Alice in WunderlandL’estrema destra tedesca avanza grazie a Weidel, volto (non molto) pulito del neonazismo

Grazie alla sua immagine controllata e a una retorica diretta, semplice e aggressiva, la co-presidente di Alternative für Deutschland ha consolidato il consenso tra chi teme l’immigrazione e il declino dell’identità tedesca, ridefinendo l’immagine del partito senza mai prendere le distanze dalle sue frange più estremiste

AP/Lapresse

Alice Weidel appare, almeno sulla carta, la leader meno adatta a guidare l’Alternative für Deutschland (AfD), considerando la predominanza maschile del partito, intriso di uno spirito tradizionalista e conservatore che la quarantaseienne, lesbica e banchiera, non incarna affatto. Eppure, è proprio lei a spingere il partito verso il secondo posto nei sondaggi nazionali, che oscillano tra il venti e il ventidue per cento, in vista delle elezioni del 23 febbraio. Nota per le sue posizioni euroscettiche e critiche sull’immigrazione, la leader è diventata negli ultimi anni il volto del partito neonazista – i cui ranghi, piani e valori sono spiegati a fondo un’inchiesta di Correctiv del 2024 –, affermandosi come una figura autorevole e sicura di sé. Un sondaggio recente l’ha addirittura indicata come la candidata più popolare se i tedeschi potessero votare direttamente per il loro cancelliere. 

Eletta all’unanimità come candidata cancelliera per AfD all’inizio del mese, è solamente grazie al suo partito che l’Unione cristiano-democratica (Cdu) di Friedrich Merz, il favorito per diventare il prossimo cancelliere tedesco in Germania, è riuscita a far approvare mercoledì 29 gennaio una mozione parlamentare per intensificare i controlli sulla migrazione: è la prima volta che in Germania un disegno di legge passa grazie al sostegno dell’estrema destra – i socialdemocratici, i liberali e i verdi si erano infatti espressi contrari a sostenerla. «La Cdu ha abbandonato il centro politico di questa Camera», ha dichiarato a proposito Rolf Mützenich, capogruppo parlamentare dell’Spd – il gruppo di cento-sinistra dei socialdemocratici – dopo il voto.

La nuova collaborazione rende quindi la sua figura ancora più relevante dato che i partiti tedeschi hanno storicamente seguito una pratica di non cooperazione, nota in tedesco come Brandmauer, muro contro il fuoco, quando si tratta di interagire con i populisti di destra. Come scriveva l’Economist lo scorso dicembre, Wiedel si prepara adesso ad affrontare le imminenti elezioni del 23 febbraio come una «regina in attesa», sicura di sorpassare i socialdemocratici del cancelliere uscente Olaf Scholz.

Fondato nel 2013, l’AfD ha inizialmente faticato a trasformare il sostegno di molti tedeschi in risultati concreti, ed è solo dal 2016, in seguito all’afflusso di rifugiati siriani, che il partito ha guadagnato slancio puntando sulla retorica antimigratoria e affermandosi nel Bundestag. Tuttavia, il consenso si era comunque stabilizzato intorno al dieci percento: non abbastanza per vincere le elezioni locali. Già nel 2017 però Foreign Policy riconosceva il partito come «l’Oppositionsführer», leader dell’opposizione. Ma è  soprattutto negli ultimi anni che prospettive dell’AfD migliorano con i sondaggi nazionali che segnalano un raddoppio del sostegno: e il merito è principalmente di Alice Weidel, presidente del gruppo di AfD al Bundestag dal 2017.

Quarantasei anni, ex bancaria, vive in un paesino svizzero, Einsiedeln, con la sua compagna, una regista svizzera di origini singalesi, e i loro due figli adottivi. Economista di professione, ha vissuto e lavorato in tutto il mondo, da Giappone e Cina a Singapore e Svizzera. Ha trascorso sei anni a Pechino, dove ha perfezionato il suo mandarino, e poi lavorato per Goldman Sachs e come consigliera alla Banca della Cina. Si presenta sempre con i capelli biondi tirati indietro e un’abbigliamento semplice e impeccabile. Nonno Weidel, Hans Weidel, fu un giudice di spicco del regime nazista, nominato direttamente da Adolf Hitler – che lei tra l’altro definisce come «un comunista» – , responsabile delle condanne agli oppositori del Terzo Reich. Un profilo completamente atipico per i suoi elettori – forse in comune solo alle origini – ma che la presidente di AfD non ha mai cercato di nascondere, puntando invece a presentarsi come una figura forte e decisa che potesse rappresentare un punto di riferimento per i più moderati.

Emerge per la prima volta in un debutto televisivo nel 2016, e comincia rapidamente a salire i ranghi, prima al fianco di Alexander Gauland come capogruppo al Bundestag, poi con Tino Chrupalla dal 2022 quando si afferma come co-leader del partito: un partito dominato principalmente da uomini e autoproclamatosi difensore dei valori familiari tradizionali e della gente comune tedesca, i «Normalbürger». Ma dietro questa immagine curata e precisa si nasconde il profilo di una donna che ha dichiarato guerra ai gender studies, «cacceremo questi professori», e ai migranti, ineggiando a una enorme «re-migrazione», di cui parla approfonditamente Correctiv.

Come riporta infatti Euractiv, Weidel ha duramente criticato negli anni le politiche migratorie del governo tedesco, dichiarando che «la Germania non può essere lo stato sociale del mondo», e parlando di come il Paese abbia ormai perso la sua Leitkultur, o «cultura-guida», raccontava a l’Economist: e sono proprio la cultura, il fervore nazionalista e l’attacco all’imposizione di un senso di colpa collettivo per gli orrori del nazismo, a renderla così popolare. 

Popolarità esplosa anche da quando Elon Musk ha ospitato una trasmissione con lei sulla sua piattaforma X, esprimendo supporto per le sue posizioni e parlando di AfD come «l’ultima scintilla di speranza della Germania». Dell’incontro, a cui hanno partecipato oltre duecentomila persone, molti hanno lodato lo stile del colloquio, privo di restrizioni: è proprio da questo modus operandi che deriva l’appeal di Weidel, semplice e diretto. Mentre sullo sfondo si cela una strategia politica – di grande successo visti i risultati – fondata sul minimizzare i commenti dei suoi colleghi.

Nel 2018, il co-leader del partito al tempo, Alexander Gauland, scioccò il paese definendo il periodo nazista «solo merda d’uccello in più di mille anni di storia tedesca di successo». Un altro leader, Maximilian Krah, era stato condannato dopo aver affermato che «non tutti coloro che indossavano una divisa delle SS erano criminali». E infine, Alice Weidel ha dovuto confrontarsi con il controverso Björn Höcke, figura di spicco della frangia più radicale dell’AfD, famoso per aver definito il Memoriale dell’Olocausto di Berlino un «monumento della vergogna». 

Il segreto del successo di Alice sembra risiedere nella sua capacità di tollerare queste figure, arrivando persino a riconoscere pubblicamente il trionfo ottenuto da Höcke in Turingia lo scorso autunno, quando aveva portato il suo partito a sfiorare il trentatré per cento dei voti. La folla durante la sua campagna intanto continua a scandire «Alice für Deutschland», un gioco di parole sullo slogan proibito «Alles für Deutschland», che significa tutto per la Germania, reminescente del Terzo Reich.

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