Manipoli e deep stateIl partito-Stato di Trump potrebbe non avere il successo di quello fascista

Il tentativo del presidente degli Stati Uniti di trasformare il governo federale in una struttura monolitica e personale si scontra con le resistenze del sistema. Il trumpismo può destabilizzare lo Stato, ma non può ricrearlo a sua immagine

LaPresse

Ci sono molti ragionevoli dubbi che i manipoli abbivaccati alla Casa Bianca possano governare a lungo così, sfasciando tutto ciò che ingombra il loro cammino e rimanda al vecchio ordine politico, istituzionale e burocratico del sistema federale. 

Continuando a ostentare fiducia nei rinomati checks and balances dell’ordinamento costituzionale statunitense, si può sperare che a un certo punto (quando?) qualcuno o qualcosa arresti questo inedito esperimento di monarchia plebiscitaria. Il fatto è che le regole e le istituzioni sono maneggiate da uomini sensibili allo spirito del tempo e a incentivi personali diversi dagli interessi del sistema che dovrebbero servire e preservare. 

Se cinquantadue senatori Gop su cinquantatré hanno votato a favore della nomina di Robert Kennedy a segretario alla Salute e di Tulsi Gabbard a direttore dell’Intelligence – si parla, per chi non li conoscesse, degli equivalenti politico-morali di Sara Cunial e di Gianluca Savoini – non si può escludere che la Corte Suprema (sei repubblicani, di cui tre nominati da Trump, e tre democratici) presto dichiari evolutivamente compatibile con l’assetto costituzionale americano anche la strategia di sfondamento del principio stesso della divisione dei poteri e l’assolutizzazione dell’autorità presidenziale. Anzi, al momento ci stupiremmo del contrario.

È invece più realistico confidare nel fatto che, malgrado tutto il consenso prodotto e intermediato, le volenterose maestranze procurate tra blogger, youtuber, buttafuori, truffatori e oligarchi e la potenza di fuoco economica e mediatica disponibile, difficilmente il sistema Maga potrà non solo occupare, ma sostituire lo Stato americano, come è nei sogni di Musk e di buona parte dell’inner cicle trumpiano. 

L’outsourcing clerico-affaristico affidato ai fedeli più devoti e più corrotti del sovrano democratico può certo – stiamo vedendo con quale fauna umana – servire a occupare tutte le posizioni di vertice, ma non può orientare e controllare l’operato e il funzionamento di tutta la burocrazia pubblica, dell’apparato giudiziario e delle autorità indipendenti. 

Le email minatorie di Musk ai funzionari federali sono un elemento di intimidazione interna e di propaganda esterna, non di controllo dell’attività e di verifica dei risultati. Nessuna organizzazione complessa può funzionare con un capo che dirige direttamente un processo produttivo che consta di miliardi di input e di output e che ha indicatori di risultato diversi da quelli della fidelizzazione e obbedienza personale. Kash Patel e Dan Bongino possono essere messi a capo dell’Fbi a guardare le spalle al capo. Ma non si possono sostituire tutti i federali con altrettanti Jake Angeli, il mitologico Sciamano dell’assalto a Capitol Hill o Matthew Huttle, un altro dei «ragazzi orgogliosi» graziati da Trump appena rieletto e morto in uno scontro a fuoco con la polizia il giorno dopo essere uscito di galera.

Per riuscire nell’impresa di fare un vero partito-Stato Trump non può pensare di sostituire tutti quelli che ci sono con altri che neppure ci sono e che non può pescare a caso tra le orde dei fanatici e degli opportunisti che hanno progressivamente ingrossato il suo corteggio. Dovrebbe – come ad esempio fece il fascismo – cooptare e riprogrammare ideologicamente l’intero e disprezzato deep state

Cosa che riuscì agevolmente a Mussolini, in un Paese in cui i cittadini erano allora (allora?) più avvezzi degli americani di oggi a un rapporto di confidenza gregaria col potere politico e che potrebbe non riuscire così agevolmente a Trump, in un Paese che rimane super-polarizzato e spaccato a metà e dove il presidente Federale è sì l’uomo più potente del mondo, ma non rappresenta, né controlla politicamente e istituzionalmente neppure tutta l’America.

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