
Wall Street sorride dopo l’accordo tra Cina e Stati Uniti sulla riduzione dei dazi. L’indice Dow Jones chiude al +2,81 per cento, il Nasdaq guadagna il 4,35 per cento e lo S&P sale del 3,26 per cento. Trump, da una parte, si prende tutti i meriti e annuncia un’imminente telefonata con Xi Jinping («entro la fine della settimana»); Pechino, dall’altra, modera l’entusiasmo e guarda avanti.
«Non ci sono vincitori in una guerra commerciale e dei dazi, e il protezionismo porta all’isolamento», ha detto Xi Jinping nel suo discorso d’apertura della quarta riunione ministeriale del Forum Cina-Celac, la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici.
Le trattative di Ginevra, in Svizzera, sono durate più di quarantotto ore, ma alla fine hanno portato i risultati auspicati da entrambe le potenze. Ieri, lunedì 12 maggio, i governi di Cina e Stati Uniti hanno infatti annunciato una riduzione dei dazi che si erano imposti a vicenda nelle scorse settimane. L’accordo ha una validità di novanta giorni, entrerà in vigore «entro mercoledì 14 maggio» e ha l’obiettivo di disinnescare la guerra commerciale tra Washington e Pechino, nella speranza di raggiungere successi più solidi e duraturi.
Gli Stati Uniti abbasseranno dal centoquarantacinque per cento al trenta per cento i dazi sulle merci cinesi, mentre Pechino taglierà dal centoventicinque per cento al dieci per cento le tariffe sui prodotti statunitensi. I cosiddetti dazi «reciproci» annunciati da Trump, di fatto, passeranno dal novanta al dieci per cento (la tariffa base imposta dalla Casa Bianca per tutti i Paesi). «Un grande accordo», ha detto il presidente degli Stati Uniti, che ha sottolineato l’intoccabilità dei dazi su auto, acciaio e alluminio.
I dazi statunitensi del trenta per cento sui beni cinesi sono spiegati dalla somma tra la tariffa base (dieci per cento) e quella ancora in vigore a causa del fentanyl (venti per cento), una droga sintetica molto diffusa negli Stati Uniti e principalmente prodotta in Cina. Una decisione, quella di mantenere la tariffa del venti per cento, che Pechino ha definito «irragionevole»: «Gli Stati Uniti devono smetterla di diffamare e di attribuire alla Cina la responsabilità» della crisi del fentanyl, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri.
La natura temporanea dell’intesa non ha convinto pienamente gli investitori, nonostante tutte le borse europee abbiano chiuso in rialzo, con Milano al +1,40 per cento. Al momento non sono emerse novità dalle trattative tra Washington e Bruxelles. Il 12 maggio, Trump ha detto che sul piano commerciale «l’Unione europea è per molti versi più cattiva della Cina. Abbiamo tutte le carte in regola, ma ci trattano in modo molto ingiusto».
Durante il Liberation Day del 2 aprile, Donald Trump ha annunciato dazi aggiuntivi del venti per cento sui beni provenienti dall’Unione europea. L’8 aprile, il presidente degli Stati Uniti ha sospeso temporaneamente – per novanta giorni, dunque fino all’8 luglio – tutte le tariffe da lui definite «reciproche». I dazi al venti per cento si sarebbero sommati a quelli settoriali al venticinque per cento su acciaio, alluminio e automobili, rimasti in vigore.