Inutile attardarsi a discutere se sia più grave la situazione in cui si è messo il governo o il modo in cui si è ridotta l’opposizione, o se la responsabilità più grave dell’opposizione sia proprio l’avere coperto lo stato pietoso della maggioranza. Certo lo spettacolo offerto dai vertici del Partito democratico negli ultimi giorni è mozzafiato, con Elly Schlein che prima si schiera con inusitata durezza, in dissenso dal Pse, contro il piano elaborato da Ursula von der Leyen, seguita dallo stesso presidente del partito, Stefano Bonaccini, praticamente con le stesse parole, e poi, non riuscendo a portare il partito sul no, decide per l’astensione e rischia pure di andare sotto, perché ben dieci europarlamentari votano ugualmente sì, tra cui Bonaccini.
Una mezza sfiducia, che sarebbe stata completa se Marco Tarquinio e Cecilia Strada non avessero accettato di passare dal no all’astensione al solo scopo di salvare la segretaria, come dichiarato esplicitamente dall’ex direttore di Avvenire. Nell’impietosa fotografia del bipopulismo italiano scattata ieri all’Europarlamento, come scrive Carmelo Palma, l’opposizione appare dunque in condizioni persino peggiori della maggioranza. A questa immagine corrisponde però «una realtà diversa, non perché il campo largo sia meglio di come sembra, ma perché la destra italiana è complessivamente molto peggio di come appare e di come, con un certo mestiere, Giorgia Meloni riesce ancora a rappresentarla, sempre sul filo dell’equivoco e della contraddizione».
Di fatto, la maggioranza si è divisa non solo nel voto sul Rearm Eu, che lo stesso governo Meloni ha appoggiato in Consiglio europeo e che dovrebbe mettere in atto da Palazzo Chigi, su cui Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato a favore e la Lega contro, ma anche sulla mozione di sostegno all’Ucraina, su cui Forza Italia ha votato a favore, la Lega contro e Fratelli d’Italia si è astenuto, con la bizzarra motivazione che apparirebbe ostile a Donald Trump (quello stesso Trump convinto che l’Unione europea sia nata «per fottere gli Stati Uniti»).
Dunque sul piano von der Leyen per la difesa europea la Lega, il partito del vicepresidente del Consiglio, ha votato contro gli impegni assunti dalla presidente del Consiglio. In condizioni normali, ce ne sarebbe abbastanza per chiedere conto al capo del governo del clamoroso venir meno della sua maggioranza su questioni di tale importanza. Ma ovviamente non siamo in condizioni normali. Alla spaccatura del governo, infatti, fa riscontro lo sbandamento delle opposizioni, tra il no di Movimento 5 stelle e Avs al piano von der Leyen da un lato e lo spappolamento del Pd dall’altro.
Come scrive Christian Rocca, e come certifica la votazione di ieri nel Parlamento europeo, almeno per quanto riguarda l’Ue, in nessun altro paese esiste un quadro politico ridotto così, «l’unico in Occidente capace di aggregare ciò che aggregabile non è, tipo la manifestazione in difesa dell’Europa trasformatasi in manifestazione ostile alla difesa dell’Europa, e allo stesso tempo incapace di mettere insieme quelli che la pensano allo stesso modo non sulla ricetta dell’amatriciana ma sulla questione più rilevante del nostro tempo».
Non infliggerò al lettore, per l’ennesima volta, la mia personale spiegazione di questo fenomeno, cioè del perché l’Italia sia l’unico paese in cui i partiti populisti sono sempre al 100 per cento, guidando sia la maggioranza sia l’opposizione, sia i giornali anti-establishment sia i giornali dell’establishment, per non parlare di televisioni e talk show. Il punto è che questo nostro difettuccio, nel mondo di oggi, è diventato un problema di sicurezza nazionale, ormai persino di sicurezza europea.