Schlein solaIl Pd brama il bagno di folla populista per far dimenticare la débâcle di Strasburgo

Sul piano di riarmo europeo, la Segretaria ha perso la battaglia interna con l’ala riformista e si è isolata in Europa. Ora conta i giorni che la separano dalla manifestazione di sabato in difesa dell’Europa (e contro la difesa dell’Europa)

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Se Elly Schlein considerava quello di Strasburgo sul ReArmEu un voto di fiducia, beh, la fiducia non l’ha avuta. Undici astenuti contro dieci Sì, è vero – e già non sarebbe una gran vittoria – ma bisogna considerare che tra gli undici ci sono tre “stranieri”, cioè gli indipendenti Cecilia Strada e Marco Tarquinio che avrebbero votato No ma che si sono astenuti, altrimenti – come ha candidamente spiegato Tarquinio – Elly sarebbe andata sotto, più Lucia Annunziata inizialmente computata tra i Sì ma che si era sbagliata a votare e poi ha chiesto di essere conteggiata tra gli astenuti. Un errore provvidenziale che ha salvato la segretaria da una disfatta, ma che non cancella il dato che, al netto degli indipendenti, Schlein abbia perso otto a dieci. Avendo lei drammatizzato il voto fino al punto di minacciare le dimissioni, che cosa farà adesso? 

Per prima cosa ieri ha vergato una dichiarazione nella quale ha insistito nel dire che il piano dei Ventisette non va bene, malgrado le modifiche alla risoluzione parlamentare cui aveva lavorato Nicola Zingaretti nel vano tentativo di ammorbidire la segretaria. Molti poi le avevano fatto osservare che i socialisti europei avrebbero votato a favore, e si sarebbe dunque registrato un isolamento del Partito democratico nella famiglia socialista mai visto. Ma lei niente.

Mai come in questo frangente «l’hanno vista arrivare» così tesa, polemica, arrabbiata. Il voto per lei è andato male soprattutto perché stavolta la truppa riformista – non sempre è stato così – ha tenuto, e a nulla sono valsi tentativi di persuasione più o meno pesanti. Schlein è stata obbligata a spostarsi sull’astensione, lei che era ferma sul No. «Elly ha sbagliato a fare una battaglia identitaria sul ReArmEu pur sapendo che qui i rapporti di forza non le sono favorevoli», ragiona un europarlamentare che pure si è astenuto come da indicazione della leader del partito. 

Pina Picierno, riconosciuti gli sforzi di mediazione di Zingaretti e il lavoro di Lucia Annunziata in Commissione Affari Esteri a Bruxelles, non ha risparmiato una stoccata alla segretaria: «Da sempre i segretari si sono confrontati con le delegazioni del Pd, e anche i pre-vertici europei erano l’occasione per un confronto sulle urgenze. Da molto tempo assistiamo, invece, a un atteggiamento di chiusura del gruppo dirigente che porta inesorabilmente a divisioni e spaccature». 

Adesso molti prevedono che Schlein cercherà una rivincita popolare contro i riformisti, tra cui il presidente del Pd Stefano Bonaccini, che hanno disatteso gli ordini del Nazareno: poco meno di traditori del Partito. Sabato Schlein andrà alla manifestazione per l’Europa convocata da Michele Serra (che col passare dei giorni è planato su una linea di attacco al piano dei Ventisette) dove lei si attende un bagno di folla e gli applausi del popolo pacifista, un trionfo di massa in opposizione a quelle che già vengono indicate nelle chat e nei conversari come le manovre dei riformisti per scalzarla dalla poltrona di Segretaria, cosa non vera perché la minoranza non pensa proprio a un congresso.

Elly Schlein potrebbe adoperare lo schema popolo contro élite, la chiave classica dei leader populisti soprattutto nei momenti di difficoltà. Mercoledì alla Camera e al Senato si voteranno le risoluzioni sulle comunicazioni di Giorgia Meloni sul Consiglio europeo dei giorni successivi: «Vorremmo evitare che ci dividessimo anche in Parlamento», dicono al Nazareno i più dialoganti. 

Vedremo che s’inventeranno per evitare il bis di Strasburgo. E poi ricomincerà la solita rumba, con una Segretaria ferita, ma proprio per questo più agguerrita, che potrebbe cercare la resa dei conti con la minoranza (forse con un Congresso?). Chi continua, e a maggior ragione, a chiedere il Congresso è Luigi Zanda. Forse parlando non solo per sé stesso.
Schlein intanto è convinta, come la canzone dei Rolling Stones, che il tempo sia dalla sua parte.

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