Essere o non essere Ammutinarsi al proprio destino, con il cabaret esistenziale di Amleto²

Dal 28 gennaio al 1 febbraio Filippo Timi torna in scena alla Sala Grande del Teatro Franco Parenti con uno spettacolo che trasforma la tragedia shakespeariana in un gioco teatrale anarchico

Amleto, Filippo Timi. Courtesy of Teatri Franco Parenti

Ripreso a quindici anni dal suo debutto, Amleto² nasce nel 2010 come prima regia teatrale di Timi, allora presentata con il titolo Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioches. Lo spettacolo affronta il testo shakespeariano attraverso una rilettura e un’interpretazione folle, comica e visionaria, traducendo la tragedia in una performance colorata e a tratti provocatoria, dove un Amleto pazzo e annoiato si ribella al proprio destino, in un gioco che mescola cultura alta e cultura bassa. Lo fa senza intenti filologici, scegliendo invece la deformazione, il ribaltamento dei ruoli e dei codici, e l’attraversamento di diversi generi. 

In Amleto² il Principe di Danimarca, interpretato da Timi, è un personaggio che rifiuta il proprio copione: è folle, vitale, pop, fuori dagli schemi, desideroso di liberarsi di un destino incombente. Si tratta di un Amleto diverso, che attraversa la scena come se quest’ultima fosse uno spazio di fuga: è annoiato, stanco di seguire il solito copione familiare, e di amare Ofelia. Intorno a lui, i classici personaggi shakespeariani vengono riscritti e trasportati in una dimensione quasi circense, dove l’esercizio del potere e la follia convivono. Ofelia – figlia di Polonio e sorella di Laerte, interpretata dall’attrice Elena Lietti –, prende parola proprio sul finale, prima di annegare nel ruscello, raccontando il dramma e la pazzia scaturita dall’uccisione del padre, per mano di Amleto. Il fantasma del padre riapparirà sotto le sembianze di Marilyn Monroe – interpretata dall’attrice Marina Rocco – insieme a quello di una soubrette in crisi, stanca di combattere per i ruoli che la società le impone.

L’artista perugino stravolge il testo shakespeariano, rovescia passioni e personaggi nella stessa gabbia da circo all’interno della quale si consuma un vero e proprio elogio alla follia. Amleto² è  spiazzante, comico, furibondo, colorato e soprattutto capace di trasformare la tragedia in commedia. 

Il ritorno di Amleto² si inserisce in una consolidata relazione artistica tra Filippo Timi e il Teatro Franco Parenti, diretto dalla regista Andrée Ruth Shammah. Dal debutto di Favola nel 2011 fino a titoli come Skianto e Il Don Giovanni, il teatro milanese è stato uno dei luoghi centrali della sua ricerca scenica. Riproporre oggi Amleto² significa riportare in scena un lavoro che già all’esordio dichiarava una forte libertà espressiva che, a distanza di anni, continua a interrogare e a stupire il pubblico.

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