Steve Witkoff incarna una delle tante follie di Donald Trump e, coerente con le direttive da lui ricevute, sta combinando un guaio irreparabile con l’Iran. Questo immobiliarista, esperto in trattative newyorchesi da miliardi di dollari, privo di qualsiasi esperienza diplomatica, digiuno di politica internazionale, è stato mandato dal presidente in giro per il mondo a trattare al posto di chi dovrebbe farlo con competenza, cioè il Segretario di Stato Marco Rubio o il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz, forti, a differenza sua, di solidi staff di diplomatici.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Vladimir Putin lo tiene a colloquio per quattro ore e mezzo e lo liquida senza concedere nulla sull’Ucraina, anzi subito dopo ordina una strage di civili ucraini a Sumy. Il Qatar si fa beffe della sua mediazione e continua a sostenere Hamas, la guerriglia a Gaza non ha fine, e ora tocca all’Oman ospitare un round negoziale mediato tra Stati Uniti e Iran sul nucleare. Qui Steve Witkoff, alla disperata ricerca di un qualche successo purché sia, dopo un’inesauribile serie di buchi nell’acqua, sta dando il peggio di sé stesso. La sua strategia è grottesca: dà ragione agli iraniani su tutto parlando con loro, così non lasciano il tavolo negoziale, poi si smentisce in pubblico nella caotica speranza che, alla fin fine, potrà finalmente rivendicare un qualche risultato.
La trattativa con l’Iran è iniziata con un braccio di ferro procedurale. Donald Trump dalla Casa Bianca, al fianco di un Benjamin Netanyahu che nascondeva il suo disappunto guardando per terra, ha annunciato pomposamente colloqui “diretti” Usa-Iran.
Immediata la risposta del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che lo ha smentito e ha detto che non si sognava neanche di incontrare gli odiosi americani e quindi i colloqui devono essere «indiretti». Così è stato, con la delegazione diplomatica di Mascate che ha fatto la spola tra le stanze separate in cui stavano le due delegazioni.
Alla fine del primo round c’è stata grande soddisfazione, eccellente clima e impegno a continuare la trattativa per una ragione che ha dell’incredibile: Steve Witkoff nei colloqui ha ceduto su tutti i punti alle richieste iraniane. Ha escluso dalla discussione qualsiasi controllo o limitazione del programma missilistico iraniano, condizione indispensabile dopo i proditori attacchi missilistici iraniani contro Israele e ancor più dopo le decine di salve di missili iraniani lanciati dagli Houti contro le navi nello Stretto di Bab el-Mandeb sul Mar Rosso. Ha subito, senza reagire, l’assoluta indisponibilità iraniana a mettere in discussione l’Asse della Resistenza che a partire dal precedente accordo sul nucleare del 2015 destabilizza il Medio Oriente.
Witkoff non ha chiesto lo smantellamento del programma nucleare iraniano – che è alle soglie della capacità di costruire una bomba atomica – ma ha semplicemente chiesto, lo ha comunicato lui stesso in un’intervista a Fox News, di rallentare l’arricchimento dell’uranio, di ripristinare le ispezioni internazionali dell’Aiea e di garantire l’accesso a tutti i siti nucleari: «Si tratterà principalmente di verificare il programma di arricchimento e in ultima analisi di verificare la sua armamentazione, inclusi i missili. I colloqui si incentreranno sulla supervisione del programma di arricchimento dell’uranio dell’Iran e in ultima analisi del suo armamento». Dunque, nessuna chiusura dei programmi nucleari iraniani, ma solo una trattativa sulle modalità di «supervisione» di questi programmi. In altre parole, la replica dell’accordo Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) siglato da Barack Obama nel 2015 e poi annullato da Donald Trump nel 2019. L’inviato di Trump smentisce Trump.
Naturalmente gli iraniani, davanti a questa resa americana, si sono detti ben contenti di continuare la trattativa. Il secondo incontro è stato fissato per il 19 aprile a Roma, sempre e rigorosamente in forma indiretta.
Non è chiaro quanto questo disastro – che lascia interdetto e incredulo il pur fedele alleato Netanyahu – dipenda dal palese dilettantismo di Steve Witkoff e quanto dalle mattane di Donald Trump, ma è evidente che un accordo sulle basi offerte dal plenipotenziario americano sarebbe ancora peggiore di quello pessimo siglato da Barack Obama e denunciato dallo stesso Trump nel 2019. Di fatto, l’Iran otterrebbe il ritiro delle sanzioni, indispensabile alla sua economia, in cambio di nulla.
Dopodiché, Steve Witkoff si deve essere accorto di avere combinato un gran pasticcio e martedì si è clamorosamente smentito su tutta la linea e ha dichiarato: «L’Iran deve interrompere ed eliminare il suo programma di arricchimento nucleare e di armamento». Dunque, non più «supervisione» ma «eliminazione» radicale e totale del programma di arricchimento nucleare. Esattamente l’opposto, come peraltro chiede Israele. Replica perfetta dello stile caotico di trattativa di Donald Trump.
In attesa che Steve Witkoff si metta d’accordo con sé stesso e la smetta di fare confusione su temi cruciali, i colloqui continuano. Per ora.