Spazi collettivi L’aggressività sulle strade sta aumentando?

Viviamo in un periodo di delicata rinegoziazione dei rapporti di forza all’interno delle città. Questo processo sta ridimensionando il ruolo dell’automobile, la bussola degli interventi urbanistici della seconda metà del Novecento. Una rivoluzione che, per molti, è ancora difficile da accettare

Marco Ottico/LaPresse

Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (ci si iscrive qui) – Paul Varry, ventisette anni, settimana scorsa stava pedalando nel centro di Parigi ed è stato investito e ucciso, dopo una lite in strada, da un uomo di cinquantadue anni alla guida di un Suv. A bordo dell’auto c’era anche la figlia adolescente della persona accusata di aver colpito di proposito il ragazzo in bicicletta. 

La dinamica dei fatti è stata ricostruita dal quotidiano francese Le Monde, che ha parlato con alcuni testimoni. Il conducente del Suv, si legge, stava cercando di procedere a singhiozzo nel traffico, quando a un certo punto avrebbe invaso la pista ciclabile per circa duecento metri, tagliando la strada a Paul Varry, che avrebbe sbattuto il pugno sul cofano dell’auto per allertare l’autista della sua presenza. 

L’uomo alla guida del Suv avrebbe poi fatto retromarcia e Varry – scrive sempre Le Monde – «si è posizionato davanti all’auto esprimendo la sua rabbia nei confronti dell’autista, che ha iniziato a guidare verso di lui», investendolo e uccidendolo. Il cinquantaduenne al volante è indagato per omicidio. Come racconta la testata specializzata 20minutes, Paul Varry – sviluppatore informatico di professione – era un attivista per la mobilità sostenibile. Era un membro dell’associazione Paris en Selle e partecipava spesso ad assemblee pubbliche o seminari sulla sicurezza stradale. La sua morte ha innescato manifestazioni, proteste e dichiarazioni di diversi esponenti politici.

Viviamo in un periodo di delicata rinegoziazione dei rapporti di forza all’interno degli spazi pubblici. Le strade sono di tutti e, in mezzo a mille resistenze e difficoltà, stanno cambiando per rispettare i diritti degli utenti storicamente ai margini delle città. Questo processo sta ridimensionando il ruolo dell’automobile, la vera bussola degli interventi urbanistici della seconda metà del Novecento. 

L’aggressività sulle strade sta aumentando? Non esiste, forse, una risposta univoca, nonostante la drammaticità dei dati e dei fatti di cronaca. Sempre a Parigi, questa settimana una ragazza di nome Fernanda è stata investita e uccisa sulle strisce pedonali mentre faceva jogging. Dopo undici giorni di coma, a Milano ieri è morto Francesco, trentacinquenne falciato, mentre pedalava, dal conducente di una C3 che ha aperto la portiera senza guardare (oggi, giovedì 24 ottobre, alle 19:30 è in programma un presidio in via Soperga angolo via Marocco). 

Di certo c’è che, al di là del caso estremo di Paul Varry, l’essere umano può reagire in modo irrazionale e violento quando vede sfumare degli spazi a cui era abituato, pur non avendone il diritto esclusivo. La strada è un ecosistema abitato da organismi diversi, alcuni più protetti e altri più vulnerabili, ma appartenenti alla stessa “specie”: quella delle persone. Senza spirito di condivisione e rispetto per le fasce più deboli (ed esposte) non può esistere una città davvero inclusiva.

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