
Con Donald Trump la realtà supera la fantasia. Il suo discorso di cinquantasette minuti all’assemblea generale delle Nazioni unite a New York è stato sconclusionato, aggressivo e inquietante, compresa la (lunga) parte dedicata al clima. Il presidente degli Stati Uniti ha detto, tra le altre cose, che il riscaldamento globale «è una bufala», che gli «ambientalisti americani vogliono uccidere tutte le mucche», che «le rinnovabili stanno distruggendo gran parte del mondo libero» e che il carbone americano è un combustibile «pulito». L’impronta di carbonio, ha aggiunto Trump con la sua solita nonchalance, «è una bufala montata da persone con intenzioni malvagie».
Il tema principale non è però il contenuto del discorso, perché in passato il presidente degli Stati Uniti ha pronunciato parole ugualmente deliranti e incendiarie sulle questioni ambientali e climatiche. Il problema più allarmante è che il suo ennesimo slancio negazionista è arrivato nel pieno di un momento di scarsa fiducia verso la transizione ecologica, scivolata in fondo al dibattito mediatico e politico dopo gli anni d’oro del Green deal e dei giovani in piazza con il +1,5°C disegnato sui cartelli puntati verso il cielo.
Trump ha preso in giro l’Europa per i suoi (buoni) risultati di mitigazione climatica, dicendo che il taglio delle emissioni ha causato la chiusura di fabbriche e la perdita di posti di lavoro. In realtà, come conferma un importante studio pubblicato su Nature, i danni economici dell’emergenza climatica hanno già superato di sei volte i costi necessari per rispettare l’accordo di Parigi, che Trump ha definito una «truffa».
Considerando il contesto e la visibilità, il leader Repubblicano potrebbe aver messo l’ultimo chiodo alla bara dell’ambizione climatica globale. Un indizio è la dichiarazione alla stampa italiana della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Sono d’accordo sul fatto che un certo approccio ideologico al Green deal abbia finito per non rendersi conto che stava minando la competitività dei nostri sistemi. Ci sono quindi dei passaggi (del discorso di Trump, ndr) che ho assolutamente condiviso», ha detto. Anche in questo caso, nulla di nuovo nei contenuti. Tuttavia, avrebbe potuto condannare i toni dell’amico Trump, avrebbe potuto sbandierare come al solito i princìpi della neutralità tecnologica, ma ha scelto di sposare – senza se e senza ma – la linea negazionista e aggressiva della Casa Bianca.