Bivio della storiaL’Europa si organizza per salvare l’Ucraina, ma non vuole rinunciare all’aiuto americano

A Londra si sono riunite le potenze del continente affiancate dal Canada e dalle istituzioni Ue. La missione di salvataggio di Kyjiv è già in azione, ma Starmer e Macron sperano ancora di tenere gli Stati Uniti dalla parte dell’Occidente

AP/Lapresse

«Siamo a un bivio della storia». Le parole di Keir Starmer pesano della consapevolezza di chi sa di non potersi permettere ambiguità o tentennamenti. L’Europa non può rinunciare a salvare l’Ucraina se vuole salvare se stessa e l’ordine mondiale post-1954. E questa è l’ora più buia. Nella villa Lancaster House vicino Buckingham Palace, dove ha riunito diciotto leader mondiali – quasi tutti europei, più il Canada, c’era anche il ministro degli Esteri turco – il premier britannico ha dato il suo appoggio incondizionato all’Ucraina, ha evocato una coalizione dei volenterosi e ha presentato le linee generali di un progetto per mantenere la pace in Europa in caso di negoziato. Soprattutto ha annunciato un nuovo accordo sulle esportazioni da 1,6 miliardi di sterline per l’Ucraina, che le consentirà di «acquistare più di cinquemila missili di difesa aerea» per aiutare la resistenza contro la Russia.

Al fianco di Starmer, a mostrare l’intraprendenza da leader europeo c’era Emmanuel Macron. Il presidente francese ha anticipato che con Starmer ha ipotizzato una tregua di un mese «per aria, mari e infrastrutture energetiche» per avere più tempo per attenuare la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. Una regua limitata, ammettendo che sarebbe «molto difficile» garantire un cessate il fuoco completo data la lunghezza della linea del fronte. In un’intervista al quotidiano francese Le Figaro, ha suggerito che qualsiasi dispiegamento di truppe europee sul territorio avverrà solo in un secondo momento, «non nelle prossime settimane».

Macron ha parlato anche della necessità di allentare le regole fiscali dell’Unione europea per consentire ai Paesi di spendere di più e di utilizzare «finanziamenti innovativi» per la difesa. E poi ha suggerito che i Paesi dell’Unione europea dovrebbero puntare a spendere dal tre al 3,5 per cento del Pil in spese per la difesa, ben al di sopra dell’attuale obiettivo del due per cento della Nato. «Vogliamo la pace, ma non la vogliamo senza garanzie», ha detto. Il rischio maggiore, in questi casi, è quello di trovare accordi imperfetti, deboli. Ieri a Londra sono stati rievocati i fallimentari accordi di Minsk sull’Ucraina del 2014 e 2015.

Oggi sul Foglio c’è un’intervista di Macron concessa a Mauro Zanon sul Falcon Presidenziale in cui si parla delle trattative di pace sull’Ucraina e c’è un appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Se vogliamo essere credibili come europei nel nostro sostegno a lungo termine all’Ucraina – dice il capo dell’Eliseo – dobbiamo essere in grado di fornire delle garanzie di sicurezza solide. Stiamo cercando di muovere le cose. E abbiamo bisogno dell’Italia, di un’Italia forte che agisca a fianco della Francia, della Germania, nel concerto delle grandi nazioni». Perché l’Italia deve essere un pilastro dell’Europa e, come scrive oggi Francesco Cundari nella sua newsletter La Linea, non può permettersi le ambiguità meloniane.

A Londra, Starmer e Macron hanno dato un’indicazione politica chiara per l’Europa. La missione è proteggere l’Ucraina con l’impegno massimo di tutti. Ma senza gli Stati Uniti la partita si complica, parecchio. Quindi l’obiettivo di breve termine è coinvolgere questa Casa Bianca trumpizzata, in un modo o nell’altro, sperando che sia ancora dalla parte dell’Occidente e del mondo libero.

«Le discussioni che abbiamo avuto oggi, in particolare sulla coalizione dei volenterosi, si basano su un piano al quale lavoreremo con gli Stati Uniti, e che avrà il sostegno degli Stati Uniti», ha detto Starmer, aggiungendo che Regno Unito e Francia sono in prima linea per fare da mediatori tra Kyjiv e Washington, possibilmente con l’appoggio dell’Italia. «Questo è lo scopo del piano ed è per questo che ho parlato con il presidente Trump ieri sera prima di sviluppare il lavoro su questo piano».

In attesa di capire da che parte della cortina di ferra si posizionano gli Stati Uniti, almeno nel presente e per i prossimi quattro anni, a Londra si è parlato anche di truppe europee da schierare lungo la linea del fronte in funzione di peacekeeping. «Diversi Paesi» hanno accettato di impegnare truppe per una forza di peacekeeping durante il summit, ha detto Starmer dopo il vertice, ma ha aggiunto che avrebbe lasciato alle singole nazioni il compito di annunciare la propria partecipazione.

La prima criticità sta nel fatto che anche in questo caso sarebbe cruciale un sostegno americano, in particolare una copertura aerea o un’altra forma di “sorveglianza” per proteggere le truppe europee a terra. Anche per motivi concreti come questo Starmer e Macron hanno insistito sul fatto che almeno per il momento non è il caso di escludere l’America dalla lista degli alleati affidabili.

Dopo il vertice, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto: «Dobbiamo riarmare urgentemente l’Europa». Poi ha aggiunto che giovedì ci sarà un vertice europeo per presentare un piano completo a Bruxelles. Anche se è evidente a tutti in questo momento che l’Unione ha quanto meno le polveri bagnate, perché al suo interno ci sono leader come Viktor Orbán e Robert Fico che fanno da megafono alla propaganda putiniana.

L’Europa intesa invece come entità politica continentale ha numeri e valori e convinzioni per poter essere il miglior alleato dell’Ucraina. È quello che ha suggerito ieri il primo ministro polacco Donald Tusk: «Possiamo inviare un impulso molto chiaro, mostrando a Putin e alla Russia che nessuno qui, in Occidente, intende arrendersi al suo ricatto e alla sua aggressione», ha detto.

Tusk ha definito l’Europa un «gigante risvegliato». Perché l’Europa, Ucraina compresa, ha 2,67 milioni di soldati professionali contro 1,13 milioni della Russia, il doppio degli Stati Uniti, anche più della Cina; ha 8.642 carri armati contro i 2.730 della Russia; ha 2.091 aerei da combattimento contro i 1.244 della Russia; ha 18.465 cannoni da artiglieria contro i 5.157 della Russia; ha 2,77 milioni di riservisti contro 1,5 della Russia. I dati sono dell’International Institute for Strategic Studies. «Se c’è qualcosa che ci manca oggi – ha detto Tusk – non è la supremazia economica o demografica, ma la convinzione di essere veramente una potenza globale».

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