Ora immaginate un drone che sorvola un campo, mappa ogni metro quadrato e rileva quali piante hanno bisogno di più acqua o nutrienti. Questa non è fantascienza, ma realtà quotidiana nell’agricoltura di precisione. I benefici sono evidenti: meno sprechi, maggiore resa e un impatto ambientale ridotto. Alla base di questa trasformazione ci sono tecnologie digitali come l’Internet delle Cose (IoT), l’intelligenza artificiale e i big data.
Gli agricoltori possono raccogliere e analizzare in tempo reale enormi quantità di dati per pianificare le operazioni agricole con una precisione mai vista prima. Qualche esempio? In California, il sistema di irrigazione automatizzato sviluppato da Jain Irrigation ha dimostrato di risparmiare fino al 40% di acqua in aziende agricole, secondo uno studio pubblicato su Agricultural Water Management.
In Francia, un progetto pilota condotto dall’INRAE (Istituto Nazionale di Ricerca per l’Agricoltura, l’Alimentazione e l’Ambiente) ha dimostrato che i droni dotati di sensori multispettrali hanno ridotto del 30% l’uso di fertilizzanti, garantendo al contempo un aumento del 15% della resa agricola.
L’agricoltura 4.0, già di per sé rivoluzionaria, evolve ora verso un modello 5.0, dove macchine autonome e intelligenza artificiale lavorano in sinergia con gli esseri umani. In Giappone, l’azienda Spread utilizza robot per coltivare lattuga in serre verticali, riducendo del 50% il consumo di risorse rispetto ai metodi tradizionali. Secondo un rapporto della FAO del 2023, questo tipo di innovazioni potrebbe aumentare la produttività agricola globale del 25% entro il 2030.
Ma cosa c’entra lo spazio con tutto questo? La risposta è semplice: i satelliti. Queste tecnologie giocano un ruolo fondamentale nel monitoraggio delle colture e nella gestione delle risorse. Ad esempio, il programma europeo Copernicus, attraverso i satelliti Sentinel, fornisce immagini dettagliate che aiutano a identificare problemi come siccità, malattie delle piante o erosione del suolo.
Durante la siccità del 2022 in Europa, i dati satellitari forniti da Sentinel-2 hanno permesso agli agricoltori italiani di ottimizzare l’irrigazione nei vigneti, preservando il 20% del raccolto in condizioni climatiche estreme in base a quanto riportato dall’ESA. A questo proposito il Politecnico di Torino ha avviato nel 2019 un percorso sperimentale nell’ambito del progetto SISAV (Strumenti Integrati per la Sostenibilità Ambientale del Vigneto), uno studio scientifico supportato dal Programma di Sviluppo Rurale della Regione Piemonte, che ha coinvolto 17 aziende agricole dislocate su tutta l’area di produzione del Brachetto, del Moscato d’Asti e in parte nell’area di produzione del Barbera.
Le aziende hanno sperimentato tecnologie in grado di raccogliere informazioni, indipendentemente dalla presenza dell’operatore, utili in tutte le fasi del lavoro in vigna: dalla concimazione del terreno, passando per il monitoraggio delle condizioni meteo e dello stato di salute delle piante – così da prevenire l’eventuale insorgenza di malattie – fino alla vendemmia.
Questo in modo automatico, facile da utilizzare per gli agricoltori, attraverso sistemi in grado di trasmettere dati affidabili dai punti della vigna più remoti – quelli, ad esempio, in cui c’è maggior umidità, minor presenza di vento e minore esposizione al sole – in maniera indipendente dalla copertura della rete AST presente o meno su quel territorio. In particolare, sono state sviluppate due linee di monitoraggio: una attraverso i cosiddetti “sensori puntuali”, equiparabili a quelli delle stazioni meteo, testando soluzioni di trasmissione radio LPWAN in grado di trasmettere dati in maniera efficiente utilizzando pochissima energia; un’altra attraverso le immagini satellitari.
In un’intervista pubblicata in occasione del mio format scientifico-culinario La Cena Spaziale, a cui ho avuto ospiti con i loro vini alcuni dei produttori coinvolti, il professor Daniele Trinchero ha spiegato come la cosiddetta “foglia elettronica”, utilizzata nelle vigne del progetto sperimentale condotto sui territori del Brachetto dal Laboratorio iXem del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino, sia particolarmente performante e adatta a trasmettere a bassissima potenza, riducendo al minimo l’impatto ambientale. In pratica la foglia reagisce alla presenza di umidità nella pianta misurandola.
In questo modo è in grado di fornire ad agronomi e viticoltori dati importanti per innescare tutti quegli accorgimenti utili a prevenire l’insorgenza di malattie. Questo per quanto concerne il monitoraggio delle piante. L’utilizzo di “sensori puntuali” è utilizzato in maniera analoga per monitorare la temperatura e l’umidità del terreno.
Il secondo tipo di monitoraggio riguarda l’analisi di mappe satellitari, partendo dai parametri spettrali forniti dalla rete di satelliti Sentinel, che permettono di ottenere informazioni dettagliate sulla vigoria delle piante. Da questi dati è possibile capire se alle viti manca qualche nutriente (azoto, fosforo, potassio, ecc.) oppure se stanno bene, con una campionatura ogni 15 metri di terreno.
