Questo è un articolo de Linkiesta Magazine con gli articoli di World Review del New York Times. Si può comprare, qui sullo store, con spese di spedizione incluse.
Il mercato globale determina una moltitudine di bisogni a volte in contrasto, una diversa propensione alla spesa in altrettanto diverse aree geografiche e interessi nazionali e revanscismi nazionalistici che guidano e influenzano un consumatore sollecitato da una miriade di contenuti mediatici.
La nostra epoca è contraddistinta da una intensificazione di curve gaussiane di crisi. Sempre più ravvicinate, a volte in sovrapposizione.
In questo quadro grossolanamente descritto, forse pure “scalcinato”, stiamo attraversando un decennio simile al corrispondente del secolo precedente a partire dalla pandemia.
Eppure io sono ottimista, per il futuro di un sistema industriale basato su una reale manifattura, sull’amore per il prodotto e sulla ricerca continua del suo miglioramento in modo onesto e trasparente.
Sostenibilità, economia circolare, educazione del consumatore, Intelligenza Artificiale, devono essere affrontati in modo onesto e trasparente.
Il 2024 per la moda potrebbe aver rappresentato un anno di transizione proprio su questo tema. Al di là di determinati ragioni locali (valuta debole in Giappone, inflazione in America, crisi industriale in Germania e cosi via) il consumatore sta riflettendo sul reale valore dei prodotti che acquista, sul loro bilanciamento tra qualità e prezzo. Non solo per un mero ragionamento economico ma etico.
L’acquisto moda risulta meno importante di qualche tempo addietro, ma questo è sempre ciclicamente avvenuto negli ultimi trent’anni. Il rischio ora è una diminuzione di fiducia tra cliente e brand.
Non per tutti però! Chi ha mantenuto quel bilanciamento sopraccitato, magari a scapito di facili e alte marginalità, riesce a consolidare e pure a crescere in questi momenti complicati. Herno fa parte di questo ristretto gruppo.
Riassumendo, l’anno che si chiude ha visto una netta biforcazione tra aziende-marchi ad andamento positivo e aziende-marchi ad andamento negativo determinando un certo nervosismo nel mondo finanziario che ha sempre considerato la moda come un settore dalle uova d’oro. Per questa ragione vedo un 2025 turbolento rispetto a problematiche finanziarie, fusioni, acquisizioni nel mondo della moda.
Riguardo allo scenario dell’andamento della moda, immagino che l’anno che verrà, al netto della situazione geopolitica, seguirà le dinamiche dell’anno precedente con la possibilità di una crescita della propensione al consumo nel secondo semestre se si stabilizzeranno alcune aree del mondo (su tutte Medio Oriente, Ucraina e Taiwan). Abbiamo bisogno di stabilità per poter progredire in ogni campo, compreso quello della moda che sta affrontando una sfida definitiva: la qualità trasparente.
L’Italia in questa sfida globale deve giocare il ruolo che le compete. Perché una cosa è certa, l’umanità ha bisogno dell’Italia! Geograficamente, paesaggisticamente, culturalmente e per tutti quelli – sono moltissimi – che riescono a immaginare e realizzare manufatti meravigliosi. Perché l’italiano prova piacere, al di là del guadagno, nel dare gioia attraverso il suo pensiero creativo e i suoi prodotti.
Claudio Marenzi è Presidente di Herno
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