Nell’immaginario collettivo domina una visione limitata delle reti elettriche, spesso concepite come infrastrutture circoscritte ai confini nazionali. Per fare un salto di qualità nell’ottica degli obiettivi di decarbonizzazione è però cruciale avere un approccio transnazionale, nel nostro caso europeo, anche per integrare in modo armonioso le nuove soluzioni tecnologiche orientate all’autonomia energetica.
A dimostrarlo è la TSO Innovation Alliance, una nuova piattaforma nata a inizio luglio grazie alla collaborazione tra gli otto principali operatori di rete elettrica del nostro continente: dall’italiana Terna alla tedesca Amprion, passando da RTE (Francia), Swissgrid (Svizzera), Elia Group (Belgio e Germania), TenneT (Paesi Bassi) e Red Eléctrica (Spagna).
In uno scenario globale, anche le reti elettriche devono – perdonate il gioco di parole – “fare rete” per investire meglio nell’innovazione, migliorare in termini di resilienza ed efficienza, e ridurre la dipendenza energetica da Paesi terzi (e poco affidabili), rafforzando la competitività sui mercati internazionali.
I Transmission System Operator (TSO) europei coopereranno per definire sfide e obiettivi comuni, lanciare iniziative condivise e fondere competenze (ed esperienze) diverse, sempre con il fine ultimo di adottare rapidamente soluzioni sempre più all’avanguardia.
La prima open call dell’iniziativa riguarda un tema più attuale e urgente che mai: “Cambiamenti climatici e resilienza di rete”. Tra raffiche di vento, precipitazioni violente o ondate di calore, l’estremizzazione climatica – una delle conseguenze più evidenti del riscaldamento globale di origine antropica – minaccia quotidianamente la sicurezza operativa delle reti.
I sistemi elettrici europei si affidano sempre di più a fonti energetiche legate alle condizioni meteorologiche (l’eolico, il solare), il che impone la necessità di pensare a soluzioni innovative per garantire forniture stabili e maggior resilienza dinanzi agli eventi meteorologici estremi, in costante aumento. Solo in Italia, stando ai dati di Legambiente, nel 2024 i disastri naturali sono cresciuti del 485 per cento rispetto al 2015, con 351 eventi estremi registrati dall’associazione.
Per reagire a questo scenario climatico, l’Alleanza punterà su due aree di lavoro: da una parte, gli strumenti di data pooling, capaci di condividere scenari climatici e dati meteorologici provenienti da diverse fonti; dall’altra, modelli probabilistici per analizzare in tempo reale i numeri e agire di conseguenza, pianificando con più lungimiranza le attività di manutenzione sulle linee transfrontaliere.
Secondo Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato e direttore generale di Terna, «lavorare insieme ad altri TSO europei in un’ottica di innovazione aperta permette di ottenere risultati concreti e duraturi. Terna ha promosso attivamente la nascita di questa alleanza, convinta che sia un’opportunità concreta per presentarsi uniti al mercato tecnologico e accedere a soluzioni più avanzate rispetto a quanto potremmo fare da soli».
A proposito di innovazione, a fine giugno Terna ha annunciato un’altra iniziativa chiamata Terna Innovation Zone Adriatico. Si tratta di un hub dedicato alla sperimentazione, alla ricerca e alla collaborazione tra startup, Pmi innovative, università e istituzioni, con l’obiettivo di rendere le Marche – e tutta l’area adriatica – una piccola Silicon Valley italiana della transizione ecologica ed energetica.
Come per la TSO Innovation Alliance, anche per il Terna Innovation Zone Adriatico la parola chiave è “valore condiviso”, che in questo caso verrà sfruttato per generare opportunità pensate ad hoc per le comunità locali. Infatti, il modello sposato da Terna è quello della cosiddetta economia dei distretti, in cui imprese, università e istituzioni riescono a operare in sinergia in un unico territorio, unendo specializzazioni diverse ma pensate per la stessa filiera.
Nella checklist del Terna Innovation Zone c’è anche la promozione di soluzioni tecnologiche all’avanguardia per la transizione verde e la sostenibilità delle infrastrutture elettriche, dunque in linea con ciò che accadrà nella piattaforma europea di cui vi parlavamo inizialmente.
La prima iniziativa dell’Innovation Zone nelle Marche si chiama “OpenHUB”, realizzata con il sostegno della Regione, che punta ad avviare un percorso di «accelerazione dell’innovazione» riservato a Pmi e startup locali attive nei settori – sempre più connessi – della transizione digitale ed energetica; Terna sarà il «validatore industriale» dei progetti proposti. La seconda iniziativa è stata ribattezzata “OpenLAB” e sarà incentrata su un laboratorio di sperimentazione di soluzioni ingegneristiche avanzate in ambito marittimo e per i cavi in corrente continua ad alta tensione.
Il Terna Innovation Zone Adriatico (con sede ad Ascoli Piceno) conferma dunque l’impegno di Terna – il più grande operatore indipendente di reti per la trasmissione di energia elettrica in Europa – nelle Marche, una Regione potenzialmente decisiva per adattare la nostra rete elettrica alle esigenze dell’epoca della decarbonizzazione.
Non a caso, il Piano di Sviluppo 2025-2034 del gruppo ha programmato un investimento di settecento milioni di euro nel territorio: merito soprattutto dell’Adriatic Link, il collegamento in corrente continua – in corso di realizzazione – da mille megawatt, con 210 chilometri (su 250 totali) in cavo sottomarino. Si tratta, spiega Terna, di un’infrastruttura cruciale per rafforzare lo scambio di energia nel Centro Italia e garantire un aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili.