Crimini di guerraPer costruire una pace autentica in Ucraina bisogna dare un volto umano ai negoziati

Come spiega la premio Nobel per la pace 2022 Oleksandra Matviichuk, l’occupazione russa non è una soluzione ma l’inizio di una nuova fase di violenze e repressione. Non basta un accordo diplomatico: servono giustizia, protezione dei diritti umani e la fine dell’impunità per i soldati russi che si son macchiati dei peggiori reati

LaPresse

So cosa deve aver provato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante quei momenti difficili nello Studio Ovale lo scorso venerdì, perché anch’io mi trovo spesso nell’assurda posizione di dover convincere le persone che io, premio Nobel per la pace, voglio davvero la pace. Sia chiaro: la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina è orribile. Da undici anni documento il costo di questa guerra. Con l’invasione su larga scala di tre anni fa, la mia organizzazione ha creato una rete di difensori dei diritti umani per raccogliere prove sui crimini di massa: dai cadaveri nelle strade di Bucha alle fosse comuni di Izium. Oggi il nostro database è alla base del lavoro del procuratore generale, che ha catalogato oltre centocinquantamila crimini di guerra russi.

Ho parlato con centinaia di sopravvissuti alla prigionia russa. Mi hanno raccontato di essere stati picchiati, stuprati, sottoposti a elettroshock e ad altre atrocità indicibili. La sofferenza dei bambini ucraini è particolarmente straziante. Il tentativo di riprogrammarli affinché rinnegassero la loro lingua e cultura d’origine è una tattica genocida, mirata a cancellare un popolo distruggendone il futuro. Più di ventimila bambini sono stati illegalmente deportati in Russia, un crimine per cui Vladimir Putin è ora incriminato dalla Corte Penale Internazionale.

Da questi fatti emergono due conclusioni. Primo, le vittime credono che i loro carnefici commettano queste atrocità nella più totale impunità. Consapevoli che le forze russe hanno già perpetrato simili brutalità in Cecenia, Siria, Mali e altrove senza subire conseguenze, questi soldati si sentono liberi di continuare i loro crimini in Ucraina. Secondo, l’occupazione non è pace: è solo l’inizio di una nuova fase di sofferenza. Nei territori occupati dai russi, le persone vivono in una sorta di zona grigia, prive dei mezzi per difendere i propri diritti, le proprie proprietà e persino i propri figli. Secondo il diritto internazionale, l’occupazione è ancora un conflitto armato: non attenua gli orrori della guerra, li rende solo invisibili.

Gli ucraini vogliono la pace più di chiunque altro. Ma chiediamo una pace vera, fondata sulla giustizia, sulla libertà e su una sicurezza duratura, che ci garantisca un futuro in Europa. Desideriamo la libertà di vivere senza la minaccia costante di nuove violenze. È per questa pace che abbiamo combattuto, sofferto, per cui siamo morti e sopravvissuti

Mentre le trattative per il cessate il fuoco proseguono senza che noi possiamo influire su di esse, il nostro timore più grande è che non portino a nulla. Alla Russia non interessa se c’è guerra o pace: il suo obiettivo è la distruzione dell’Ucraina e del popolo ucraino. Mosca incasserà volentieri ogni concessione da un’eventuale amministrazione Trump, per poi continuare a combattere. La storia è piena di esempi di accordi di cessate il fuoco violati dalla Russia con nuove aggressioni. Ma è altrettanto probabile che il Cremlino adotti una strategia ibrida, mobilitando forze politiche per procura, infiltrando istituzioni, fomentando il caos sociale e investendo massicciamente nella propaganda per minare la determinazione ucraina mentre si riarma.

Gli ucraini sono profondamente grati agli Stati Uniti e a tutti coloro che ci hanno sostenuto. Ma per costruire una pace autentica, chiedo ai nostri partner occidentali di dare un volto umano a questi negoziati. Le garanzie di sicurezza sono fondamentali, i diritti sulle risorse minerarie e le linee di confine sono importanti, ma mi colpisce quanto poco si parli delle persone.

Inserire una dimensione umana nelle trattative significherebbe, innanzitutto, riconoscere che la pace deve avere il consenso del popolo ucraino. Vorrebbe dire liberare tutti i prigionieri ucraini detenuti nelle carceri russe e riportare a casa tutti i bambini deportati. Significherebbe anche tutelare i diritti di tutti gli ucraini, compresi quelli nei territori occupati, attraverso un monitoraggio internazionale dei diritti umani all’interno dei confini riconosciuti dell’Ucraina. Inoltre, si dovrebbe garantire un risarcimento per le vittime, utilizzando i beni russi sequestrati per finanziare la ricostruzione e sostenere il recupero fisico e psicologico, compresa un’indennità per i familiari delle persone uccise.

Un elemento cruciale sarebbe poi il rafforzamento dei processi di giustizia. I responsabili dei crimini di guerra devono essere puniti, altrimenti il ciclo di violenze continuerà. Ciò implica un maggiore sostegno alle indagini ucraine e l’istituzione di un tribunale internazionale per il crimine di aggressione. Se alcuni politici statunitensi insistono sul fatto che stabilire chi abbia iniziato questa guerra sia una questione “complicata”, allora che sia un tribunale a deciderlo.

Ma soprattutto, la pace significa la fine dei bombardamenti. Se Trump è davvero un uomo di pace, può chiederlo oggi stesso. Alla vigilia del terzo anniversario dell’invasione su larga scala, la Russia ha lanciato più droni contro le città ucraine in una sola notte che in qualsiasi altro momento prima d’ora, colpendo per lo più obiettivi civili. Da Washington non è arrivata alcuna critica né alcun commento. Gli ucraini vogliono la pace, e il modo più semplice per ottenerla è che la Russia smetta di uccidere.

Per gentile concessione dell’autrice. Questo articolo è comparso originariamente sul Financial Times

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