L’Ucraina ha trovato un accordo con gli Stati Uniti per la vendita di terre rare in cambio di una maggior sicurezza militare. La speranza di Kyjiv è che l’avvicinamento economico tra i due Paesi possa ammansire l’amministrazione Trump e avere rapporti politici e diplomatici migliori nell’immediato futuro. Secondo le ultime indiscrezioni, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky potrebbe volare a Washington venerdì per incontrare Donald Trump e mettere tutto nero su bianco.
Il testo dell’accordo non contiene esplicite garanzie di sicurezza, ma i funzionari ucraini coinvolti nelle discussioni hanno detto al Financial Times che questo patto amplierà le relazioni con Washington e darà prospettive migliori all’Ucraina – che ormai vive in una condizione di perenne stress militare dopo tre anni di guerra. «L’accordo sui minerali è solo una parte del quadro», ha detto martedì al Financial Times Olha Stefanishyna, vice primo ministro e ministro della Giustizia ucraino che ha guidato i negoziati.
I termini della bozza originale dell’accordo, presentati da Trump come un mezzo per consentire all’Ucraina di ripagare gli Stati Uniti per gli aiuti militari e finanziari concessi dopo l’invasione su vasta scala della Russia nel 2022, sarebbero stati molto sconvenienti per l’Ucraina. Questo aveva provocato indignazione a Kyjiv e in altre capitali europee. Per questo Zelensky aveva respinto il testo iniziale la scorsa settimana e Trump lo aveva definito un «dittatore» – poi aveva incolpato l’Ucraina di aver iniziato la guerra. In particolare, Trump pretendeva diritti sull’estrazione di minerali per un valore di cinquecento miliardi di dollari, insieme ad altre condizioni che l’Ucraina considerava inaccettabili.
La versione finale dell’accordo, datata 24 febbraio e visionata dal Financial Times, istituirebbe un fondo in cui l’Ucraina contribuirebbe con il cinquanta percento dei proventi derivanti dalla «monetizzazione futura» delle risorse minerarie di proprietà statale, tra cui petrolio e gas, e la logistica associata. Questo fondo poi investirebbe in progetti per la ricostruzione dell’Ucraina.
Tra l’altro, nella versione finale non dovrebbero rientrare le attività già esistenti di Naftogaz o Ukrnafta, i maggiori produttori di gas e petrolio dell’Ucraina, in modo da non intaccare le operazioni che già portano risorse alle casse del governo ucraino.
Il vero nodo allora è quello delle garanzie di sicurezza, cioè quelle che dovrebbe fornire Washington. Non sono mai messe nero su bianco nonostante fosse la principale richiesta di Kyjiv. E non ci sono notizie certe su altre questioni cruciali, come l’entità della partecipazione statunitense nel fondo e i termini degli accordi di “proprietà congiunta”, che dovranno essere discussi in contratti successivi.