Cartoline da Ferrara La «città delle biciclette» si sta adagiando sugli allori

A cinque anni dall’approvazione del Pums, il Piano urbano per la mobilità sostenibile, solo il dieci per cento delle strategie è stato attuato. Il tasso di motorizzazione resta alto e la sicurezza stradale peggiora, allarmando cittadini e associazioni

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All’ingresso della città, a poco più di un chilometro di distanza dal casello dell’autostrada Ferrara Nord, al centro di una rotatoria c’è una scultura. L’installazione, alta più di due metri e fatta con materiali di recupero, ha la forma di una bicicletta. Sopra, una targa recita: «Ferrara città delle biciclette». È un appellativo che fa parte della storia e della cultura di Ferrara. Chi vi abita usa quotidianamente la bicicletta, imparando a farlo fin da bambino. Per chiunque sia nato e cresciuto in questo territorio, saper pedalare è essenziale quanto imparare a guidare. 

Secondo un comunicato stampa diffuso dal Comune, i ferraresi compiono con la bici uno spostamento su quattro per recarsi a lavoro o a scuola. Il novanta per cento della popolazione possiede almeno un mezzo a pedali e in città ci sono duecentodiciotto chilometri di piste ciclabili che collegano i quartieri periferici al centro. 

Eppure, come emerge dal rapporto Ecosistema Urbano 2024 di Legambiente, allo stesso tempo a Ferrara ci sono sessantasette automobili ogni cento abitanti. Un valore impressionante se si pensa che a Milano, di dimensioni decisamente maggiori, ce ne sono cinquantadue. 

Considerando il numero di morti e feriti a causa di incidenti stradali ogni mille abitanti, la città estense è cinquantanovesima su centosei. Nella classifica finale, che tiene conto di tutti i fattori valutati, Ferrara è in realtà all’undicesimo posto. Ha per esempio dati molto positivi sulla raccolta differenziata e sul numero di Zone a traffico limitato (Ztl), così come su alberi e aree verdi. Paradossalmente, a tirarla indietro nella classifica finale sono – non solo, ma anche – proprio i dati sull’incidentalità e sull’elevata presenza di auto in strada. 

La sicurezza stradale, sicuramente, rappresenta un problema. Lo conferma Giuliano Giubelli, vicepresidente della Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab) e referente alla Mobilità di Fiab Ferrara: «Ogni giorno, quotidianamente, sui giornali leggiamo notizie di investimenti a ciclisti e pedoni». Questo per lui è strettamente connesso al numero di auto presenti in strada, sia in movimento che parcheggiate. «I nostri centri storici non sono stati progettati per la circolazione delle automobili. Più sono liberi dalle auto, meglio è per la sicurezza e la salute delle persone», commenta. 

Una prospettiva da cui Ferrara, oggi, sembra essere lontana. Su Facebook c’è un gruppo che si chiama “Ferraresi uniti per liberare il centro storico da auto e furgoni”. Ha oltre duemila membri. Quasi quotidianamente sulla bacheca le persone pubblicano foto di auto parcheggiate in sosta vietata o in Ztl, sui marciapiedi e sulle corsie ciclabili. Marisa Tassinatti Cardin, portavoce del gruppo, ne mostra alcune. Si vedono file di automobili ferme davanti al Duomo, in piazza Castello o in via Ercole I d’Este. Come illustra anche Ecosistema Urbano 2024, a Ferrara le Ztl e le Zone 30 ci sono. Il problema è che non vengono fatte rispettare. «Io vivo in una zona 30 – racconta Tassinatti Cardin – e non vedo nessuno che rispetti il limite. Non ci sono controlli».

Nel 2019, l’amministrazione comunale di Ferrara guidata dal sindaco di centrodestra Alan Fabbri, rieletto l’anno scorso, ha approvato il Piano urbanistico per la mobilità sostenibile (Pums) in cui individuava tre sovra-obiettivi. Primo, ridurre del venti per cento i flussi di traffico all’interno del centro abitato e, secondo, diminuire le emissioni di gas serra di almeno il quaranta per cento entro il 2030. Infine, terzo, diminuire l’incidentalità stradale del cinquanta per cento entro il 2030, «con particolare attenzione alle componenti deboli (bambini, anziani, pedoni, ciclisti, ecc.) e all’adozione di una “Visione Zero Morti” nel lungo periodo». 

Per raggiungere questi target, il Pums elaborava delle strategie declinate in breve, medio e lungo periodo. Tali azioni sono quindi da attuare, rispettivamente, entro 2022, 2025 e 2030. Facciamo un esempio: nel 2019, il Comune prevedeva per il 2022 di completare almeno il sessanta per cento delle aree pedonali previste, per il 2025 dell’ottanta per cento e per il 2030 del cento per cento. In riferimento alla sicurezza stradale invece proponeva, sia in ambito urbano che extraurbano, di rafforzare i controlli per sanzionare i comportamenti scorretti e di intervenire sui punti a massima incidentalità, estendendo progressivamente l’azione. 

Giubelli di Fiab racconta che, a esclusione di qualche nuovo chilometro di pista ciclabile, non è stato fatto molto altro. Lo conferma anche uno studio di un gruppo di associazioni cittadine. “Forum Ferrara Partecipata” è nato nel 2022 per opporsi al progetto Fe.ris, che prevedeva la costruzione di un ipermercato in un’area agricola a pochi passi dalle mura storiche. 

Come precisa Francesca Cigala, portavoce del Forum, l’analisi da loro condotta non si basa su dati scientifici: «Il piano contemplava la condivisione con la cittadinanza di un “Report di monitoraggio”. A oggi, invece, non è stato fatto. Allora noi abbiamo preso ogni punto e a “vista” abbiamo cercato di capire cosa fosse stato realizzato e cosa no». Dall’osservazione diretta del Forum emerge che, delle strategie previste per il 2022, solo il dieci per cento è stato attuato, mentre il settantadue per cento non è stato portato a termine. Del diciotto per cento invece non è stato possibile determinare lo stato. 

Sempre per cercare di fermare il progetto Fe.ris, nel 2022 si è formata anche Caldirolo Libera. Come spiega Rodolfo Baraldini, membro attivo del comitato, se all’inizio si riunivano per opporsi alla costruzione dell’ipermercato, poi non andata in porto, oggi si occupano principalmente di un altro problema: la pericolosità delle strade ferraresi e in particolare di via Caldirolo. Per attirare l’attenzione sul tema hanno incominciato a organizzare dei giri in bicicletta: «L’anno scorso tutti i venerdì ci trovavamo in Piazzale San Giovanni. Percorrevamo avanti e indietro via Caldirolo, dimostrando che è una strada in cui i ciclisti ci vanno solo se amano il pericolo». 

Da lì poi le biciclettate si sono allargate anche ad altri quartieri, con la collaborazione del “Forum Ferrara Partecipata” e Fiab Ferrara. Come racconta Baraldini, la ragione per cui Caldirolo Libera ha deciso di passare all’azione è stata la percezione che dal Comune non ci fosse disponibilità al dialogo. «Finché il Comune non sarà pronto ad ascoltare le nostre richieste, continueremo a organizzare biciclettate in giro per la città», conclude. 

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