Il conflitto in Ucraina, la responsabilità dell’aggressione russa, la fragilità dell’unità europea, la posizione ambigua degli Stati Uniti e il ruolo crescente delle destre filo-Cremlino in Europa. Sono questi i temi cruciali su cui si è espressa Kaja Kallas, Alto Rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, in un’intervista rilasciata a Repubblica. «La Russia ha attaccato palesemente un altro Paese, la sua integrità territoriale, la sua sovranità. L’Ucraina non ha fatto nulla per provocare questa guerra», ha spiegato Kallas, sottolineando come sia essenziale, in un tempo di disinformazione e revisionismi, ribadire l’evidenza dei fatti: «È raro nel mondo che i conflitti siano così bianco o nero. Ecco, la guerra in Ucraina è bianco o nero. C’è un aggressore e una vittima».
Secondo la rappresentante europea, Trump potrebbe effettivamente contribuire a chiudere il conflitto, ma solo a condizione di esercitare pressione su Mosca, non su Kyjiv. «Credo che potrebbe davvero porre fine a questa guerra in brevissimo tempo facendo pressione sulla Russia. La pressione invece è sull’Ucraina», ha osservato, lasciando intendere che l’ex presidente americano, finora, ha mostrato una vicinanza eccessiva al Cremlino: «Non si è ancora vista una forte pressione sulla Russia».
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda le dichiarazioni di Trump, secondo il quale sarebbero stati Joe Biden e Volodymir Zelensky a volere la guerra. La risposta di Kallas è netta: «Non so perché lo dica. Oggi tutto è documentato. La Russia ha iniziato questa guerra il 24 febbraio 2022, una guerra su vasta scala. Ma posso darvi un elenco di Paesi che hanno attaccato e nessuno ha mai aggredito la Russia». Un elenco che comprende Finlandia, Estonia, Lettonia, Polonia, Georgia, Ucraina, Siria, Afghanistan.
A Sumy, la scorsa domenica, un bombardamento russo ha causato una nuova strage di civili. «Trentaquattro giorni fa, l’Ucraina ha accettato un cessate il fuoco incondizionato. Per trentaquattro giorni la Russia ha continuato a bombardare. Dimostra chiaramente che vuole solo la resa incondizionata dell’Ucraina», ha detto Kallas, evidenziando come il Cremlino non dia alcun segnale credibile di voler negoziare la pace.
Nel corso dell’intervista, Kallas ha affrontato anche il tema della risposta europea, affermando che il sostegno all’Ucraina, tanto in termini di armamenti quanto di sanzioni, deve continuare. Ha riconosciuto le difficoltà poste da alcuni Paesi membri, in particolare l’Ungheria, ma ha ribadito l’importanza della compattezza: «Finora siamo stati uniti. Abbiamo bisogno che tutti siano a bordo». Alla domanda su come convincere il primo ministro ungherese Viktor Orbán a sostenere nuove misure, Kallas ha risposto: «È difficile, ma dipende anche da quello che fanno gli americani».
La minaccia russa, del resto, non si limita ai confini ucraini. Per Kallas è evidente che «qualsiasi cosa provenga dalla Russia colpisce tutti», anche se le percezioni variano tra l’Europa orientale e quella occidentale. Allo stesso tempo, mette in guardia dalla penetrazione delle narrazioni russe in Occidente: «Dobbiamo essere molto vigili riguardo alle narrazioni russe che guadagnano terreno in Europa. In democrazia, alla fine la gente vota. Ma il loro voto è molto legato a ciò che sentono dai media e a ciò in cui credono. Questa è davvero una lotta per la verità».
Dal punto di vista strategico, l’Unione europea si sta muovendo verso una maggiore autonomia militare attraverso il piano “RearmEu”, ma Kallas chiarisce che «si può fare sempre di più» e rilancia l’idea di finanziare la difesa europea con debito comune: «Per il Covid lo abbiamo fatto. Poi ci sono le regole fiscali. Sappiamo che alcuni Paesi non sono d’accordo».