SottosopraStranger Things sta per finire, vuoi vedere che finalmente dimentichiamo gli Anni 80?

L'ultima stagione della popolare serie Netflix si prepara a rottamare la nostalgia per un decennio spolpato da Hollywood, nel frattempo il trumpismo ha demolito anche l'America woke in cui era nato il suo successo

Stranger Things 5 premiere / LaPresse

Dieci anni fa, quando i fratelli Matt e Ross Duffer proposero a destra e a manca la storia di Will, un ragazzino che scompare nel nulla e dei suoi tre amici che provano a salvarlo da un mostro terrificante, solo Netflix finì per dar loro ascolto. Erano due trentenni molto nerd con un filmetto e la sceneggiatura di qualche episodio di una serie Fox dall’incerta fortuna nel curriculum.

Pochi, davvero pochi, avrebbero scommesso un dollaro sul soggetto un po’ strampalato di Stranger Things (e cara grazia che lo fece Netflix), imbevuto di tutti i possibili rimandi alla cultura pop degli Anni 80. Il risultato, alla fine, furono otto episodi grondanti nostalgia per i thriller di Stephen King, le cospirazioni di X-Files, gli extraterrestri di Steven Spielberg, spruzzate di Ritorno al futuro e il decisivo ancoraggio all’immaginario di Dungeons&Dragons, il gioco di ruolo con elfi, stregoni e creature fantastiche che accomuna la loro banda di bambini coraggiosi. Oggi che la serie si avvia all’estinzione con la quinta stagione, 34 episodi alle spalle e un clamoroso successo intergenerazionale sopito da tre anni e mezzo di gestazione, ci si chiede se a qualcuno ancora importi come andrà a finire con Undici, Will e compagni, il Sottosopra e il Demogorgone.

Convinta dell’ineluttabile trionfo finale è senz’altro Netflix, tanto da aver programmato un addio in tre fasi, lungo più di un mese. La prima scattata ieri notte col rilascio di quattro episodi, a cui ne seguiranno altri tre il giorno di Santo Stefano e quello conclusivo la notte di Capodanno, con tanto di visione collettiva in centinaia di cinema negli Stati Uniti. La produzione di ognuno degli episodi sembra sia costata 70 milioni di dollari (60 milioni di euro), Netflix non ha smentito e, d’altronde, accompagnerà il tutto con una poderosa operazione commerciale e accordi su ogni merce immaginabile, oltre 150 licenze, fiduciosa che i 200 milioni di dollari in merchandising che la serie ha fruttato solo dal 2020 in poi si riveleranno bruscolini.

A poco sono serviti i dubbi di chi ha fatto notare che gli imberbi esordienti del 2016 oggi hanno superato i vent’anni, a cominciare dalla Millie Bonnie Brown che nel frattempo si è sposata, ha adottato un bambino e già nella quarta stagione faticò non poco a costringere la sua femminilità nei panni dell’efebica Undici dai poteri telepatici. Altri, con perfidia, si sono concentrati sul fatto che i tre anni e mezzo di stacco possano essere solo il frutto di una straordinaria tensione al perfezionismo o, con più facilità, di un horror vacui ideativo – insomma, di chi non sa più dove andare a parare -, nonostante i gemelli Duffer giurino di averne deciso il finale già sette anni fa: «Abbiamo iniziato a lavorare alla quinta stagione partendo dagli ultimi 40 minuti, perché se non fossero stati perfetti, tutto il resto non lo sarebbe stato». 

Dalle prime immagini e dalle prime impressioni che i milioni di fan hanno cominciato a rilanciare sui social, tutto sembra molto più dark in quest’ultima stagione che riparte con un salto temporale dal 1987 e da una Hawkins – l’immaginaria cittadina dell’Indiana dove la serie è ambientata – in quarantena militare, mentre la minaccia del Sottosopra è sempre più inquietante. Passerà ancora un po’ di tempo prima di capire se gli otto episodi riusciranno a superare i quasi 145 milioni di visualizzazioni della stagione precedente, ma c’è già almeno un auspicio che ci si può regalare. Con buona certezza, la stagione finale di Stranger Things manderà in soffitta la nostalgia, forse immeritata, per gli Anni 80.

Si sono sprecati fiumi d’inchiostro e sono a decine i saggi, i trattati, le tesi di laurea sulla filosofia e la sociologia di Stranger Things, su come una serie costruita sulle icone affettive di Gen Y e Millennials abbia incontrato il favore incondizionato di milioni di spettatori ragazzini, con il risultato che la versione pop e cinematografica degli Ottanta ha finito per edulcorare la realtà. Siamo proprio sicuri che l’America reaganiana fu un’età dell’oro, un luogo incantato dove tutti vanno d’accordo, dove non ci sono esempi esteriori di pregiudizio, dove i buoni sono tutti a stelle e strisce, difensori della libertà? E questo restyling della memoria collettiva non avrà contribuito a far sì che l’uomo simbolo del materialismo Anni 80, capace di costruire la sua fama sull’essere ricco, famoso e televisivo oggi sieda nello Studio Ovale? 

Chi come Netflix e i Duffer plasma la cultura popolare si limita a saper cogliere in anticipo i segnali che giungono dalla società, non a caso gli stessi creatori della serie già nella quarta stagione, uscita nel 2022, hanno cominciato a spostare il focus nostalgico su la decade successiva. Dopo la massiva spoliazione, sarà complicato per altri a Hollywood attingere allo stesso immaginario (sebbene già si preveda un secondo “reboot” di Top Gun per il 2026).  

Semmai dovesse sopravvivere lo sfruttamento sentimentale degli Ottanta, però, di certo non esiste più l’America obamiana del 2016 che partorii le cose più strane. Oggi per le strade di Hawkins sarebbe più facile imbattersi in una pattuglia dell’Ice che in una banda multietnica di ragazzini in bmx alla E.T.: l’Indiana è trumpiana al midollo e il governatore Braun un super MAGA. La cultura woke che infonde i personaggi, l’afflato compassionevole per la “diversa” Undici, per la zeppola del bullizzato Dustin, per l’infanzia complicata di Max, per il Will decisamente queer, sarebbero davvero poco di tendenza.

Quell’apparente, tranquillo angolo d’America profonda è arrabbiato, attanagliato dalla crisi e dal risentimento, tra la nostalgia restaurativa (il passato come modello da ricostruire, Make America Great Again) e la nostalgia riflessiva (che guarda al passato con affetto, cioè Stranger Things) teorizzate da Svetlana Boym ad Haward, è chiaro quale abbia vinto. Persino il Sottosopra non è più lo stesso, non ci sono i russi cattivi intenti ad aprire portali con la dimensione oscura. Il dottor Brenner-Witkoff del caso telefonerebbe al Grigori-Ushakov di turno per proporre un accordo in 28 punti: il Demogorgone si prenda pure l’Ucraina e lasci in pace Washington e Mosca.

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