Silenziosi e puliti L’importanza sottovalutata dei cantieri a zero emissioni

Le costruzioni rappresentano tra il cinque e il dieci per cento delle emissioni nelle città. Per invertire la tendenza bisogna puntare sugli escavatori elettrici, ancora poco diffusi soprattutto per ragioni economiche. L’esempio di Oslo, però, dimostra che il cambiamento è possibile

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Quante volte abbiamo maledetto il fracasso prodotto dal cantiere sotto casa? Magari mentre stavamo lavorando o eravamo sommersi dai libri per un importante esame all’università. A Oslo, capitale della Norvegia, questo problema non esiste quasi più da anni. Dal 2019, la città scandinava ha avviato un processo di transizione ecologica anche per quanto riguarda i cantieri, ormai sempre più vicini alle emissioni zero.

L’amministrazione comunale ha fortemente investito in mezzi elettrici, che non solo non producono quasi alcun rumore ma inquinano molto meno. In base ai dati di marzo, l’ottantacinque per cento dei cantieri di Oslo è a emissioni zero, ma l’obiettivo è quello di arrivare al cento per cento entro la fine del 2025.

I vantaggi sono molti. Innanzitutto non producono sostanze inquinanti quando sono attivi. Questo è un dato di non poco conto, soprattutto considerando che, a differenza di un’automobile, alcuni mezzi impiegati nei cantieri rimangono accesi per diverse ore consecutive durante la giornata. In genere, come ha ricordato la vicesindaca di Oslo Marit Vea, il settore delle costruzioni rappresenta dal cinque al ​​dieci per cento delle emissioni dirette nelle città. Per entrare più nel dettaglio, i cantieri contribuiscono per il quattordici per cento all’inquinamento da PM2,5 e per l’otto per cento a quello da PM10 nei centri urbani.

Inoltre, non producendo emissioni, questi mezzi possono anche essere utilizzati in ambienti chiusi: una possibilità inconcepibile con gli omologhi a carburante. Ma i vantaggi toccano anche il tema dell’inquinamento acustico. I mezzi elettrici producono molto meno rumore rispetto a quelli a diesel: si parla, secondo le stime ufficiali della città norvegese, del -75 per cento. 

Secondo uno studio dell’Università di Tunisi, vivere in un ambiente con forti e costanti suoni aumenta la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e stress. In Unione europea si stimano oltre nuovi quarantottomila casi di malattie cardiache a causa dell’esposizione a rumori. La maggior parte deriva dal traffico, ma anche la parte cantieristica ha un impatto da non sottovalutare. 

Come tutte le transizioni “verdi”, anche quella dei cantieri ha i suoi costi. In Norvegia, il settore è agevolato da un costo dell’energia mediamente più basso rispetto ad altri Paesi e da un’industria specializzata in batterie molto competitiva. Il comparto dei cantieri green è però in una fase embrionale. Secondo Pranav Jaswani, analista tecnologico presso la società di consulenza di mercato IDTechEx intervistato da Bloomberg, solo il due per cento dei veicoli da cantiere venduti in Cina è alimentato a batteria. La penetrazione nei mercati statunitensi ed europei è ancora più bassa: parliamo rispettivamente dell’uno e dell’1,5 per cento sul totale. 

Il motivo è principalmente legato a costi. Il TB20e, mini escavatore cento per cento elettrico dell’azienda giapponese Takeuchi, costa quasi quarantottomila euro. Mentre uno Yanmar, alimentato a diesel, ha un prezzo di listino da diciottomila euro. In linea teorica, le spese aggiuntive potrebbero essere recuperate dal denaro risparmiato in costi energetici, dato che l’elettrico è più vantaggioso rispetto ai combustibili fossili. Ma molte aziende non hanno la liquidità necessaria per effettuare investimenti di tale portata. 

All’orizzonte, però, ci sono dei cambiamenti. Lo scorso febbraio Volvo ha annunciato che i nuovi escavatori saranno muniti di una nuova tipologia di batterie agli ioni di litio che durerà per un intero turno di lavoro da otto ore, senza aver bisogno di nessuna ricarica. Un passo avanti notevole, soprattutto considerando che oggi la durata può essere fortemente influenzata dalla temperatura esterna.

In Italia il settore è ancora molto indietro rispetto alle eccellenze continentali. Tra gli esempi virtuosi c’è Enel, che dal maggio 2023 assegna punti bonus nelle graduatorie per i bandi pubblici alle aziende che utilizzano macchinari elettrici. In Germania e Francia, invece, lo Stato aiuta direttamente le aziende, finanziando l’ottanta per cento dei costi d’acquisto.

«Entro il 2025, nelle città di tutto il mondo devono essere costruite un miliardo di nuove case. Entro il 2050, sulla Terra ci saranno il doppio degli edifici di oggi. Senza un’edilizia pulita a basse emissioni di carbonio, quegli edifici saranno associati a una enorme quantità di emissioni, accelerando la crisi climatica», spiega Kevin Austin, vicedirettore esecutivo del network C40 Cities.

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