giorni ha continuato a punzecchiare gli alleati per chiedere maggiore risolutezza nel rimuovere gli ostacoli che impediscono alle forze ucraine di utilizzare armi occidentali per compiere attacchi a lungo raggio sul territorio russo. I risultati, annunciati nelle scorse ore, sono arrivati da Londra. La Gran Bretagna ha infatti annunciato l’invio di 650 sistemi missilistici all’Ucraina per rafforzare la sua difesa aerea.

Sullo sconfinamento nella Federazione russa è intervenuto anche Putin dal Forum economico orientale di Vladivostok, dichiarando che l’incursione dell’Ucraina nella regione di Kursk non ha rallentato l’avanzata della Russia nell’Ucraina orientale. Secondo il presidente della Federazione, sconfinare ha indebolito le difese di Kyjiv lungo la linea del fronte. Dichiarazioni subito smentite dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che si è detto convinto che l’Ucraina abbia ottenuto un sicuro vantaggio con l’offensiva di Kursk. Ma, secondo Putin, «l’obiettivo del nemico era renderci nervosi e tentare di fermare la nostra offensiva in aree chiave, principalmente nel Donbass. Peccato che non abbia funzionato».

Zelensky ha invece risposto riferendosi ancora una volta al piano della vittoria, che ricomprende anche l’operazione a Kursk e, anzi, ne programma lo sviluppo.

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