Un giudice a LvivNasce il tribunale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina

L’Unione Europea ha formalizzato con una coalizione internazionale la nascita di una corte speciale per colmare il vuoto giuridico lasciato dall’assenza di competenza nel processare i vertici politici e militari russi per l’invasione del 2022

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Il diritto internazionale ha da sempre una memoria lunga, ma una voce spesso flebile. L’Unione europea prova ora a darle corpo e forza, scegliendo non la diplomazia silenziosa, ma il tribunale. A Lviv, nel cuore dell’Ucraina martoriata, in coincidenza con la Giornata dell’Europa, è stato compiuto un passo che potrebbe segnare una svolta epocale: una coalizione internazionale ha formalmente approvato la creazione del Tribunale Speciale per il Crimine di Aggressione contro l’Ucraina. Un atto di giustizia, ma anche un’azione politica: chiamare per nome, processare e – forse – condannare chi ha infranto il principio basilare della convivenza tra Stati, quello della sovranità. È la risposta istituzionale più netta finora all’aggressione russa del 2022. E non sarà priva di conseguenze.

Chiariamo subito: non sarà un percorso semplice. La Russia non riconoscerà il Tribunale e non collaborerà alle indagini. Nessun leader russo comparirà volontariamente dinanzi a un giudice europeo. Ma nel lungo periodo, i processi internazionali non sono solo strumenti sanzionatori: servono a cristallizzare un racconto, a documentare crimini, a porre limiti simbolici ma solidi alla brutalità della politica di potenza. E la storia insegna che anche i muri più spessi della propaganda non bastano a fermare la giustizia quando la memoria si trasforma in prova, e la verità giuridica in un lascito per il futuro.

La notizia, annunciata con la “Dichiarazione di Lviv”, vede coinvolti l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, la Commissione Europea e il governo ucraino, insieme a una coalizione internazionale di Stati che hanno sancito la volontà comune di dare vita a una corte ad hoc, collocata nel perimetro giuridico del Consiglio d’Europa, con la missione di processare il vertice politico e militare russo per il crimine di aggressione. Come ha dichiarato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: «Mentre celebriamo la Giornata dell’Europa, ci avviciniamo alla giustizia per il popolo ucraino. Sosteniamo pienamente il Tribunale speciale, per chiedere conto a coloro che sono responsabili del crimine odioso di aggressione contro l’Ucraina».

Il nuovo tribunale avrà competenza ad agire direttamente contro i leader russi più alti in grado – quelli capaci di “comandare e controllare” – nella pianificazione e nell’esecuzione dell’aggressione iniziata il 24 febbraio 2022. L’International Criminal Court (Icc), con sede all’Aia, non ha giurisdizione sul crimine di aggressione commesso dalla Russia, poiché Mosca non ha ratificato lo Statuto di Roma. Da qui l’esigenza di una struttura separata, ma complementare, che possa colmare questo vuoto normativo, inquadrando legalmente l’uso della forza armata da parte della Russia come un’azione illegale ai sensi della Carta delle Nazioni Unite.

A dare impulso al progetto è stato il Core Group, un consesso tecnico-giuridico composto da 38 Stati, rappresentanti dell’Ucraina, della Commissione e del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, che negli ultimi due anni ha elaborato l’architettura giuridica necessaria. Il punto di arrivo è il “Schuman draft Statute”, ossatura normativa del nuovo tribunale, insieme al progetto di accordo bilaterale tra Ucraina e Consiglio d’Europa e all’accordo di partecipazione allargata per regolarne il funzionamento e il finanziamento.

Il tribunale sarà sostenuto da un meccanismo multilaterale: da una parte il sistema giudiziario ucraino, che potrà trasmettere i casi al procuratore del Tribunale speciale; dall’altra l’International Centre for the Prosecution of the Crime of Aggression (Icpa), istituito nel 2023 all’interno di Eurojust, che fornirà prove, dossier investigativi e analisi già elaborate. «Ogni centimetro della guerra della Russia è stato documentato», ha sottolineato Kaja Kallas, Alto Rappresentante per la politica estera Ue, «non c’è spazio per l’impunità. L’aggressione della Russia non resterà impunita».

Non è solo questione di giustizia penale: l’Unione europea ha aderito come membro effettivo al Registro dei Danni istituito dal Consiglio d’Europa, uno strumento volto a raccogliere le richieste di risarcimento per distruzioni materiali, traumi psicologici, deportazioni e lutti. Le sue decisioni saranno affidate a una futura Commissione per i Reclami, attualmente in fase preparatoria.

Finora sono stati registrati oltre centocinquantaduemila casi di crimini internazionali sono sotto inchiesta in Ucraina. L’Ue ha già congelato più di ventotto miliardi di euro di beni appartenenti a oligarchi russi e bielorussi, mentre altri due miliardi di beni sono stati sequestrati nel contesto dell’operazione Oscar, lanciata da Europol per mappare le connessioni tra le liste di sanzioni e i circuiti del crimine organizzato e del riciclaggio.

L’Unione ha immobilizzato anche circa duecentodieci miliardi di euro in asset della Banca Centrale Russa. Gli interessi straordinari generati da questi fondi verranno destinati, secondo un nuovo modello giuridico, al rimborso di un prestito da quarantacinque miliardi concesso dai partner G7 all’Ucraina. Di questa cifra, diciotto miliardi saranno forniti dall’Unione entro la fine del 2025.

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