Com’era prevedibile, a un mese esatto dal voto, la campagna referendaria è diventata una campagna politica a tutti gli effetti. Il merito dei quesiti sindacali resta sullo sfondo, mentre quelli sulla cittadinanza, anche perché soffocato dagli altri, non prende velocità né sui media né nel dibattito pubblico, ed è un peccato.
Dunque il duello è tutto sulla partecipazione. La sinistra referendaria, cioè Elly Schlein (perché Giuseppe Conte risulta disperso), adesso fa questa semplice deduzione: la destra invita a non andare a votare, quindi bisogna andarci. Che equivale a dire che se non c’è il quorum ha vinto la destra.
Messa cosi, è masochismo puro, dato che il non raggiungimento del cinquanta per cento degli aventi diritto al voto è molto prevedibile (molti dicono sicuro). Ma questo non sarà per effetto dell’indicazione della destra, che sostanzialmente sta a guardare, ma per un serie di cause diverse.
In primo luogo, certo, la disaffezione dei cittadini in generale verso la politica e in particolare verso l’uso dei referendum: nelle ultime nove tornate referendarie, il quorum è stato raggiunto solo nel 2011, per i referendum sull’acqua pubblica, il nucleare e il legittimo impedimento. In secondo luogo perché il tema del Jobs act non è considerato tra le priorità degli italiani. Il terzo è dato dal fatto che non sarebbero neppure chiari gli effetti di una eventuale abrogazione, dato che su questo ci sono posizioni diverse. Infine c’è la contrarietà di un pezzetto del centrosinistra, da Italia Viva ai riformisti del Partito democratico, che hanno dato indicazione di non sostenere i referendum sul Jobs act non ritirando le schede (ma è probabile che alcuni voteranno No).
A questo proposito è utile ricordare che i riformisti non parteciparono al voto della Direzione che decise per i cinque Sì: mossa discutibile perché alla fine decidono i presenti e tuttavia era un segno di dissenso rispetto alla segretaria.
Da segnalare anche che la campagna astensionista, piaccia o no, è perfettamente legittima, come spiegano tutti i giuristi seri. In tutto questo la destra c’entra poco. Paradossalmente è proprio la propaganda del Partito democratico che le sta regalando una vittoria non richiesta. Se i referendum si trasformano in un match tra la destra astensionista e la sinistra che va a votare, oplà, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini vinceranno senza combattere. Schlein sembra dunque aver scelto il terreno più sbagliato per andare a testa bassa contro la rivale Meloni: si appresta a salire sul ring con un braccio legato dietro la schiena. Non si era mai vista una cosa così.