Sono le 18.30 del 7 luglio del 2011. A Brienno, piccolo paesino del lago di Como, dopo due giorni di alluvione, frana una parte di montagna. Le rocce corrono a centinaia di chilometri orari verso il paese. Una casa vicino al fiume viene tranciata a metà, un’altra poco sotto fa la stessa fine. Per miracolo in quel momento tutti sono fuori. I sassi si riversano sulla strada, anche quella deserta, bloccando per ventiquattro ore la circolazione dell’unica strada che attraversa la parte nord della Provincia.
I pendolari che tornano dal lavoro vengono trasportati su dei gommoni per questioni di sicurezza. Le macchine rimangono vuote sulla strada per metà settimana. «Da quel giorno, ogni volta che piove, il nostro pensiero va a quel momento – racconta Patrizia Nava, sindaca del paese all’epoca dei fatti –, sperando di non rivivere mai più il 7 luglio».
A causa del cambiamento climatico, le alluvioni si sono ripetute sul lago di Como. Dal 2011 sono stati registrati circa una decina di episodi. «La situazione è poco conosciuta perché nessuno è mai rimasto nemmeno ferito. Ma viviamo in un clima di incertezza», racconta Alberto Trabucchi, primo cittadino di Blevio, borgo di mille abitanti diventato ormai simbolo di questa emergenza. Nel 2014 fu il primo Comune in tutta la zona ad assistere ai possibili effetti devastanti del cambiamento climatico.
Un’alluvione fece esondare il torrente Pertuss e un fiume di fango invase case, negozi e strade. Quattro famiglie vennero evacuate. L’inizio della fine. Altri due episodi simili si ripeterono, sempre a Blevio, nel 2017 e nel 2018. Il copione è sempre lo stesso: alluvione, frana, persone evacuate. All’epoca la situazione venne ritenuta solo un caso locale.
Ma il 27 luglio 2021 il lago di Como scoprì l’amara verità. Nell’arco di sei ore caddero frane in tutto il lago. Le strade vennero invase dal fango, massi e alberi si schiantarono contro macchine e abitazioni: tutto paralizzato per quasi tre giorni.

Emblematico fu il caso di Laglio. Il paese venne completamente immerso nel fango, molti furono costretti ad abbandonare la propria abitazione, le macchine finirono nel lago. Anche George Clooney, che possiede una villa nel paesino, prese un volo dagli Stati Uniti per aiutare gli abitanti a spalare i detriti. Per tutta una serie di coincidenze nessuno rimase ferito. I danni, però, si stimarono a centinaia di milioni tra pubblico e privato.
Da allora gli episodi, anche se di minore entità, si ripetono ogni anno. Giusto dodici mesi dopo, nell’estate del 2022, molti paesi del lago vennero sommersi dal fango. Altri episodi si verificarono nel 2023 e anche nel 2024. L’ultimo caso è datato settembre 2024: una frana, a causa della pioggia, colpisce la strada che collega la meta turistica Varenna con la vicina Perledo.
Anche in questo caso, fortunatamente, nessuno rimane ferito. Dal 2021, gli sfollati a Blevio sono diventati cinquanta e una ventina di loro non sono mai tornati a casa. Una situazione drammatica: «Non viviamo più serenamente – racconta Trabucchi –. Alle ultime elezioni (del giugno 2024, ndr) sono stato l’unico candidato: è difficile prendersi carico di una situazione di questo tipo».
Risolvere un’emergenza di tale portata non è semplice, e la burocrazia fa la sua parte. Partendo dall’evento naturale, il cambiamento climatico è cruciale in questa vicenda. A causa dell’innalzamento delle temperature le piogge sono diventate più instabili sul lago di Como, che per questo motivo combatte da anni anche contro l’abbassamento del livello del lago.
L’acqua arriva in forme più “violente”, attraverso diversi acquazzoni che durante l’anno scalfiscono la roccia in cima alle montagne, la quale si incastra nei torrenti e nei fiumi (creando il cosiddetto “effetto tappo”). L’ingorgo di sassi si accumula per diversi mesi per poi “esplodere” durante le alluvioni, trascinando con sé massi più grandi, alberi e enormi quantità di fango.
Questa situazione si può prevenire attraverso la creazione dei sentieri, in gergo tecnico “agrosilvopastorali”, che possano permettere all’uomo di installare delle reti paramassi, le quali a loro volta devono essere “pulite” periodicamente. Ma per fare tutto questo ci vogliono soldi e soprattutto tempo.
Dopo l’alluvione del 2021, Regione Lombardia ha stanziato quasi tredici milioni di euro per opere di messa in sicurezza dal “rischio idrogeologico” per il lago di Como. I fondi sono stati sbloccati solo due mesi dopo la tragedia. «Con queste opere si può diminuire drasticamente il rischio di frane. Ma è necessario un cambio delle normative», sottolinea Trabucchi. Perché? «Dopo l’emergenza i tempi burocratici diventano ordinari».
Un caso emblematico fu quello del 2022. Un anno dopo l’alluvione, altre frane colpirono il territorio, prima ancora che le opere di contenimento per il 2021 fossero completate. «È in corso un cambiamento climatico – incalza il sindaco di Blevio –, bisogna prenderne atto e accettare che avvenimenti di questo tipo saranno più frequenti e più intensi».
Ad aprile del 2022, a quasi un anno, la Regione, attraverso anche bandi Pnrr, ha stanziato circa ottanta milioni di euro di fondi per lavori di messa in sicurezza sul territorio contro le alluvioni, per un totale di centosettantasette interventi. Molti sono già stati realizzati, altri non sono finiti. E così la pioggia fa ancora paura.