Superpopulisti al 110%Due grandi verità e una tragedia dalla discussione in Senato

La grottesca vicenda del superbonus offre la radiografia del bipopulismo italiano, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Lapresse

Il dibattito con la presidente del Consiglio che si è tenuto ieri in Senato è stato noioso e insulso, com’era prevedibile, ma ha offerto comunque al tenace spettatore due grandi verità e un’immensa tragedia su cui riflettere. La prima verità l’ha detta Giorgia Meloni, in risposta al capogruppo del Movimento 5 stelle Stefano Patuanelli, quando ha segnalato la contraddizione delle opposizioni che rimproverano il governo per le politiche di austerità e per l’aumento del rapporto debito-pil (cioè, in sostanza, per avere tagliato la spesa e per non averlo fatto abbastanza), aggiungendo: «Il rapporto debito-pil cresce solo grazie al superbonus: 174 miliardi di euro, quattro volte in più di quanto preventivato. Mi rivolgo ai colleghi della maggioranza: sapete quando finiremo in Italia di pagare il superbonus? Nel 2027, cioè quando sarà finito il nostro mandato. Noi abbiamo avuto colleghi che hanno sperperato risorse ipotecando i cinque anni successivi, perché sapevano che non avrebbero dovuto loro assumersi la responsabilità di quelle scelte e che poi ci fanno la morale!».

La seconda verità l’ha detta Stefano Patuanelli, nella sua controreplica a Giorgia Meloni, ricordando che l’ultima proroga del superbonus per le ville unifamiliari è stata fatta il 31 dicembre 2023, dal governo Meloni. Ma avrebbe potuto anche ricordare come la stessa Meloni e tutti i partiti del centrodestra si fossero battuti per la difesa, l’estensione e la proroga del superbonus sin dai tempi del governo Draghi e ancora in campagna elettorale, motivo per cui condividono con il centrosinistra e i cinquestelle buona parte della responsabilità per la situazione in cui siamo. E questa è la tragedia.

La grottesca vicenda del superbonus offre infatti la radiografia del bipopulismo italiano, e dimostra da sola perché questo sistema – il bipolarismo di coalizione fondato sul maggioritario, o su un finto sistema proporzionale distorto dal premio di maggioranza – non è riformabile, e finché resterà in piedi renderà ridicolo e autocontraddittorio qualunque tentativo di avviare una politica di dialogo e ragionevoli compromessi tra maggioranza e opposizione, condannando politici e osservatori alla schizofrenia.

Da trent’anni passiamo infatti dalla retorica dei governi scelti direttamente dai cittadini (retorica peraltro incostituzionale, ma lasciamo perdere i dettagli) alla retorica dell’emergenza che rende indispensabili esecutivi tecnici o di grande coalizione, pretendendo che i governi imposti sulla base di uno scontro manicheo tra coalizioni precostituite preludano, non si capisce perché, a una stagione di proficua e leale collaborazione tra le forze politiche in parlamento (quel parlamento che il vincolo di coalizione e il premio di maggioranza rendono di fatto ininfluente) e al tempo stesso che i governi tecnici, con dentro tutti o quasi tutti, aprano invece la strada a una rinnovata stagione di confronto politico chiaro e netto tra i due principali schieramenti. Se non fosse, per l’appunto, un’immensa tragedia, ci sarebbe quasi da ridere.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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