Dall’altra parte dell’oceano, Donald Trump è attivamente impegnato nello smantellare tutte le politiche statali riguardanti diversità, equità, inclusività e accessibilità. Le conquiste della società democratica sembrano crollare come un castello di carte. Nello stesso momento, in Ucraina, segnata dall’intensificarsi dei bombardamenti russi da quando il presidente degli Stati Uniti ha iniziato i negoziati, la dignità umana diventa sempre più centrale.
A causa della guerra russa all’Ucraina, iniziata con l’annessione della Crimea nel 2014, all’interno della società si sono creati dei nuovi gruppi: gli sfollati interni e i veterani. Questi ultimi esistevano già, ma si trattava perlopiù di coloro che avevano combattuto nella Seconda guerra mondiale o in Afganistan nelle truppe dell’Urss.
Da undici anni lo status di veterano viene attribuito a coloro che hanno combattuto nella guerra russo-ucraina. Negli ultimi tre anni, il numero di queste persone è aumentato in maniera significativa. Secondo il viceministro Ruslan Pryhodko, del ministero per le Politiche per i veterani, in intervista al media ucraino Suspilne, in Ucraina, a oggi ci sono 1,3 milioni di persone con lo status del veterano, tra cui ottocentomila con lo status di partecipante alle azioni belliche. Si prevede, inoltre, che alla fine della guerra la cifra sfiorerà i quattro milioni di persone. È una fetta di popolazione davvero consistente, che sta già avendo un impatto sulla società.
In Ucraina, quasi in ogni discussione pubblica riguardante la sfera sociale, economica o lavorativa compare la parola veterano. Nei loro confronti vengono delineate intere politiche statali e persino dalle aziende private. Secondo la legge ucraina “Sullo status dei veterani di guerra e le garanzie della loro tutela sociale»”, il veterano di guerra è colui o colei che ha partecipato alla difesa della Patria o ha preso parte alle azioni belliche sul territorio di altri Paesi. A questi appartengono coloro che hanno lo status di partecipante alle azioni belliche (chi prese effettivamente parte alle operazioni militari; all’interno del testo legislativo questa categoria viene ben specificata), persone con invalidità causata dalla guerra, partecipanti alla guerra.
Quando è iniziata l’invasione su vasta scala, migliaia di uomini e donne decisero di arruolarsi volontariamente nelle forze armate o nella difesa territoriale. In questi anni, ci sono state diverse campagne di mobilitazione, e in molti hanno continuato ad arruolarsi seguendo il proprio cuore. Sono persone che hanno rinunciato alla propria vita quotidiana, alla carriera, molti hanno riportato delle ferite, migliaia sono caduti. È un dovere morale, da parte dello Stato ma anche da parte di ogni singolo cittadino, ripagare coloro che hanno difeso la propria casa. Grazie, innanzitutto, ai militari ucraini, lo stivale russo non sta marciando sul suolo europeo.
L’esperienza del popolo ucraino – sia nel rispondere all’aggressione, sia nell’adattarsi alla quotidianità segnata da bombardamenti o nell’affrontare le sfide enormi per l’economia – può essere un esempio da adottare per i Paesi europei. Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno ciascuno delle proprie politiche per i loro militari e i veterani, e queste perlopiù riguardano pensioni, sostegno psicologico, benefici sanitari e reintegrazione nella società civile. A grandi linee, anche in Ucraina il principio è simile, differenziandosi, però, su alcuni punti: il numero dei veterani rispetto alla popolazione, l’economia agli stremi e la guerra ancora in corso.
Il ministero per le Politiche dei veterani ucraino sta testando una piattaforma che offre le statistiche sul numero dei veterani, membri delle loro famiglie, coloro che hanno partecipato alle azioni belliche o hanno riportato invalidità a causa della guerra. I dati riportati sono depersonalizzati, divisi per regione e per categoria, il che permette alle varie associazioni di stimare la portata dei progetti volti al sostegno dei veterani e delle loro famiglie.
