Il no di Hamas alla tregua proposta dagli Stati Uniti e accettata dal governo di Israele prolungherà l’agonia di Gaza e costerà la vita a molti palestinesi. Come se non bastasse la carneficina in atto da due anni, un’altra tegola. È l’ultima conferma che i primi nemici dei palestinesi sono i terroristi di Hamas. Il che non solleva minimamente Benjamin Netanyahu dalle sue tremende colpe. Ma, diciamo così, l’ultima sciagurata scelta dei tagliagole del 7 ottobre è un fatto nuovo che dovrebbe pesare sulla manifestazione per Gaza di sabato prossimo.
In parole povere, sarebbe auspicabile che i triumviri della sinistra e i loro collaboratori aggiornassero la piattaforma (che peraltro non esiste perché fa riferimento alla mozione parlamentare di molte settimane fa) e le parole d’ordine del corteo che finirà a piazza San Giovanni, nel senso di accompagnare ai consueti slogan contro il governo di Israele (speriamo solo il governo e non il popolo israeliano tout court) efficaci condanne, anche da parte degli oratori dal palco, dei terroristi che vogliono prolungare la guerra. È un auspicio, ma non è detto che ciò avverrà.
Lo spirito della manifestazione del 7 giugno è, non senza ragioni, molto sbilanciato contro Israele. Si teme che in questo clima generale avranno gioco facile i toni duri e forse anche le incursioni di antisionisti ai limiti dell’antisemitismo – e forse oltre quei limiti. Speriamo che i pro-Pal non creino incidenti e non infiammino la piazza, proprio materialmente dando fuoco alle bandiere israeliane, e che vengano isolati e espulsi dai manifestanti democratici. Da tutto ciò è al riparo l’iniziativa milanese del 6 perché è nata con un’impostazione più equilibrata, facendo un buon servizio alla causa generale per la pace. Il bilancio di tutta la vicenda si farà l’8.
Se la sinistra di Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni non sarà stata capace di evitare una parata anti-israeliana e se, anche involontariamente, avrà fornito il destro ai violenti con toni non lontani da chi nega il diritto di Israele a esistere, si sarà assunta una gravissima responsabilità. E dovrà assumersela tutta. E questo proprio nei giorni in cui dovrà assumersene un’altra, molto meno grave ma politicamente importante, quella della sconfitta del referendum. Si potranno fare tutti i (penosi) giochini sul fatto di aver portato ai seggi più elettori di quelli della destra e ripetere simili amenità: ma questo varrà per i tifosi della curva Sud. Un referendum non è un sondaggio o un’analisi demoscopica, un referendum è un referendum: se raggiungi il quorum hai vinto, se non lo raggiungi hai perso. Quello della prossima settimana dunque sarà un weekend di fuoco per il tripartito Pd-M5s-Avs: può uscirne indenne o bruciacchiato. Ma anche seriamente ustionato.