Avanti un altroChi è il nuovo premier nominato da Emmanuel Macron

Sébastien Lecornu riceve l’incarico di primo ministro in un momento di grande incertezza, con la missione di garantire l’approvazione della legge di bilancio e rassicurare Bruxelles. La sfida è conciliare rigore nei conti pubblici e gestione delle proteste di piazza

LaPresse

Emmanuel Macron ha nominato primo ministro Sébastien Lecornu, fino a quel momento ministro della difesa. La decisione è arrivata subito dopo le dimissioni di François Bayrou, il cui governo è stato rovesciato da un voto di sfiducia approvato con 289 voti, esattamente la soglia necessaria per far cadere un esecutivo all’Assemblea nazionale. Macron ha scelto un fedelissimo in un momento di grande incertezza: l’obiettivo immediato è garantire il varo della legge di bilancio, indispensabile per tenere sotto controllo un debito pubblico che ha superato il centodieci per cento del prodotto interno lordo e che i parametri Ue impongono di correggere al più presto. Senza un compromesso parlamentare, la Francia rischia il blocco istituzionale e nuove scosse sui mercati internazionali.

La sua missione comincia ufficialmente domani, ma già si misura con due pressioni convergenti: trovare un equilibrio tra rigore finanziario e misure per il potere d’acquisto, tema sensibile per un Paese attraversato da inflazione, disuguaglianze e diffidenza verso le istituzioni. Tradotto: tra il calendario parlamentare e la piazza. Il bilancio dovrà essere presentato tra poche settimane e richiederà il sostegno di almeno una parte delle opposizioni. Bayrou aveva proposto tagli per circa 51 miliardi di euro, ma non aveva ottenuto i voti necessari e la sua linea è naufragata con il voto di sfiducia. 

L’Eliseo però ha chiarito che Lecornu non presenterà subito un governo: prima dovrà consultare le forze politiche per cercare intese. Solo in un secondo momento proporrà la squadra di ministri. Il passaggio di consegne con Bayrou si terrà mercoledì a mezzogiorno a Matignon, sede del primo ministro, nello stesso giorno in cui i sindacati e diversi movimenti hanno convocato scioperi e manifestazioni per bloccare il Paese. 

Martedì sera, pochi minuti dopo aver ricevuto l’incarico, Lecornu ha ringraziato il presidente della Repubblica «per la fiducia che mi testimonia» e ha voluto parlare direttamente ai cittadini: «Siamo al lavoro, con umiltà, e faremo tutto il possibile per riuscirci». Parole misurate, che riflettono lo stile politico che lo ha contraddistinto negli ultimi anni. Nato a Vernon, in Normandia, nel 1986, Lecornu proviene dalla destra tradizionale. È stato sindaco della sua città e presidente del consiglio dipartimentale dell’Eure.

Nel 2017 ha lavorato come direttore aggiunto della campagna presidenziale di François Fillon. Dopo l’elezione di Macron ha accettato un incarico nel nuovo governo e ha rotto con i Républicains, aderendo alla formazione presidenziale. Da allora ha ricoperto diversi ruoli ministeriali: segretario di Stato all’ecologia, ministro delle collettività locali, ministro per l’oltremare e infine ministro della difesa. È l’unico politico ad aver attraversato entrambi i mandati di Macron senza mai uscire dal governo, diventando una delle figure più vicine al presidente.

Alla guida del ministero della Difesa si è fatto conoscere come negoziatore capace. Ha ottenuto in tempi rapidi l’approvazione della legge di programmazione militare, che aumenta la spesa per le forze armate fino al 2030. Ha saputo mediare tra esercito, industria e Parlamento, conquistandosi la fama di uomo pragmatico, prudente ma risoluto. Macron punta proprio su queste qualità per affrontare un’Assemblea nazionale senza maggioranza, divisa in tre blocchi inconciliabili: la sua coalizione centrista, la sinistra del Nuovo fronte popolare e il Rassemblement National di Marine Le Pen.

Le reazioni alla nomina riflettono la spaccatura del Paese. Gabriel Attal, già primo ministro e oggi capogruppo della maggioranza presidenziale, gli ha rivolto «gli auguri di successo nelle nuove funzioni». Edouard Philippe, anche lui ex premier, ha dichiarato che Lecornu «ha le qualità per discutere e trovare un accordo con gli altri partiti». Bruno Retailleau, leader dei Républicains, ha detto di voler «trovare intese» con il nuovo capo del governo.

A sinistra i toni sono stati ben diversi. Mathilde Panot, presidente del gruppo parlamentare di La France Insoumise, ha parlato di «provocazione» e ha ricordato il ruolo di Lecornu nella gestione delle proteste dei “gilet gialli”. Fabien Roussel, segretario del Partito comunista, ha criticato Macron per aver «nominato ancora una volta qualcuno del suo campo mentre le esigenze di cambiamento sono immense». Il Partito socialista ha accusato il presidente di «prendere il rischio della collera sociale e del blocco istituzionale del Paese».

Anche l’estrema destra ha scelto toni duri: per Marine Le Pen il capo dello Stato «gioca l’ultima cartuccia del macronismo, chiuso nel suo piccolo cerchio di fedeli», mentre il suo giovane collega di partito Jordan Bardella ha commentato che «non si cambia una squadra che perde».

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