Riflessione collettivaLa desiderabilità sociale della conversione ecologica, secondo Alexander Langer

Clara Bassan, nell’introduzione del libro “Ciò che era giusto” (Alphabeta Verlag) di Goffredo Fofi, traccia un profilo biografico del politico, attivista e militante ecologista, morto trent’anni fa. Ne pubblichiamo un estratto

courtesy of Alphabeta Verlag

Alla fine degli anni ottanta, lo abbiamo già visto, Alexander Langer iniziò a riflettere sulla necessità di attuare una “conversione ecologica” della società dei consumi e dei sistemi di produzione, per poter assicurare il futuro e l’abitabilità del pianeta, la sopravvivenza del creato. In particolare, si pose il problema della desiderabilità sociale di tale “conversione”, termine con il quale sottolineava innanzitutto un coinvolgimento e una riflessione – prima personale e poi collettiva – che portassero a compiere scelte di autolimitazione cosciente e un cambiamento del proprio stile di vita, al fine di contenere il proprio impatto ambientale sul pianeta e di preservare le generazioni future.

Già all’epoca Langer constatava che un’imposizione forzata e dall’alto non aveva alcuna efficacia e che la paura di catastrofi ambientali o i dati scientifici sul mutamento climatico non costituivano i veri motori di un cambiamento verso una società ecologicamente sostenibile. Allo stesso modo non si poteva sperare che il solo progresso tecnologico o nuove norme di tutela ambientale, per quanto necessari, potessero risolvere la crisi ecologica senza una riflessione più profonda, che mettesse in discussione un modello sociale basato sulla crescita illimitata e orientata al profitto. 

Sarebbe perciò servita, suggeriva Langer, prima di tutto una «decisa rifondazione culturale e sociale di ciò che in una comunità si consideri desiderabile», nella quale era fondamentale l’iniziativa dei cittadini e delle organizzazioni attraverso un processo democratico, oltre a «nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate, cioè, nella storia e nell’identità dei popoli)».

Affermare una concezione alternativa della società, una nuova idea di “benessere”: passare dal famoso motto olimpico citius, altius, fortius a quello, da lui stesso coniato, di lentius, suavius, profundius, che delineava uno stile di vita più sobrio, più equilibrato, più sostenibile, più semplice. Come riassunse nel celebre scritto Caro San Cristoforo, bisognava «riscoprire e praticare dei limiti: rallentare (i ritmi di crescita e di sfruttamento), abbassare (i tassi di inquinamento, di produzione, di consumo), attenuare (la nostra pressione verso la biosfera, ogni forma di violenza)»

Una casa comune
Nel giugno 1989 Alexander Langer decise di candidarsi alle elezioni per la III legislatura del Parlamento europeo. Dopo aver tentato invano di unificare, assieme alla radicale Adelaide Aglietta, la Federazione delle Liste Verdi con la formazione dei Verdi Arcobaleno, fu eletto nella circoscrizione Nord-Est con la lista del “Sole che ride”. Contribuì quindi a creare e strutturare il primo gruppo parlamentare dei Verdi e ne divenne primo co-presidente insieme alla deputata portoghese Maria Santos. 

Eletto nuovamente per la IV legislatura nel 1994, assunse nuovamente l’incarico, condividendolo stavolta con la tedesca Claudia Roth. Langer esercitò il mandato con grande impegno e senso di responsabilità. Destinò una parte considerevole del suo stipendio di parlamentare europeo a iniziative dell’area ecopacifista e rese pubblici i rendiconti delle sue entrate e uscite. In numerosi articoli aggiornò in maniera costante i cittadini che lo avevano eletto e l’opinione pubblica in generale circa la sua attività politica a Strasburgo e le posizioni del Gruppo verde in merito a molteplici questioni, tentando anche di spiegare il funzionamento stesso del Parlamento europeo e delle sue commissioni. 

Pubblicò il suo primo e unico libro intitolato Vie di pace, cui seguì un fascicolo non edito, Rapporto dall’Europa 2, come resoconti del proprio lavoro parlamentare durante la sua prima legislatura. Si trattava di due raccolte di interventi, risoluzioni, scritti e articoli pubblicati in tedesco o in italiano, e riguardanti i più importanti temi di cui ebbe a occuparsi nel suo mandato.

Il Parlamento europeo fu visto da Langer, in particolare, come luogo in cui rafforzare o costruire nuove reti con i movimenti ecopacifisti e ambientalisti dei Paesi dell’Europa centro-orientale e del Sud del mondo. Con la propria rappresentanza parlamentare provò a realizzare e organizzare un movimento verde paneuropeo, incoraggiò i Verdi a sviluppare una proposta ecologista che sostenesse una reale unione politica europea rispetto a un processo di integrazione troppo orientato al mercato e alla crescita economica. 

Da “Ciò che era giusto. Eredità e memoria di Alexander Langer” (Alphabeta Verlag, collana Territorio Gesellschaft), di Goffredo Fofi; 2025; prefazione di Giorgio Mezzalira; introduzione di Clara Bassan; testimonianze di Gad Lerner, Peter Kammerer e Daniel Cohn Bendit; con un’antologia di scritti di Alexander Langer; pp. 240; euro 17,00. In collaborazione con Fondazione Alexander Langer Stiftung

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