La percentuale di veterani incide anche sulla popolazione generale, diminuita con l’inizio dell’invasione: quasi otto milioni di ucraini si sono trasferiti all’estero, circa sei si trovano sui territori occupati dalla Russia, migliaia hanno perso la vita, migliaia sono stati deportati. La guerra ha un forte impatto sulla salute fisica e psichica di tutta la popolazione, segnando, per di più, coloro che si sono trovati ad affrontare l’orrore faccia a faccia.
Bisogna tener conto che i militari non possono reintegrarsi nella vita civile da un giorno all’altro, come se nulla fosse successo – stiamo parlando di due mondi e ritmi di vita totalmente diversi.
Molti di coloro che vengono oggi congedati hanno riportato ferite anche gravi: amputazione degli arti, diversi traumi psicologici, tra cui la sindrome post-traumatica. Sono persone che, prima dell’invasione, avevano una loro vita, un lavoro, una famiglia. Non sempre si può ritornare al lavoro di prima, per i motivi più disparati: problemi di salute fisica o psichica, cambio dei valori, essere abituati al mondo militare soggetto alle strette regole – ben diverso dalla vita civile –, talvolta il posto di lavoro non esiste più, oppure si ha semplicemente bisogno di uno stacco per poter riprendersi.
In Ucraina, per i veterani, e in particolare per i partecipanti alle azioni belliche, sono previste una serie di agevolazioni, come ad esempio il servizio odontoiatrico gratuito fino a una certa soglia, cure mediche gratuite, gli sconti sulle bollette, affitto o trasporti pubblici gratuiti. Oltre a queste, ci sono una serie di programmi di sostegno volti ad aprire una propria impresa o all’acquisto della casa.
La Fondazione dei veterani, che riporta al suddetto ministero, conduce regolarmente dei sondaggi volti a illustrare le problematiche generali legate alla reintegrazione nella vita sociale e di quale sostegno da parte dello Stato necessiterebbero i veterani. Dall’ultimo sondaggio, concluso a novembre del 2024, su una serie di domande nei vari contesti, che ha coinvolto 1025 persone, sono usciti i seguenti dati: 68,8 per cento dei rispondenti vorrebbe aprire una propria impresa; per quanto riguarda il sostegno necessario, 59,8 per cento avrebbe bisogno dell’aiuto economico, che tra l’altro è una delle necessità principali che si evince dai sondaggi precedenti; 12,8 per cento necessita del sostegno sanitario.
In merito ai servizi di cui i veterani non sarebbero soddisfatti, 46,9 per cento parla dei servizi sanitari; 43,2 per cento dell’aiuto economico; 21,7 per cento della riabilitazione psicologica. Un’altra domanda importante, riguardante cosa potrebbe accadere una volta tornati dalla guerra russo-ucraina, prevedeva risposte a cinque livelli di probabilità: soffermandosi sulla categoria «molto probabile» ci sono i seguenti dati: 51,7 per cento parla della carenza di lavoro; per il 41,7 per cento si tratta di conflitti in famiglia; 52,6 per cento menziona l’instabilità psico-emotiva; 55,8 per cento parla dell’assenza dello spazio inclusivo o del posto di lavoro adattato per le persone con invalidità. I veterani, inoltre, temono l’incomprensione da parte della società; tuttavia, da un altro sondaggio condotto tra la popolazione civile, si evince che il 76 per cento dei rispondenti rispetta i veterani.
Sono solo alcuni dei dati del sondaggio, che però riguardano l’aspetto professionale, la salute e l’integrazione nella società e sul posto di lavoro. La fondazione stessa non lo ritiene rappresentativo; tuttavia i risultati riflettono una problematica generale.
