Nichilismo padanoLe apparenti contraddizioni della Lega sono il più grande equivoco della Seconda Repubblica

Il partito di Salvini può essere tutto e il contrario di tutto, come quello dei gemelli diversi pentastellati. Distinguere al suo interno i buoni alla Giorgetti e i cattivi alla Borghi è un errore da matita blu, che in Italia si continua a fare da più di trent’anni

Lapresse

Quando alle elezioni del 1992 la Lega entrò in massa nel Parlamento italiano – aveva la stessa percentuale di oggi e quasi il doppio dei voti assoluti – fu chiaro come quel partito, che cinque anni prima aveva eletto un deputato (Giuseppe Leoni) e un senatore (Umberto Bossi), non sarebbe rimasto un fenomeno di retorica e folclore anti-meridionalista, ma sarebbe diventato il collettore delle angosce e delle frustrazioni del Nord, cui il cielo della Prima Repubblica stava per rovinare addosso.

Si potrebbe discutere a lungo sul perché la reazione nordista finì per canalizzarsi in quel primo esperimento di reazione antipolitica, che avrebbe paradossalmente meridionalizzato la questione settentrionale, affidandola alle cure di un partito che univa il peggio della cafonaggine partitocratica e dell’improntitudine predatoria, nella perenne lamentazione di torti subiti e ricerca di rendite parassitarie.

Quel che è certo è che ai tempi, anche in ambienti, per così dire, informati e studiati, si iniziò a favoleggiare sulla natura magari rusticana, ma oggettivamente provvidenziale del fenomeno leghista, anziché chiedersi come il Nord fosse finito in mano ai peggiori interpreti delle sue ragioni e di una protesta più che legittima rispetto agli equilibri precari e costosi di un’unità nazionale e di una coesione sociale fondata su un quindicennio di debito pubblico fuori controllo.

D’altra parte, in un’Italia in cui perfino i liberali perbene all’inizio degli anni Venti riuscirono a intravedere in Benito Mussolini un male minore, non c’era troppo da stupirsi che le speranze di ceti produttivi, cui mancava molto più di un quid per essere vera classe dirigente, si consegnassero settant’anni dopo a una masnada la cui ideologia politica era sostanzialmente “Forza Vesuvio” e la cui intelligenza della storia faceva coincidere la distruzione creativa schumpeteriana con la pura violenza politica nichilista.

Sono passati più di trent’anni e la Lega non è affatto cambiata e in tutti i suoi rivolgimenti trasformisti – il secessionismo padano e il nazionalismo italiano, il liberismo selvaggio e il welfarismo accattone, il paganesimo druidico e il tradizionalismo cattolico, il giustizialismo di strada e il garantismo di palazzo, il tricolore da bruciare e poi da innalzare contro lo straniero – ha conservato la stessa cifra nichilista, che le consente appunto di essere tutto e il contrario di tutto e il ricettacolo di qualunque “voto contro”, esattamente come i gemelli diversi pentastellati.

Dunque, anche quello che abbiamo visto in questi giorni sulla legge di bilancio, con quella che a prima vista sembrava una guerra civile tra camicie verdi, non è un segno di contraddizione, ma una prova di natura. La Lega è il Mef, ma anche la rivolta contro il Mef, sono i commercialisti che sanno far di conto e gli sfasciacarrozze che vogliono uscire dall’euro, sono i fascistoni alla Roberto Vannacci e gli amministratori del nord che ne parlano con un birignao prealpino che simula disgusto.

A ognuno il suo ruolo in quella macchina congegnata per estrarre consenso e potere da qualunque deposito di senso comune e di passioni tristi, e per votarsi a qualunque sovranismo incattivito e a qualunque nemico della normalità democratica e liberale, da Slobodan Milosevic ai tempi della mattanza ex jugoslava a Vladimir Putin al tempo della guerra all’Ucraina e all’Europa.

La Lega è quella cosa per cui tra il celodurismo barbaro di Matteo Salvini e il pulcinellismo governista di Giancarlo Giorgetti non c’è nessun conflitto, ma una banale divisione dei ruoli e del lavoro populista. Condannare il primo e salvare il secondo significa continuare a perpetuare il più grande equivoco della Seconda Repubblica (insieme al progressismo dei pentastellati).

X