Just transition Eni presenta il suo modello per una transizione equa e inclusiva

Plenitude, Enilive, Eniquantic e oltre cento progetti nei Paesi in cui opera: la multinazionale italiana dell’energia presenta i suoi strumenti per una transizione energetica giusta e misurabile. Non solo riduzione delle emissioni, ma nuovi modelli industriali e attenzione al lavoro dignitoso lungo tutta la filiera

Eni

In un tempo in cui la parola “transizione” viene consumata come un mantra, spesso priva di sostanza, il vero discrimine non è tra chi promette e chi tace, ma tra chi cambia e chi si adatta. Eni, nel suo nuovo report volontario di sostenibilità Eni for 2024 – A Just Transition, afferma di appartenere alla prima categoria. Non si limita ad adeguarsi al corso degli eventi, ma intende guidarlo. È un obiettivo dichiarato, che si misura con un contesto geopolitico instabile, una crisi climatica sempre più stringente e un’innovazione tecnologica che corre a velocità vertiginosa. In questo quadro, parlare di “transizione giusta” non significa solo cambiare fonti energetiche, ma ripensare l’intero paradigma produttivo, industriale e sociale. Eni dice di farlo, con risultati, investimenti, strategie.

Il report, pubblicato il 14 maggio rappresenta la diciannovesima edizione del documento volontario con cui Eni racconta non solo ciò che ha fatto, ma soprattutto come e perché. In parallelo con la prima rendicontazione obbligatoria di sostenibilità ai sensi della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), entrata in vigore quest’anno, Eni for 2024 si propone come strumento complementare: meno normativo, più narrativo, utile a restituire ai lettori – stakeholder, cittadini, osservatori – una visione concreta e articolata dell’impegno del gruppo per una transizione energetica sostenibile e inclusiva.

«Viviamo tempi di cambiamenti rapidi e complessi. Profonde evoluzioni geopolitiche, sfide ambientali e rivoluzioni tecnologiche stanno ridisegnando le rotte della crescita globale e della sicurezza energetica», ha affermato l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel messaggio agli Stakeholder che introduce il report. «Ne risulta un contesto di frammentazione, incertezza e volatilità senza precedenti, per affrontare il quale la capacità di adattamento non appare più una leva sufficiente: dobbiamo mettere in campo tutte le nostre competenze per guidare la risposta al cambiamento, anticipando i nuovi trend attraverso soluzioni innovative, valutando con attenzione i rischi e cogliendo con coraggio le opportunità. Ed è proprio in questa capacità di anticipare e trasformare che risiede uno dei tratti distintivi di Eni. Nel 2024 abbiamo proseguito il nostro cammino di trasformazione – ha aggiunto – e ottenuto risultati concreti nella esecuzione della nostra strategia che mira a conciliare sostenibilità ambientale, economica e sociale».

I numeri sono il primo banco di prova. Le emissioni nette Scope 1 e 2 sono diminuite del cinquantacinque per cento nell’Upstream e del trentasette per cento a livello di gruppo rispetto al 2018. L’obiettivo di ridurre le emissioni di metano quasi a zero entro il 2030 resta confermato. L’impegno per la gestione sostenibile delle risorse idriche è tracciato con un target preciso: raggiungere, entro il 2035, la positività idrica in almeno il trenta per cento dei siti a maggiore prelievo in aree a stress idrico. Si tratta di obiettivi tecnicamente complessi, economicamente onerosi, ma che determinano l’autorevolezza di un piano di transizione che ambisce a essere non solo efficace, ma giusto.

Alla base di questa visione ha un ruolo chiave il modello satellitare, che punta a costruire business integrati e autonomi, orientati alla generazione di valore lungo la filiera della transizione. Plenitude, ad esempio, ha superato i 4 gigawatt di capacità installata da fonti rinnovabili e punta a raggiungere i 15 GW entro il 2030, mentre amplia la sua rete di distribuzione e servizi: ventunomila punti di ricarica per veicoli elettrici e dieci milioni di clienti. Enilive, dedicata alla mobilità sostenibile, ha raggiunto nel 2024 una capacità di bioraffinazione di 1,65 milioni di tonnellate, con l’ambizione di superare i cinque milioni nel 2030, espandendo anche la produzione di Saf, il carburante sostenibile per l’aviazione.

L’innovazione tecnologica resta un asse strategico. Il nuovo supercomputer HPC6 è già in funzione e la neonata Eniquantic testimonia l’investimento nel quantum computing, una frontiera che promette di rivoluzionare la modellazione di sistemi energetici complessi. In parallelo, la trasformazione industriale trova espressione nell’annuncio della riconversione della raffineria di Livorno in bioraffineria e nel piano di rilancio di Versalis, con l’obiettivo dichiarato di garantirne la sostenibilità anche finanziaria.

Tutto questo si inserisce nella cornice più ampia della Just Transition, un approccio che Eni interpreta anche in termini sociali: rispetto dei diritti umani, sicurezza sul lavoro, contrasto alla violenza di genere, promozione di condizioni di lavoro inclusive lungo la catena di fornitura, in collaborazione con organizzazioni come Ilo e Ifc. Sono oltre cento i progetti di sviluppo locale in ventuno Paesi, con interventi che spaziano dall’accesso all’acqua alla salute, in coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu.

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