Questo testo avrò iniziato a scriverlo sei volte, non perché sia difficile trovare le parole per descrivere le emozioni nel giorno del terzo anniversario dell’invasione russa su larga scala, ma perché nelle ultime due settimane siamo stati travolti da una valanga di notizie e quello che stavo scrivendo la mattina diventava già obsoleto la sera. Forse anche questo testo, scritto la sera del 23 febbraio 2025, non sarà più attuale la mattina del 24.
Tra le ultime notizie, gli Stati Uniti hanno cercato di rinunciare a firmare la risoluzione dell’Onu a sostegno dell’Ucraina che condanna la Russia come aggressore dopo tre anni di guerra spietata, e lunedì mattina Vladimir Putin annuncerà alla sua plebe di aver vinto la guerra contro l’Ucraina e contro la Nato.
Nelle ultime settimane abbiamo assistito al ritorno del Paese aggressore sulla scena internazionale, giustamente isolato dopo l’invasione su larga scala nel 2022 (doveva essere isolato già nel 2014 dopo l’occupazione della Crimea). Da quando Donald Trump ha vinto le elezioni, i russi si sono preparati per il suo insediamento con continui tentativi di raccontare la loro versione della storia. Basterebbe ricordare i numerosi tentativi di mostrare nelle città italiane i documentari del canale propagandistico Russia Today (sanzionato dall’Unione europea) con i titoli “Donbass ieri, oggi e domani” e “Maidan — La strada per la guerra”.
Nell’ultimo mese, i tentativi di raccontare la loro versione della storia sono diventati più diretti e vengono non solo pronunciati dai canali propagandistici russi, ma anche direttamente dal presidente americano e da Elon Musk. Davanti ai nostri occhi si sta svolgendo uno spettacolo assurdo dove la Russia non è più un Paese aggressore, dove la Russia non ha attaccato nessuno, dove si cerca di tornare a fare affari con Mosca come se niente fosse successo, come se non fossero stati uccisi più di dodicimila civili ucraini, come se Mariupol, Bakhmut, Soledar, Popasna non fossero state rase al suolo, come se non avessimo perso i nostri cari, le nostre case, come se non ci fossimo incanutiti e non avessimo pianto tutte quelle lacrime.
Del resto, la Russia ha sempre fatto così: ha invaso, ha ucciso e poi ha negato di averlo fatto. Per l’Ucraina, la storia con la Russia è solo un continuo ripetersi. Mosca non ha mai riconosciuto il suo coinvolgimento diretto nell’organizzazione dell’Holodomor, lo sterminio per fame dei contadini ucraini nel 1932-1933, non ha mai pagato per aver sterminato la generazione degli artisti ucraini negli anni Trenta e dopo la fine della Seconda guerra mondiale si è comportata come se non avesse mai invaso la Polonia insieme con la Germania nazista, come se non avesse deportato i tatari di Crimea in Asia centrale nel 1944, come se non avesse mandato nei gulag gli ebrei, scaricando su di loro tutte le colpe possibili e impossibili tra gli anni Quaranta e Cinquanta.
I vincitori non vengono giudicati, i vincitori scrivono la storia e oggi la Russia sta cercando di nuovo di scrivere la sua versione della storia. Una storia in cui non avrebbe mai invaso l’Ucraina, dove l’eroica resistenza contro il regime filorusso al Maidan di Kyjiv tra il 2013 e il 2014 sarebbe stata un colpo di Stato gestito dagli americani, come se gli ucraini si fossero bombardati da soli invadendo le proprie terre.
Tutte queste narrazioni e dichiarazioni spaventano, intimoriscono, fanno vacillare la fede nella ragione e nell’umanità. Ma noi non siamo più nel 2022 e per quanto la Russia possa provare a raccontare la sua falsa versione, saremo sempre pronti a smentirla con i fatti e con le prove vissute sulla nostra pelle. Non siamo più nel 2022, persi e spaventati, ormai sappiamo molto bene come agisce il nostro nemico e abbiamo imparato a combatterlo al fronte e nelle retrovie. Abbiamo resistito per tre anni e continueremo a farlo fino alla fine.
In tre anni di invasione su larga scala gli ucraini sono diventati di pietra e di metallo, hanno imparato a gestire l’ansia delle notizie con il solito umorismo (Trump non fa altro che fornire ogni giorno una buona dose di vignette e barzellette), hanno imparato a maneggiare le armi più moderne, hanno imparato le basi della medicina tattica e del primo soccorso, hanno imparato a studiare dentro i rifugi antiaerei, hanno imparato a raccogliere i soldi per comprarsi le armi, i satelliti, il necessario per il fronte, hanno imparato anche a gestire l’economia e a prendersi delle pause per non impazzire completamente.
In questi tre anni gli ucraini hanno scritto libri, articoli, hanno partecipato a eventi e conferenze raccontando la verità, e hanno contagiato altri con la loro forza. Hanno fatto di tutto per essere ascoltati dal mondo.
In tutto questo prepararsi si sono anche un po’ stancati, ma non si sono mai arresi e di certo non si arrenderanno adesso, quando il nemico è talmente indebolito e sta cercando un negoziato a tutti i costi per prendersi una pausa, riarmarsi e ribilanciare la sua economia disastrata.
In tutti e tre gli anni la meravigliosa Europa (questo aggettivo non si riferisce al premier ungherese e a quello slovacco) è stata al fianco dell’Ucraina dal 2022, e continua a esserlo anche oggi. Continua a essere quel lucido amico che porge la spalla per resistere ai due bulli che cercano di intimidirci.
Il nostro futuro rimane ancora incerto, ma di una cosa possiamo essere certi: tutto quello che è stato fatto dagli ucraini negli ultimi tre anni non potrà mai essere dimenticato, cambiato, cancellato dalla storia. Questa volta no. Questa volta per raccontare la loro variante della storia dovranno uccidere tutti gli ucraini, fino all’ultimo.