
Tratto dall’Accademia della Crusca
La locuzione tipicamente senese gamba farra usata per indicare una gamba anatomicamente imperfetta e quindi mal funzionante, mi risulta registrata per la prima volta da Pietro Fanfani nel suo Vocabolario dell’uso toscano (1863), dove, a p. 422, si precisa:
Lo dicono a chi camminando non usa le gambe ugualmente quasiché una gli dolga, o mal lo sostenga. È modo comune a Colle di Valdelsa.
I lessici dialettali più recenti confermano il dato del Fanfani a cominciare dal Vocabolario senese di Ubaldo Cagliaritano (1975), che a p. 62 registra farra in solidarietà lessicale con gamba con la definizione che abbiamo posto nel titolo e indica le località della Provincia di Siena in cui il termine è attestato, indicazione cui non darei molto peso per quanto riguarda i punti dove vien data assente. Così, per esempio, il termine è confermato per Colle Valdelsa nella raccolta recente intitolata Glossari e glossarietti del vernacolo di Colle Val d’Elsa, dove a p. 51 si legge: “oggi ’un va per niente bene, ci ho una gamba farra” e farra è chiosato con ‘dolente, fuori uso’ in perfetta coerenza col commento del Fanfani. Sulla stessa linea si pone il glossario Di qua dal fosso, pubblicato a Torrita di Siena, dove a p. 9 il difetto è attribuito a un animale: “’sto gallo è di gamba farra”.
Più significativa è la testimonianza di Montepulciano, che si deve a Carlo Lapucci, in quanto farro è riferito in genere agli elementi somatici e a p. 123 è riportato l’esempio “chella ha tutti i denti farri”, particolarmente utile per risalire al significato primitivo. Ma decisiva ai fini etimologici risulta la variante farda, che ho raccolto proprio a Colle: rispetto a questa la doppia -rr- di farra è un’evidente assimilazione e quindi farda è la forma da cui dobbiamo partire.
A questo punto si rende necessaria una premessa di ordine generale che riguarda i nessi consonantici con -r-, che ho definito, in un articolo del 2018 espressamente dedicato, come “il fonema più indisciplinato” del nostro sistema fonologico. La sua caratteristica più appariscente è quella della mobilità, grazie alla quale può mutare la sua posizione non solo all’interno della sillaba, ma anche da una sillaba all’altra come nei casi delle varianti dialettali crapa, preta, frebbe per capra, petra, febbre. Più simili al caso di farda sono le metatesi citate dalla Grammatica di Gerhard Rohlfs (Rohlfs 1966 § 322), come burto, ferdo, persto per brutto, freddo, presto in antico padovano e cardì, pergà e cherpà per crede(re), pregà(to), crepà(to) in parmigiano, tutti casi di metatesi CrV > CVr, dove C e V rappresentano una consonante e una vocale qualsiasi. Quindi farda, privo di confronti, può derivare da un precedente frada per effetto della stessa metatesi e in questo caso è disponibile il confronto diretto con frado ‘fradicio, marcio’, o frèdo nella variante rustica del cortonese, citato dal vocabolario di Sante Felici a p. 214. Il significato di ‘marcio’ rende ragione della ricorrenza con un membro del corpo umano e in primo luogo con dente come nell’esempio di Montepulciano.