Storici paralleliI tentativi di paragonare Meloni a De Gasperi sono quanto meno forzati

In un editoriale sul Corriere della sera, Ernesto Galli della Loggia propone un’analogia tra il 2022 e il 1948. Ma, a dirla tutta, qui i punti di contatto sono minimi, se non inesistenti

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«Mi pare che finora nessuno abbia messo a fuoco l’analogia tra l’arrivo al governo della destra guidata da Giorgia Meloni, tre anni fa, e l’arrivo al governo dei cattolici guidati da De Gasperi nel 1948», scrive Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale sul Corriere della sera, sottolineando che «in entrambi i casi giungono al governo del paese forze politiche da sempre escluse perché giudicate fuori dal perimetro costituzionale».

Uno storico di orientamento molto lontano da Galli della Loggia, il marxista Eric Hobsbawm, parlava di «invenzione della tradizione» a proposito di quelle pratiche che «tentano di inculcare certi valori e norme di comportamento attraverso la loro ripetizione, il che implica di per sé continuità con il passato». Qui però siamo dinanzi a un’invenzione, per quanto ossessivamente ripetuta, di origine recentissima, per smentire la quale non occorrerebbero laboriose ricerche d’archivio: Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè e tutto il resto del loro partito non solo non sono mai stati esclusi da alcunché, ma sono stati al governo, con Silvio Berlusconi, per larga parte degli ultimi trent’anni.

La vera ragione per cui finora nessuno ha messo a fuoco l’analogia tra l’arrivo al governo della destra di Meloni nel 2022 e l’arrivo al governo dei cattolici di De Gasperi nel 1948 è che non c’è nessuna analogia da mettere a fuoco, da qualunque distanza li si guardi, o in ogni caso molte meno di quante se ne potrebbero trovare tra la diffusione del padel e la crisi del marxismo, o tra l’opera saggistica del generale Vannacci e l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, o tra l’abbandono degli accordi di Parigi sul clima e il ritorno dei Cesaroni.

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