Nella serata di ieri, giovedì 13 marzo, il consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che introduce importanti novità valide per la prossima tornata elettorale (comunali e referendum). La norma prevede innanzitutto lo svolgimento delle votazioni in due giorni (domenica e lunedì), anziché – come previsto dalla normativa vigente – in un solo giorno.
Le elezioni amministrative – si vota in centoventiquattro Comuni, tra cui Genova, Taranto e Ravenna – saranno domenica 25 e lunedì 26 maggio, con eventuali ballottaggi domenica 8 e lunedì 9 giugno. Per i referendum su lavoro e cittadinanza si voterà l’8 e 9 giugno, quindi in concomitanza con il secondo turno delle comunali.
I quattro referendum sul lavoro – promossi dalla Cgil – riguardano jobs act, indennità per licenziamento nelle Pmi, contratti a termine e responsabilità del committente in caso di infortuni sul lavoro; il quinto referendum propone invece di ridurre da dieci a cinque gli anni di residenza necessari per richiedere la cittadinanza italiana.
La scelta di far combaciare le date dei ballottaggi e dei referendum non è piaciuta a Riccardo Magi, segretario del partito – Più Europa – che più di tutti ha promosso il voto sulla cittadinanza: «I referendum si terranno l’8 e il 9 giugno e la scelta di questa data da parte del governo dimostra tutta la paura che l’esecutivo ha per il voto, perché tra le due possibilità è stata scelta quella più sfavorevole alla partecipazione popolare. Noi avevamo richiesto che l’abbinamento fosse con il primo turno delle elezioni amministrative, quindi un referendum day il 25 e 26 maggio», ha detto in occasione di un flash mob davanti a Palazzo Chigi. Al primo turno, infatti, di solito l’affluenza è più alta.
Dal decreto-legge sulle elezioni è poi arrivata un’importante novità sul voto per i cosiddetti fuorisede. La norma, infatti, introduce «la possibilità di partecipazione alle consultazioni referendarie dell’anno 2025 per tutti coloro che, per motivi di studio, lavoro o cure mediche, sono temporaneamente domiciliati in un Comune di una provincia diversa da quella di residenza». Durante le elezioni europee del 2024 era stata introdotta questa possibilità solo per gli studenti, mentre nel 2025 la platea si è allargata.
L’espressione «temporaneamente» si riferisce a un periodo di almeno tre mesi «nel quale ricade la data di svolgimento delle predette consultazioni referendarie». Nella relazione illustrativa del decreto-legge, visionata dal Sole 24 ore, si legge che i fuorisede possono richiedere l’ammissione al voto nel Comune di temporaneo domicilio «entro il termine di trentacinque giorni prima della data prevista per la consultazione referendaria», e che «possono revocarla entro il termine di venticinque giorni prima della medesima data». La richiesta, dunque, deve essere effettuata entro lunedì 5 maggio tramita un’apposita istanza al Comune di residenza.