Per quanto il governo ucraino si impegni in questa direzione, ci sono ancora tante lacune da colmare per rendere i servizi davvero efficienti. Diverse istituzioni europee collaborano con l’Ucraina in questo ambito. Il Consiglio dell’Unione Europea si occupa di fornire il supporto psicologico e di reintegrazione attraverso dei corsi di formazione appositi per psicologi e operatori sociali. Uno di questi corsi si è svolto a febbraio scorso, nell’ambito del piano europeo sulla ricostruzione dell’Ucraina, in risposta alla richiesta delle amministrazioni militari regionali.
Sida, l’agenzia svedese dello sviluppo internazionale, si occupa del sostegno alle iniziative dei veterani, della riabilitazione psicologica collaborando con associazioni ucraine come Veteran Hub. Le ambasciate dei vari stati europei, a loro volta, oltre a supportare la riabilitazione psicologica, organizzano corsi per lo sviluppo delle microimprese per i veterani.
La Banca europea di sviluppo e ricostruzione (Ebrd), ad aprile dell’anno scorso, ha firmato un memorandum di intesa con la Banca nazionale ucraina (Nbu). Il memorandum ha visto l’adesione di ventisette banche ucraine. Stando a questo accordo, verranno supportate le istituzioni finanziarie ucraine per rendere le banche e i servizi finanziari più accessibili ai veterani – siano questi clienti o impiegati.
La Ebrd, inoltre, ha sbloccato le garanzie di 250 milioni di euro per due maggiori banche ucraine, per finanziare il settore privato. Sono stati già rilasciati i primi crediti dalla banca ucraina Ukrgasbank. Al di là di questa collaborazione, diverse banche ucraine offrono una serie di servizi agevolati per i veterani e le loro famiglie.
Se prima del 2022 le aziende ucraine adottavano un determinato approccio per ogni singolo lavoratore che si arruolava o veniva mobilitato e in seguito tornava alla vita civile, con l’inizio dell’invasione su vasta scala le imprese e gli imprenditori ucraini si sono scontrati con il massiccio arruolamento che ha richiesto l’adottamento di politiche mirate per questa componente della società.
Su Forbes UA si possono leggere una serie di casi di come le aziende ucraine supportano i propri impiegati arruolati nell’esercito. A cominciare dall’aiuto con l’equipaggiamento, sostenendo le famiglie, aiutando economicamente nel caso di ricovero in ospedale a seguito delle ferite riportate, e poi occupandosi anche della riabilitazione psicologica e reintegrazione sul posto di lavoro dei propri impiegati attraverso una serie di corsi volti alla formazione professionale.
Un altro esempio è la piattaforma ucraina per la ricerca di lavoro work.ua, che offre una finestra con le offerte che sarebbero adatte ai veterani in generale o a coloro che hanno invalidità. Ristoranti e alberghi riservano loro degli sconti, i visitatori lasciano, per i militari, il caffè o il cibo sospesi.
Se da un lato i veterani ucraini hanno bisogno del sostegno professionale, psicologico, medico ed economico nel ritornare alla vita civile – che non sarà mai quella di prima –, dall’altro lato noi abbiamo bisogno di loro. Stiamo parlando di persone che hanno alle spalle un’incredibile esperienza e una combinazione di soft e hard skills che difficilmente si ottengono nella vita civile: lavorare sotto stress, dover eseguire ordini e raggiungere degli obiettivi, spesso con tempi ristretti e scarsità di mezzi; valutare la situazione, e trovare soluzioni in tempi rapidi; saper sopravvivere in condizioni difficili, ben lontane dal comfort domestico; o aiutare un passante aggredito, come è il caso del militare ucraino che salvò un turista a Venezia, avendo conoscenze di soccorso medico.
I veterani ucraini sono una risorsa pregiata per la società – non soltanto quella ucraina, ma anche europea. Come i militari attuali e i veterani hanno bisogno del nostro sostegno, così noi abbiamo bisogno di loro per imparare a vivere in un mondo sempre più ostile, preservando la propria dignità umana.