Atto di fedeLa vocazione precoce di Leone XIV

In “Papa Leone XIV”, Saverio Gaeta racconta le vicende familiari e la formazione agostiniana di Robert Francis Prevost

LaPresse

Nato il 4 settembre 1955, nel tempo oggi ricordato per il boom economico e le rivoluzioni culturali, statunitense di nascita, ma dal 2015 con un secondo passaporto peruviano, Robert Francis Prevost (la pronuncia corretta è ‘Prì-vost’, all’inglese e con la ‘t’ sfumata) si può definire a buon diritto il primo papa della globalizzazione nella storia della Chiesa, non soltanto per il ministero ecclesiastico svolto in diverse parti del mondo, ma anche per le sue radici familiari. Infatti, pur essendo nato a Chicago in Illinois da genitori americani, le origini della madre Mildred Agnes Martínez sono caraibico-spagnole, mentre quelle del padre Louis Marius sono italo-francesi.

(…) All’epoca della loro gioventù, la famiglia viveva in una villetta di una settantina di metri quadrati, acquistata dai genitori a Dolton, un comune che è sostanzialmente un sobborgo della grande area metropolitana di Chicago. Proprio qui nacque la vocazione del piccolo Robert, nella parrocchia dove i genitori erano attivamente impegnati e alla scuola dei sacerdoti che gli avevano insegnato il catechismo da bambino.

Con un sorriso, il fratello John Joseph ha raccontato che Rob, questo il diminutivo con cui papa Prevost veniva chiamato in famiglia, «sapeva che sarebbe diventato sacerdote da quando ha imparato a camminare: giocava a fare il prete con l’asse da stiro come altare, indossando il grembiule di nostra madre come talare, e distribuiva caramelle o dei wafer tondi al posto della comunione». Come lo stesso Robert Francis ha confermato, «l’idea di diventare sacerdote si è fatta strada lentamente, ma con decisione», frequentando la scuola cattolica St. Mary e confrontandosi con diversi preti diocesani.

Nel ricordo del compagno Joseph Merigold, «ci facevano sedere in base al rendimento scolastico, quindi lui sedeva sempre al posto numero 1, poiché era indubbiamente la persona più intelligente in classe». Comunque, questo non voleva dire che pensasse soltanto allo studio: «Gli piaceva giocare a Monopoly, a Risiko e ad acchiapparello» ha testimoniato il fratello John Joseph.

Nel tempo dell’adolescenza, Robert Francis conobbe la comunità degli Agostiniani e a 14 anni entrò nel loro seminario minore, la St. Augustine Seminary High School: da lì «la storia è andata avanti, fra teologia, amicizie e una crescente consapevolezza della mia chiamata». In qualche intervista televisiva, con lo sguardo velato dalla nostalgia, ha rievocato l’importanza di quell’epoca nella sua esperienza di «un ragazzo che viveva con altri giovani una importante avventura comunitaria e imparava a conoscere se stesso».

Nel percorso di discernimento ci fu un costante dialogo con suo padre: «Quando avevo dei dubbi e mi interrogavo su cosa fosse meglio per me, perché da giovane viene naturale pensare: ‘Forse è meglio una vita normale, una famiglia, dei figli’, lui mi parlava della sua esperienza matrimoniale, ma mi diceva anche quanto fosse importante conoscere Cristo, conoscere l’amore di Dio. Per quanto l’avessi sentito ripetere decine di volte dai miei formatori, era importante sentirlo affermare anche da mio padre, in una maniera molto umana e molto profonda».

Tratto da “Papa Leone XIV” di Saverio Gaeta, Salani, 176 pagine, 12,90 euro

X