Abuso digitaleSempre più paesi stanno introducendo regole per limitare l’uso degli smartphone

In Giappone, un disegno di legge limita l’uso del cellulare nel tempo libero, inserendosi in un dibattito globale. Alcuni studi evidenziano come l’eccesso di smartphone influisca sul benessere e sulla salute mentale delle nuove generazioni, innescando una crisi esistenziale

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A Toyoake, una cittadina giapponese situata nella prefettura di Aichi, nella regione di Chūbu (Tōkai), il 21 agosto è stato presentato un disegno di legge per limitare l’uso del telefono durante il tempo libero a due ore al giorno, escludendo l’uso durante le ore di studio o di lavoro. 

Tra le altre regolamentazioni previste il disegno di legge prescrive a giovani e studenti di non utilizzare il cellulare dopo le 21:00, o dopo le 22:00 per i bambini più grandi. Il sindaco di Toyoake Masafumi Koki ha sottolineato come questa proposta serva solamente a fornire delle linee guida, e che non intende in alcun modo applicare restrizioni. «Piuttosto, spero che possa servire a ogni famiglia come opportunità per riflettere e discutere di quanto tempo trascorriamo al telefono, come anche quali sono i momenti della giornata in cui vengono utilizzati questi strumenti», ha detto il sindaco al quotidiano Mainichi Shinbun. 

Quello di Toyoake non è un caso isolato, in molti paesi si stanno iniziando a introdurre regole e norme per regolamentare l’utilizzo di dispositivi digitali, soprattutto per le persone più giovani. Il 1° agosto, per esempio, il parlamento finlandese ha approvato una legge per limitare l’uso dei cellulari durante le ore di lezione, alla luce delle preoccupazioni relative alle conseguenze di un uso prolungato di questi strumenti sul benessere e sull’apprendimento. 

A inizio 2025 la Danimarca aveva annunciato che avrebbe vietato l’utilizzo di dispositivi elettronici a scuola, ribadendo come i bambini sotto i tredici anni non dovrebbero possedere uno smartphone o un tablet personali. In Francia si vuole inasprire il divieto di utilizzo del telefono nelle scuole, obbligando gli studenti tra gli 11 e i 15 anni a riporre i propri dispositivi in un armadietto a inizio giornata, per poi riprenderli in mano solo all’uscita. In Italia il Ministero dell’Istruzione e del merito ha comunicato che da settembre anche nelle scuole superiori sarà vietato l’utilizzo del cellulare durante lo svolgimento delle attività didattiche. 

In alcuni paesi la regolamentazione dell’uso degli smartphone diventa legge: la Corea del Sud ha approvato una legge – approvata sia dalla maggioranza, sia dall’opposizione – che entrerà in vigore a marzo 2026, e che prevede il divieto di utilizzare lo smartphone e altri dispositivi elettronici durante l’orario scolastico. Secondo un sondaggio governativo realizzato nel 2024, quasi un quarto dei 51 milioni di abitanti del Paese è dipendente dai propri telefoni. Una percentuale che arriva al 43% per la fascia di età compresa tra i 10 e i 19 anni.

Utilizzare lo smartphone per molte ore durante il corso della giornata è una delle cause determinanti dei crescenti livelli di infelicità nella popolazione. Uno studio pubblicato il 27 agosto sul giornale scientifico PLUS One ha dimostrato che oggi i livelli di soddisfazione della vita sono generalmente diminuiti rispetto a qualche anno fa, e il fenomeno interessa soprattutto le persone in giovane età. La ricerca scientifica è stata condotta raccogliendo dati da diversi paesi. Negli Stati Uniti sono state raccolte oltre dieci milioni di risposte per trent’un anni, dal 1993 al 2024. A queste è stata affiancata un’analisi longitudinale che ha coinvolto quarantamila famiglie nel Regno Unito, e due milioni di questionari somministrati dal Global Minds Project in oltre quarantaquattro paesi. 

Per decenni il modo in cui le persone sperimentavano la felicità nel corso della loro vita assomigliava a una curva a U: i livelli di felicità erano alti durante l’infanzia e la giovinezza, poi in età adulta crollano – raggiungendo l’apice con la crisi di mezza età –, per poi risalire con l’avanzare degli anni. Ad oggi, le cose sembrano un po’ cambiate. La crisi psicologica che si affronta tra i 35 e i 55 anni ora viene anticipata da un’altra, quella da un quarto di secolo. Le ragioni di questo cambiamento culturale e sociale sono varie, e riguardano soprattutto il deterioramento della salute mentale nelle giovani generazioni. 

Secondo la ricerca questa crisi generazionale trova una spiegazione in diversi fattori. Si parla per esempio dell’accesso al mercato del lavoro per le giovani generazioni, delle loro scarse prospettive occupazionali, e i rispettivi salari; ma anche del taglio ai finanziamenti pubblici per il trattamento delle patologie mentali. Ad aprile di quest’anno, per esempio, l’amministrazione Trump ha tagliato un miliardo di dollari di sovvenzioni per la salute mentale nelle scuole, affermando che la legge bipartisan introdotta nel 2022 per limitare la violenza armata nelle scuole non era più «nel migliore interesse del governo federale».

Tra le altre possibili cause del deterioramento della salute mentale nelle giovani generazioni nella ricerca viene citato anche la pandemia da Covid-19, e le conseguenze dell’isolamento forzato. Ma tra i fattori più più rilevanti viene citato l’utilizzo degli smartphone, e il modo in cui questi strumenti hanno modificato nelle nuove generazioni la percezione di sé e della propria vita, rispetto alla rappresentazione di quella altrui sui social media.

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